Ancora un terremoto indotto di magnitudo 3,5 a Strasburgo. Gli abitanti della Tuscia e dell’Orvietano sono preoccupati

NewTuscia – STRASBURGO – I motivi della preoccupazione derivano dal fatto che a Castel Giorgio e a Torre Alfina sono in corso di valutazione da parte delle autorità competenti i progetti di due impianti geotermici per la produzione di elettricità che utilizzano una tecnologia uguale a quella dell’impianto geotermico di Strasburgo che, secondo la Prefettura locale e la Rete francese di Sorveglianza Sismica, è la causa dei terremoti.

Agli inizi di dicembre 2020, l’impianto di Strasburgo, dopo un terremoto di magnitudo 3,5, è stato definitivamente chiuso per ordine della Prefettura, che lo ha ritenuto pericoloso. Ma gli effetti sismici hanno continuato a farsi sentire: infatti il 25 dicembre, tre settimane dopo la chiusura forzosa dell’impianto, un terremoto di assestamento di magnitudo 2,5 ha funestato la festività natalizia di Strasburgo. Ufficialmente tale terremoto è stato classificato come “indotto”, cioè causato dall’impianto. Dopo quasi due mesi dalla chiusura, ecco ancora un terremoto di magnitudo 3,5, e non è detto che sia l’ultimo.

Gli impianti geotermici previsti nella Tuscia e nell’Orvietano sono detti a “ciclo binario” come quello di Strasburgo. Il fluido geotermico viene estratto dal sottosuolo, a temperatura elevata, mediante pozzi. Raggiunta la centrale, il fluido attraversa la tubazione di uno scambiatore, dove cede il calore ad un fluido ausiliario che aziona le turbine elettriche. Il fluido geotermico, raffreddato, conclude il suo percorso di ritorno verso il sottosuolo mediante pozzi di reiniezione, a qualche chilometro di distanza.

Nel sottosuolo, sul versante della produzione, il fluido geotermico, che è a temperatura elevata, viene posto in depressione, mentre sul versante della reiniezione, il fluido geotermico, raffreddato nella centrale, è sottoposto alla pressione di reiniezione. Questo squilibrio termico e pressorio nel sottosuolo genera terremoti indotti.

Il rischio sismico nella Tuscia e nell’Orvietano è aggravato dal fatto che gli edifici nei centri storici, essendo in tufo, sono sismicamente vulnerabili, come ci ricordano le vittime e i danni prodotti a Tuscania da un terremoto avvenuto nel febbraio del 1971. Secondo i geologi, i terremoti indotti dagli impianti geotermici nella Tuscia e nell’Orvietano, potrebbero superare magnitudo 4, con epicentri intorno a 2 chilometri, mentre i sismi che potrebbero essere innescati nelle faglie tettoniche attive, a maggiore profondità, potrebbero raggiungere magnitudo 6, con una energia molto superiore a quella dei terremoti di Strasburgo.

Sono stati fatti numerosi esposti alle autorità competenti e alla magistratura affinché non vengano autorizzati gli impianti di Torre Alfina e Castel Giorgio. Si spera che quest’ultimo terremoto a Strasburgo solleciti la presa di coscienza dell’effettivo pericolo che comportano gli impianti binari che movimentano grandi quantità di fluidi nel sottosuolo.

Piero Bruni – Presidente dell’Associazione Lago di Bolsena