Ciambella (PD): “Iniziamo noi a tutelare la nostra terra: no al fotovoltaico vicino a Ferento”

NewTuscia  VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo.

Ieri in Consiglio è finalmente iniziata la discussione sull’ordine del giorno da me presentato per dire no ai nuovi progetti di fotovoltaico a terra su una superficie di circa 200 ettari nel territorio comunale di Viterbo. Connessa a uno di questi impianti è prevista inoltre la realizzazione di una stazione elettrica a Grotte Santo Stefano per la connessione alla Rete di trasmissione nazionale, che inevitabilmente farà “da richiamo” per altri progetti simili, con il conseguente sviluppo anche di una serie di elettrodotti aerei il cui impatto non va sottovalutato.

Questi impianti industriali si andrebbero a sommare a quelli già autorizzati in tempi recenti, rischiando così di trasformare, per non dire stravolgere, l’aspetto di tutto il territorio a nord del capoluogo, ma non solo, dove si trovano importanti aree archeologiche e un paesaggio naturale ancora integro. Si verrebbe a creare, in sostanza, quell’effetto cumulo che tanto preoccupa la Soprintendenza, ma anche le associazioni di categoria del mondo agricolo per il venire meno della disponibilità di terreni su cui coltivare. Per darvi un’idea di cosa stiamo parlando: uno degli ultimi impianti già autorizzati, quello al Rinaldone, ha una superficie di 73 ettari che equivale più o meno a tutta la zona industriale del Poggino. L’impianto in discussione in località Pian di Giorgio, 120 ettari tra l’Acquarossa e Ferento su cui ricade anche un tratto dell’antica via romana in basolato, occuperebbe una superficie addirittura più grande di tutto il centro storico di Viterbo.

Come detto più volte, e ci tengo a sottolineare ancora, questo non è un dibattito pro o contro le energie rinnovabili. E neanche una battaglia di parte. Ho citato ieri, solo come esempio, le dichiarazioni rilasciate a gennaio dal senatore Francesco Battistoni, attuale sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali, che intervenendo sulla questione relativa al deposito delle scorie nucleari, spiegava che “il nostro territorio ha già ampiamente dato il suo contributo alle cause energetiche” e portava come esempio la “colonizzazione del fotovoltaico”. Oppure, ancora, l’interrogazione annunciata nei giorni scorsi da parte del senatore Umberto Fusco al ministro della Transizione ecologica per chiedere che “la diffusione del fotovoltaico sia in armonia con il territorio”.

Ora sta a noi decidere. Per ciascuno di questi progetti si svolgeranno a giorni le ultime e decisive sedute della Conferenza di servizi. Il Comune in quella sede dovrà esprimere il proprio parere: sì o no. Io chiedo che sia un parere contrario, coerente con l’ordine del giorno votato un anno fa all’unanimità sempre dal Consiglio che escludeva la possibilità di realizzare questi impianti su terreni agricoli, vicino a zone archeologiche o in presenza del rischio di compromettere il paesaggio.

La discussione sull’ordine del giorno proseguirà la prossima settimana. Ho messo il documento a disposizione dei colleghi per eventuali integrazioni o modifiche, chiedendo però che non ne venga stravolto il senso. Ho apprezzato intanto l’intervento del collega Gianluca Grancini di Fratelli d’Italia, d’accordo anche lui su una delle mie proposte, ovvero la necessità da parte del Comune di avvalersi di un tecnico specializzato della materia quando si tratta di andare a trattare con le società, vista la complessità della normativa, anche per ottenere adeguate opere compensatorie.

In questi giorni ci è capitato più volte di chiedere rispetto per la nostra Tuscia. Penso al caso delle scorie nucleari o a quello dei rifiuti. Tutto giusto. Ma oltre a chiedere rispetto agli altri, dobbiamo essere noi i primi a tutelare e a rispettare la nostra terra, altrimenti c’è il rischio di mandare verso l’esterno messaggi sbagliati.

Luisa Ciambella
Consigliere comunale Pd Viterbo