Conte e la “maledizione del fattore M”

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Conte si è dimesso. Poche ore fa il Premier ha rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la propria carica avendo valutato, in pochi giorni, l’impossibilità, dopo il ritiro dei ministri renziani, di formare una nuova maggioranza nell’ambito del proprio secondo mandato di governo.

Ora tutti i nodi verranno al pettine. La mossa di Renzi di chiudere il rubinetto della sua fiducia in piena pandemia è stata praticamente criticata da tutti. Si apprende che la ex ministra renziana Bellanova parla di “ripartenza da perimetro di maggioranza allargandola”. Allora viene spontaneo chiedersi: la crisi voluta da Renzi è stato solo un gioco se si deve ripartire dalle stesse forze di governo con un surplus?

Intanto il centrodestra sembra ricompattarsi dicendo no a un Conte ter e di votare i “provvedimenti a favore degli Italiani”. Salvini, Meloni e Berlusconi non parlano di elezioni, ma si sa (o, almeno, si intuisce) che l’alternativa a un Conte ter per il centrodestra sono solo le urne. Anche l’ipotesi di un governo di unità nazionale è uscita oggi dal vertice del centrodestra ma, forse, difficilmente si riuscirà a raggiungere un esecutivo bipartisan dopo mesi e mesi di dissidi, nati di fatto subito dopo la nascita del Conte bis dallo strappo “del Papeete” di Salvini nell’agosto 2019. Ultima possibilità sarebbe un governo tecnico che, però, non avrebbe certamente un’autorevolezza sufficiente in un momento come quello che stiamo vivendo. E, anche la semplice parola “tecnico”, è indigesta al popolo del centrodestra dopo Monti.

Certamente possiamo parlare della crisi più pazza del mondo nel peggior momento che si potesse immaginare. Conte ha fatto, ad avviso di chi scrive, la scelta più saggia: uscire di scena per evitare ogni polemica di governo raccogliticcio in un momento come questo in cui ci vuole compattezza nelle decisioni e velocità di esecuzione. Ciò è confermato dai commenti dell’agenzia di rating Fitch che spiega come “l’avvento di un governo sostanzialmente più debole o una persistente incertezza politica potrebbe danneggiare le prospettive di crescita dopo la pandemia attraverso una strategia economica coerente”.

In altre parole: o si trova una soluzione di governo unitario o di scopo per uscire dalla pandemia e dettare i pilastri di una immediata ripresa economica o meglio andare a votare subito. Anche se la stessa agenzia Fitch esclude che, in queste condizioni generali, sia opportuno andare subito alle urne.

Insomma, dopo che Salvini disse addio a Conte per la presunta stagnazione dell’azione di governo (ma erano stati approvati sia i Decreti sicurezza che Quota 100, salvo poi Conte ripensarci sotto l’alleanza con Pd e LeU) e ora Renzi per un non precisato andamento incoerente del Conte bis, ci si chiede che altro potrebbe succedere. La “maledizione” del fattore M continua a portare sfortuna all’Avvocato del popolo, sia che si parli di Matteo Salvini che di Matteo Renzi. Per fare terminare questa “maledizione” dovrà essere un altro fattore M, Mattarella, a sbrogliare la matassa.

Se l’Italia avrà davvero un nuovo governo politico di unità nazionale per un obiettivo unico, evitare che il Bel Paese sprofondi definitivamente nell’abisso, sarà forse l’unica ipotesi immediata e coerente. Quindi si dovrà andare al voto in modo più responsabile verso gli Italiani.

Serve comunque agire, scegliere e muoversi subito.