Messaggi spinti e palleggiamenti all’amica delle figlie, condannato uomo a Civita Castellana

NewTuscia-CIVITA CASTELLANA- Messaggi spinti e palpeggiamenti spinti all’amica 13enne delle figlie, questo era l’approccio del cinquantenne condannato a tre anni e due mesi  di reclusione in primo grado per violenza sessuale su minori.

Il collegio, capeggiato dal giudice Elisabetta Massini ha inoltre condannato l’imputato a un risarcimento di 25mila euro a nei confronti della vittima.

Il pm Paola Conti aveva inizialmente chiesto sei anni, pena poi dimezzata dal tribunale che ha riconosciuto la minore gravità, non essendoci stati rapporti completi, ma solo -si fa per dire- l’invio di una serie di messaggi dai quali l’adolescente si è difesa, ottenendo le scuse dell’uomo, e un tentato approccio sessuale in camera da letto, mentre le figlie erano in salotto, finito fortunatamente con un nulla di fatto, anche se l’episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, convincendo la tredicenne a raccontare tutto alla madre e a sporgere denuncia.

Il cinquantenne, una volta scontata la pena, oltre alle varie interdizioni accessorie, per un ulteriore anno non potrà svolgere attività lavorative in prossimità di minori.

I fatti risalgono al periodo tra ottobre-novembre 2017 e sono avvenuti in un centro del comprensorio di Civita Castellana.

Il 29 ottobre di quattro anni fa l’imputato, tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio, ha inviato alla vittima una sequenza di messaggi come “sei bella” e frasi più esplicite a sfondo sessuale.

La tredicenne uscì dalla situazione  dandogli risposte molto mature, come sottolineato anche da tutte le parti in aula. Ha inoltre conservato i messaggi, poi fondamentali nella querela e quindi nel fascicolo del processo. 

Civita Castellana

Pochi giorni dopo, il 4 novembre 2017, mentre lei era a casa dell’imputato per salutare le figlie, sarebbe invece riuscito a farla entrare in camera da letto, chiudendosi la porta dietro e palpeggiandola per una manciata di secondi. Il 27 novembre, la tredicenne ha raccontato tutto alla madre.

La versione della minorenne, che oggi ha 17 anni, è stata quindi cristallizzata in sede di incidente probatorio, con la psicologa Miria Brinchi che l’ha giudicata pienamente attendibile e in grado di testimoniare: lucida nel riportare tutte le circostanze nonostante risultasse ancora molto turbata dall’accaduto durante l’audizione protetta, cui ha assistito, da un’altra stanza, anche l’imputato, difeso dall’avvocato Stefania Sensini.

L’avvocatessa di parte civile Cipriana Contu, chiedendo la condanna a nome della madre che si è costituita per la figlia minore, ha rimarcato: “Il cinquantenne, oltretutto, non è mai intervenuto al processo, non si è sottoposto a interrogatorio e non ha neanche rilasciato spontanee dichiarazioni”.

La Sensini, che a sua volta ha visto l’imputato una volta sola, in occasione dell’incidente probatorio, ha sottolineato: “E’ perché si è ritrovato a dover fronteggiare gravi problemi di famiglia, che gli hanno impedito di prendersi cura di sé e difendersi di persona come avrebbe dovuto nell’ambito della sua altrettanto grave vicenda giudiziaria”.

La legale, chiedendo l’assoluzione del suo assistito, ha sottolineato la “minore gravità” della violenza sessuale, per la scarsa consistenza dei fatti contestati, “minore gravità” riconosciuta anche dal collegio.