Uccisione del cane Nuvola, alibi per l’imputato

NewTuscia – FABRICA DI ROMA – Nessuna prova che l’imputato, un militare 49enne, abbia ucciso il cane Nuvola a colpi di balestra introducendosi nel Garage dei vicini. L’uomo ha fornito un alibi per quella che si ritiene sia l’ora del crimine e, tra le motivazioni addotte dal giudice del tribunale di Viterbo in calce all’assoluzione del 7 gennaio, per la condanna non basta la sola motivazione.

I fatti risalgono al 26 maggio 2013, quando una cucciolotta di pastore maremmano salvata l’anno prima da un pastore che l’avrebbe soppressa a causa della sua malattia, è stata trovata morta in una pozza di sangue nella sua cuccia, nel garage della coppia di animalisti che l’aveva salvata.

Secondo il giudice, l’unico elemento che accusava il militare erano le frequenti liti con la famiglia Crestoni. Franco Crestoni e Tatiana Riabova, nel corso degli anni hanno salvato e adottato decine di animali, i cui latrati e odori non  andavano a genio all’imputato. Alcune persone nel corso del process hanno testimoniato la sua volontà di nuicere agli animali.

Il giorno della morte di Nuvola, le forze dell’ordine hanno sequestrato in casa dell’uomo una balestra con binocolo sovrapposto, oltre a cinque frecce in alluminio con punta conica, l’arma che secondo l’accusa sarebbe stata usata per trafiggere l’animale.

L’intero caso, secondo il giudice si basava sull’arma, che aveva dardi del tipo di quelle trovate nella proprietà del Crestoni, idonee a procurare ferite simili a quella riscontrata sul corpo di Nuvola. Tuttavia, non è stato dimostrato che “le ferite siano state effettivamente procurate da un dardo a tre o quattro taglienti”.

Nessun altro dato che potesse posizionare l’uomo sulla scena, nessuna traccia di Dna è stata cercata, ne impronte. Con la testimonianza di alcuni teste della difesa che lo collocavano nella loro abitazione al momento dell’uccisione, stimato due o tre ore prima del ritrovamento secondo il rigor mortis e il sangue ancora fresco.