Intervento dell’Onorevole Vittorio Sgarbi alla Camera dei Deputati

NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo.

“Onorevoli colleghi, questo ricordo mi sembra particolarmente pertinente, soprattutto per quelli come noi che hanno avuto due immagini di Sciascia: quella di una persona vivente, con cui si è potuto parlare in quest’Aula e fuori di quest’Aula, e quella di un mito, come è diventato nella letteratura e nel pensiero, all’interno di quella dimensione, molto rara in Italia, che tocca, oltre a lui, soltanto a Dante e a Manzoni, di essere scrittore civile.

Per questo vorrei ricordare che io ho avuto il privilegio di conoscerlo e di frequentarlo per più di dieci anni – forse l’ultimo rimasto, insieme al collega Fassino in quest’Aula – e ho vissuto il momento dell’onta contro di lui da parte di alcuni politici, fra i quali l’allora onorevole e oggi sindaco Orlando, per avere preso una posizione molto forte rispetto al conflitto tra magistratura e politica e rispetto anche a un tema dominante anche oggi, per il quale vorrei semplicemente dedicargli una pagina importante di un magistrato che si chiama Enzo Vitale, sul tema della trattativa Stato-mafia, intesa sempre e soltanto come una forma di collisione da parte della politica, fino alla incredibile condanna, anzi, per la verità processo senza condanna, che avrebbe meritato un libro di Sciascia a Calogero Mannino, oggi come lui da ricordare in quest’Aula per avere combattuto la mafia ed essere stato implicato in una vicenda di trattativa, per la quale vorrei leggere le parole di Vitale, che dicono questo: si tenga anche conto che mentre i pubblici ministeri – come si direbbe aulicamente – certant de lucro captando (che vale “militano per ottenere un vantaggio”), al contrario, ministri e forze dell’ordine – sempre che il patteggiamento sia provato – certant de damno vitando (che vale “militano per evitare un danno”): infatti, i primi concedono benefici ai criminali, al mondo del pentitismo, ai mafiosi al solo scopo di avvantaggiarsi nelle indagini, mentre i secondi avrebbero ottenuto, o tentato d’ottenere, la cessazione degli attentati in varie città. Ebbene, per tradizione giuridica chi militi per evitare un danno va sempre preferito a chi lo faccia per lucrare un vantaggio, perché le due posizioni non sono simmetriche.

La trattativa Stato-mafia è fatta sistematicamente dalla magistratura. Ne viene che, se fra le due bisogna scegliere quale far prevalere, si dovrebbe votare per la prima, in quanto molto più immediata e diretta per la salvezza e la tutela della cosa pubblica. Non far saltare per aria la gente in una piazza o in una chiesa è più urgente e certo preliminare rispetto al ritrovamento di un nascondiglio di armi o di munizioni. Per entrambe le posizioni vale la medesima conclusione: quella di aver tentato e fatto tramontare l’innocenza dello Stato. Uno Stato che patteggia con la criminalità perde infatti la propria innocenza, anche se a farlo sono i pubblici ministeri.

Questo era il teorema dei professionisti dell’antimafia, i primi che hanno trattato con la mafia. E oggi la politica paga per una trattativa aperta dalla magistratura. Ringrazio il collega e amico Vitale per questa pagina degna di Sciascia, con cui si indica che cosa sia la trattativa. Grazie”