Cacciato da Proceno, a processo un 53enne romano per stalking e lesioni

NewTuscia – PROCENO – Cinque testimoni nell’udienza di ieri per il processo a carico del 53enne romano, sottoposto a divieto di dimora a Proceno dove avrebbe ereditato dai genitori una seconda casa.

Le imputazioni di cui dovrà rispondere davanti al giudice Giacomo Autizi, sono stalking ai danni di una coppia di vicini e lesioni al vicesindaco Roberto Pinzi, colpito da un sampietrino mentre cercava, insieme al sindaco  Cinzia Pellegrini e all’assessore Alessandro Piferi, di calmare l’uomo che stava dando in escandescenze. Nel piccolo borgo infatti non c’è una stazione dei carabinieri, quelli intervenuti venivano da Acquapendente e tra i testimoni ascoltati ieri c’è ne erano due.

Uno di loro ha assistito al lancio della pietra con cui ha centrato il vicesindaco, colpendo la pietra con il piede avrebbe poi detto “non sai giocare a calcio”.

Tribunale di Viterbo

Secondo le affermazioni dei vicini l’uomo sarebbe stato piuttosto incline ad attaccar briga; non sono mancati episodi in cui dava del muto al marito della coppia bersagliata, che aveva perso la parola in seguito a un intervento chirurgico. Secondo l’accusa i due, spaventati dal comportamento del 53enne, pur di non incontrarlo quando era in paese cambiavano strada, evitavano di passare sotto la sua casa quando portavano a passeggio i cani.

Tra i comportamenti inquietanti, aumentati una volta morti i genitori, quello di posizionare uno specchio sul balcone, orientato nella direzione dei due vicini, e la rimozione di sampietrini per togliere le erbacce dalle fughe per poi lasciare buche in mezzo alla strada. Avrebbe anche scattato delle foto alla coppia e ad altre persone.

Alla lista si aggiungono l’acido tirato sulla porta di un’altra vicina di casa, le lamentele per le pedane poste sui portoni della via in salita per facilitare l’ingresso ai disabili e il modo in cui avrebbe infastidito il vicinato suonando i campanelli lungo la via per esporre le sue rimostranze.

Un altro episodio si sarebbe verificato l’8 aprile quando, suonando alla porta di un uomo di origine toscana stabilitosi da poco a Proceno con la compagna, avrebbe rivolto domande che inizialmente avevano fatto pensare che fosse un addetto del comune. Quando però l’uomo si è insospettito, il 53enne avrebbe risposto con un “cosa le importa chi sono io, vada”, lanciando un calcio al gatto del nuovo vicino e dando della “brutta zoccola” alla sua compagna.

All’arrivo dei carabinieri avrebbe affermato di essere lui la vittima: “E’ stata manomessa la serranda basculante del mio garage, l’ho trovato aperto”, continuando poi il discorso con l’avvocato al quale avrebbe detto di essere stato minacciato.

Ma nessun segno di effrazione è stato riscontrato dalle forze dell’ordine, come hanno poi specificato in aula; l’unica cosa che gli sarebbe stata riferita era l’invito da parte del sindaco di lasciare il paese, dopo che l’uomo l’aveva insultata per avergli chiesto perché fosse venuto da Roma nonostante il divieto di muoversi per il lockdown. Questo la mattina. Notando che nel pomeriggio era ancora lì, con la macchina parcheggiata in mezzo alla strada, il sindaco Pellegrini gli avrebbe intimato di spostarla.

A quel punto sarebbero ripresi gli insulti (“fascisti”), attacchi personali all’aspetto fisico del primo cittadino, scatti di fotografie, insulti alla coppia di vicini fino ad arrivare al lancio del sampietrino.