Querelato dalle sorelle per il forno di famiglia, la conclusione del processo dopo sette anni

Tribunale di Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Querelato dopo lo scioglimento della società per mettersi in proprio e accusato di appropriazione indebita, il panificatore, a distanza di oltre sette anni ha visto la conclusione del processo intentatogli dalle tre sorelle con la condanna ad un mese di carcere e 200 euro di multa per le condotte non ancora prescritte. La sentenza si prescriverà in appello, ma in sede civile sarà quantificato il risarcimento alle parti offese.

La contesa, scoppiata tra fratelli nel 2014, ha avuto inizio dalla decisione di sciogliere la società a gestione familiare ereditata dal padre e situata a Bolsena. L’imputato e un cognato erano rispettivamente fornaio ed aiuto fornaio. In particolare il primo svolgeva il lavoro nel laboratorio artigianale dalle 4 del mattino a mezzogiorno, oltre a gestire rapporti con i fornitori, cosa che gli avrebbe consentito un accesso diretto al conto bancario della società, a cui fino all’anno prima anche una delle sorelle avrebbe avuto accesso.

Proprio da questo fondo l’uomo avrebbe sottratto secondo l’accusa 76 mila euro per avviare una sua attività. Parti civili al processo le tre sorelle, che nel periodo precedente allo scioglimento della Snc si occupavano del negozio.

Secondo l’avvocato della difesa, nella querela si parla di una cifra che si aggira intorno ai 76 mila prelevata nell’arco di 5 anni, mentre in realtà sarebbero stato 36 mila. L’unico ad essere pagato in contanti era il cognato, le sorelle prelevavano il loro stipendio dalla cassa, l’imputato dal conto. “La leggerezza sarebbe stata quella di non aver documentato tutti i prelievi.”