Anci chiede di investire risorse sul territorio sul modello Borghi e medicina territoriale

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – I comuni italiani dell’Anci auspicano: Da smart city a smart land. Occorre investire sui territori, sul ‘modello borghi’ e sulla medicina territoriale.

Dobbiamo ripensare il modello di sviluppo economico per rimettere al centro il dialogo tra le grandi aree urbane e il territorio. In questi anni abbiamo lavorato sulle smart city oggi dobbiamo puntare sempre più anche sulle smart land”.

È quanto ha sottolineato il Coordinatore nazionale Anci dei piccoli Comuni e Sindaco di Cerignale, Massimo Castelli, ringraziando i componenti della Commissione parlamentare per le questioni regionali, la presidente on. Corda ed il collega sindaco on. Roberto Pella per l’invito ricevuto e l’opportunità di dibattito sull’emergenza sanitaria e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Come riferito da Angela Gallo, la pandemia ha fatto emergere la necessità di un’Italia più orizzontale e meno verticale, è fondamentale fare investimenti per garantire i servizi anche nelle piccole comunità e, innanzitutto, rafforzare la medicina territoriale. Nei piccoli Comuni c’è una grave mancanza di medici di base: il sistema sanitario nazionale non può reggersi senza certezze in questo senso a livello locale. Va ripensata la sanità di prossimità che deve essere strettamente collegata alle aziende sanitarie locali.

Castelli ha illustrato inoltre il lavoro e l’impegno di Anci per contrastare il grave fenomeno dello spopolamento, avviato ormai anni fa con l’”Agenda controesodo”, documento che contiene una serie di proposte, dalla fiscalità di vantaggio al superamento del digital divide, per ripensare lo sviluppo dei territori.

Oggi circa 3mila Comuni – ha osservato Castelli – hanno perso più del 20% della popolazione, con punte fino all80% e oltre negli ultimi decenni. La pandemia ha acuito le debolezze del sistema sanitario e del welfare locale dove le aree più marginali del paese sono state inevitabilmente abbandonate senza la garanzia di presidi come scuole e ospedali”. Il recovery fund deve considerare il fondamentale ruolo di questi Comuni per le grandi sfide che attendono il Paese.

“Ci vuole una rivoluzione delle politiche con il Pnrr – ha concluso il Coordinatore di Anci – perché alle spalle delle grandi città abbiamo un’ovest da riprendere, vere oasi per avviare la transizione ecologica. Non abbiamo bisogno di grandi opere ma di opere essenziali e diffuse per una nuova idea di Paese.

I piccoli Comuni, quelli montani e delle aree periferiche sono pronti alla sfida della modernità ma è necessario un cambio di passo, occorrono politiche strutturali per le aree marginali per traguardare il futuro ormai prossimo. Non è la singola risorsa che ci proietta in questa direzione, solo un chiaro impianto legislativo permette di ripensare ad un nuovo sviluppo economico e sociale”.

Le regioni italiane in un comunicato hanno valutato il coinvolgimento attuato dal governo nazionale sulle misure di ristoro alle attività produttive ed alle famiglie. 

Un importante segnale di attenzione istituzionale ed una sensibilità evidente per alcuni dei temi sottolineati nelle scorse settimane a cominciare dalla necessità dei sostegni da fornire a imprese e cittadini”, così Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, Presidente e Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, hanno commentato l’esito dell’incontro del 18 marzo scorso con i Ministri Mariastella Gelmini e Daniele Franco.

“Naturalmente – hanno proseguito Bonaccini e Toti – leggeremo nel dettaglio le norme previste dal Decreto Sostegni e  valuteremo nella prossima Conferenza delle Regioni l’opportunità di segnalare ulteriori contributi propositivi.

Intanto registriamo con soddisfazione alcuni obiettivi raggiunti.

C’è il riconoscimento della restituzione delle risorse che le Regioni hanno anticipato nella prima fase dell’emergenza, fino ad Aprile 2020, per un totale di un miliardo.

Esuperato il regime rigido dei codici Ateco per le attività che avranno diritto al sostegno, così come è stato innalzato il tetto dei 5 milioni a 10 milioni di fatturato.   Sono riconosciuti sostegni importanti anche per il trasporto pubblico locale.

C’è poi – hanno aggiunto Bonaccini e Toti – un complesso di misure che andranno valutate nel dettaglio, ma è sicuramente apprezzabile lo sforzo di venire incontro per la prima volta a settori che in questo periodo sono stati costretti allo stop di ogni attività, penso, fra gli altri, al sistema fieristico, al turismo, e in particolare a quello invernale, allo sport, alla cultura e allo spettacolo”.

Occorre nei prossimi giorni – hanno concluso Bonaccini e Toti – proseguire con questo metodo basato sulla collaborazione istituzionale per affrontate anche alcune questioni che sono rimaste aperte”.