Addio mal di schiena: con l’artroplastica lombare “l’intervento che può risolvere il problema del mal di schiena”. A cura del Prof. Raffellino Dr. Roperto

NewTuscia – Il Dott. Raffaelino Roperto è specializzato in Neurochirurgia.   Dal 2000, anno in cui ha iniziato l’attività chirurgica, ha eseguito oltre 2000 operazioni come operatore o aiuto, tra cui interventi di microchirurgia e di neuroendoscopia, di elezione e d’urgenza, a livello sia cerebrale che spinale.   Si interessa in particolar modo del trattamento della lombalgia e delle discopatie negli sportivi, professionisti e non.

Da diversi anni Responsabile della Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale S. Filippo Neri di Roma.

Nella chirurgia delle patologie vertebro-midollari svolgo inoltre il ruolo di co-direttore e di tutor in corsi di dissezione.

La mia esperienza chirurgica consiste di oltre 2000 interventi e si concentra nei seguenti campi:

  • microchirurgia dei tumori cerebrali e della base del cranio, in particolare dei meningiomi e della patologia irritativo-deficitaria dei nervi cranici quale la nevralgia del trigemino, ed il torcicollo spastico.
  • neuroendoscopia per il trattamento degli adenomi ipofisari.
  • patologia vertebro-midollare, in particolare la chirurgia strumentata del rachide, mediante stabilizzazioni vertebrali circonferenziali ( con l’uso combinato di Alif e Xlif), la microchirurgia dell’ernia cervicale e della mielopatia cervicale spondilodiscoartrosica, per cui ho ricevuto premi nazionali (Stryker 2006 e Tagliapietra 2007) nonché per ricerche relative all’applicazione clinico-chirurgica delle innovazioni tecnologiche, come l’artroplastica, stabilizzazione dinamica nei pazienti giovani e sportivi per il trattamento dell’ernia discale lombare e della lombalgia cronica.
  • Laurea in Medicina e Chirurgia presso Università degli Studi La Sapienza di Roma in data 09/12/98
  • Specializzazione in Neurochirurgia presso Università degli Studi La Sapienza di Roma in data 28/10/05
  • Membro dell’ ISASS- International Society for the Advancement of Spine Surgery Membro del SOLAS- Society of Lateral Access Surgery.

Membro dell’ ISASS- International Society for the Advancement of Spine Surgery Membro del SOLAS- Society of Lateral Access Surgery.

La Sua attività scientifica è verificabile sul sito PubMed/Medline digitando la voce Roperto R, ed è costituita da decine di pubblicazioni su riviste internazionali, di libri e di relazioni a congressi e corsi nazionali ed internazionali.

1) Dott. Roperto, cos’è l’artroplastica lombare?

La protesi discale, o artroplastica lombare (total lumbar disc replacement-TDR), è una procedura richiesta prevalentemente da pazienti giovani e attivi che soffrono di lombalgia cronica e che non hanno avuto risultati dal trattamento conservativo.

La sostituzione del disco intervertebrale con un disco artificiale è una procedura chirurgica piuttosto recente (anche se i primi tentativi di preservare la dinamica vertebrale risalgono a metà degli anni ’50), il cui scopo è alleviare il mal di schiena.

Similmente alle protesi articolari dell’anca o del ginocchio, si procede alla sostituzione del disco intervertebrale con un dispositivo biomeccanico mobile, una protesi discale. Il dispositivo è destinato a ripristinare il movimento della colonna vertebrale, sostituendo il disco intervertebrale degenerato.

2) Come avviene l’intervento di artroplastica lombare?

Fino a poco tempo fa, la procedura chirurgica per il posizionamento di una protesi-discale-lombare prevedeva un’incisione, più o meno ampia, in sede addominale. Con questo approccio, però, gli organi e i vasi sanguigni dovevano essere manipolati e spostati per consentire al Neurochirurgo di accedere alla colonna vertebrale. Tale intervento è conosciuto con l’acronimo ALIF (Anterior Lumbar Interbody Fusion) e presenta un elevato tasso di complicanze a carico delle strutture limitrofe al campo chirurgico: lesioni della catena del simpatico (componente del sistema nervoso autonomo), lesioni vascolari, lesioni delle radici nervose, disfunzioni sessuali, rallentamento del transito intestinale, incapacità a cicatrizzare, trombosi venose profonde, pancreatici acute e lesioni intestinali.

Oggi, con un approccio laterale alla colonna vertebrale denominato Extreme Lateral Interbody Fusion (XLIF), molti di questi potenziali rischi possono essere ridotti o completamente evitati. La metodica prevede un’incisione cutanea di pochi centimetri lungo la linea ascellare media, sotto controllo radioscopico e monitoraggio neurofisiologico continuo. Per via transmuscolare si raggiunge il piano vertebrale, dove si procede alla sostituzione del disco degenerato con una protesi.

3) Quali pazienti possono sottoporsi ad un’artroplastica lombare?

Trattandosi di una procedura chirurgica pensata per pazienti giovani in cui s’intende salvaguardare e/o ripristinare una biomeccanica della colonna vertebrale quanto più possibile fisiologica, vi sono dei rigidi criteri di inclusione:

  • Età compresa tra i 18 e i 50 anni d’età;
  • Pazienti affetti da una patologia degenerativa sintomatica del rachide lombare e in cui la Risonanza Magnetica ha verificato una perdita di altezza da parte del disco intervertebrale;
  • Le vertebre colpite devono essere: L1-L2; L2-L3; L3-L4; L4-L5
  • Nessun risultato ottenuto con il trattamento conservativo e fisiatrico nell’arco di 6 mesi.

4) Quali risultati si possono ottenere?

Nel caso di pazienti giovani e sportivi, si ottiene, mediante TDR, un significativo e duraturo sollievo dalla lombalgia e l’attività sportiva può essere ripresa entro i primi 3-6 mesi.

I pazienti sottoposti a TDR per via laterale mostrano un significativo miglioramento della VAS (Visual Analog Scale of Pain), uno strumento che serve a valutare il dolore percepito dal paziente, con un range che spazia tra 100 massima intensità di dolore percepito e 0 assenza di dolore. In questi pazienti, dunque, la VAS migliora passando da una media di 92.5, nel pre-operatorio a 23.4 nel postoperatorio, mantenendo un valore medio a 3 anni di 23.7.

Similmente si osserva una riduzione sensibile dell’ODI (Oswestry Disability Index), scala che valuta la disabilità percepita dal paziente nello svolgimento delle comuni attività quotidiane. Anche in questo caso abbiamo un range compreso tra 100 e 0. In questi pazienti l’ODI scende da 57.3 del pre-operatorio al 29.8 del post-operatorio, riducendosi ulteriormente a 17.6 a 3 anni.

In conclusione, possiamo dire che l’approccio laterale per una TDR offre molti vantaggi rispetto al tradizionale approccio anteriore. Nel medio e lungo termine è soddisfatta la promessa di una più sicura e minore invasività chirurgica, è dimostrato il controllo nel tempo della sintomatologia dolorosa ed un miglioramento della funzionalità.