Matteo Menicacci

NewTuscia – VITERBO – La truffa ha connotato la storia dell’uomo, contornandola con un alone di mistero e inonestà. Abbiamo esempi che sono passati alla storia, come lo schema Ponzi, che ancora oggi torna a colpirci, nel momento in cui lo abbiamo dimenticato. Ma viviamo nella società dei dati; siamo esseri datacentrici che vivono producendo dati e basiamo la nostra vita su di essi. Non è difficile capire l’importanza che possono avere questi dati, nonché il pericolo che potrebbe nascere se finissero nella mani sbagliate. Basterebbe pensare a tutte le credenziali che teniamo salvate sul nostro smartphone e che oggi ci permettono di compiere la stragrande maggioranza delle mansioni quotidiane. Possiamo prendere un caffè e pagare senza nemmeno tirare fuori il portafogli: ci penserà il nostro smartphone, al quale abbiamo collegato in anticipo la nostra carta di credito, o addirittura il nostro conto corrente. Possiamo senza ombra di dubbio affermare che se un tempo le truffe venivano effettuate di persona, tu conoscevi chi ti aveva truffato e avevi qualche minima speranza di rifarti, oggi non è più così. Il paradigma è cambiato, gli strumenti anche. Un fenomeno rischioso, che spesso viene sottovalutato, è il Phishing. Una tecnica usata dai Cybercriminali attraverso la quale un truffatore si finge una figura autorevole – spesso si fingono veri e propri enti bancari o enti statali – che tenta di contattarti per un servizio, ma non si ricorda alcune tue informazioni. Nei casi meno raffinati ci si finge una società che deve gestire il patrimonio di un milionario di cui la vittima è il beneficiario. Le possibilità sono molteplici, ma lo scopo rimane sempre lo stesso: rubare le informazioni personali della vittima, le più accurate e utili possibili. I mezzi attraverso cui queste truffe si svolgono sono i più semplici, forse per questo i più giusti. Un attacco di phishing normalmente coincide con una mail il meno sospetta possibile, contente tutta la ricostruzione grafica utile a somigliare all’ente che si vuole imitare. Potrebbe essere un SMS, ma la mail è più facilmente camuffabile. Una volta che la vittima ha seguito le procedure elencate nella mail, l’attacco di phishing è andato a buon fine; i dati sono stati trafugati. Capita che a volte la truffa consista nel chiedere una piccola somma in denaro per sbloccarne una assai maggiore in attesa, ma questa è, forse, una procedura meno credibile. Il rischio esiste per tutti: persone come Corrado Augias o il direttore di Radio Deejay, Linus, sono rimaste vittima di questa tipologia di attacco informatico.
Forse non dovremmo solo imparare ad utilizzare gli strumenti digitali che ci vengono messi a disposizione, ma servirebbe che tutti, in concomitanza con l’apprendimento all’utilizzo, apprendessimo anche i rischi annessi a tali strumenti. Per un futuro più sicuro.