Mafia viterbese, possibili sconti di pena per gli imputati

Tribunale di Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Con l’entrata nel vivo del processo d’appello al presunto sodalizio criminale italo-albanese capeggiato dai boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato, il procuratore generale ieri ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado per i dieci imputati giudicati con il rito abbreviato. Nel frattempo, nove di loro sarebbero pronti a chiedere la cancellazione dell’accusa riguardante l’associazione a delinquere di stampo mafioso e contestano anche quella dell’uso delle armi, puntando ad una rimodulazione dell’entità delle pene in base alla distinzione tra partecipanti e organizzatori.

Secondo l’avvocato delle parti civili, Roberto Alabiso, nel chiedere conferma delle condanne inflitte in primo grado, il procuratore generale, parlando di Dervishi Sokol ha affermato che si potevano applicare le attenuanti generiche e che quindi la pena andava ridotta, trattandosi di un pentito. “Poi, però, nelle ultime due frasi, ha invitato la corte a valutare in considerazione della durezza della pena applicata, chiedendo in pratica la conferma della condanna e dicendo allo stesso tempo che le pene erano pesanti”.

Le parti civili non hanno preso bene questa possibile svolta al ribasso della pena degli imputati e tramite i loro rappresentanti legali avrebbero ribadito sia la richiesta di conferma delle condanne di primo grado, appellandosi alla pericolosità a livello sociale del comportamento tenuto dagli imputati, che quella di risarcimento dei danni provocati dai loro gesti intimidatori e attentati incendiari.

Il processo riprenderà il 7 aprile.