Nel 2020 in forte calo la nascita di imprese nella Tuscia

L’analisi settore per settore secondo il Rapporto Movimprese 2020 di Unioncamere-Infocamere, in base ai dati del Registro Imprese della Camera di Commercio Viterbo

NewTuscia – VITERBO  – Gli effetti sull’economia dell’annus horribilis appena trascorso cominciano a definirsi anche quantitativamente con la diffusione dei dati sull’andamento annuale. Secondo il Rapporto Movimprese di Unioncamere-Infocamere, sulla base dei dati presenti nel Registro Imprese della Camera di Commercio di Viterbo, nell’anno 2020 si denota un forte calo sia delle iscrizioni sia delle cessazioni, a conferma del momento difficile e pieno di incognite che le imprese stanno vivendo. Le nuove iscrizioni sono passate da 2.142 del 2019 a 1.823 del 2020, con un calo considerevole di quasi il 15%; analogo movimento per le cancellazioni, che rispetto alle 1.973 del 2019, si sono fermate a 1.609 nel 2020, con una flessione superiore al 18%. A conferma della forte resilienza delle imprese il 2020, per la provincia di Viterbo, si chiude comunque con un tasso di crescita positivo pari al +0,57%, migliore del dato medio nazionale (+0,32%), ma inferiore alla media  nel Lazio (+1,03%).

Complessivamente le imprese presenti nei Registri dell’Ente camerale alla fine del mese di dicembre sono pari a 37.915 unità, di cui 7.203 imprese artigiane che hanno anch’esse avuto un tasso di crescita positivo nel 2020 pari allo 0,23%.

“In questa fase – dichiara Francesco Monzillo, segretario generale della Camera di Commercio Viterbo – occorre molta cautela nella quantificazione delle conseguenze del forzato rallentamento delle attività in molti settori economici, in quanto normalmente le cancellazioni di attività dal Registro delle Imprese si concentrano nei primi tre mesi dell’anno ed è in questo periodo che si attendono le maggiori ripercussioni della crisi dovuta alla pandemia”.

Se si analizzano i singoli settori a livello provinciale nell’anno 2020 nel comparto agricolo si è registrata una diminuzione delle imprese registrate, con una variazione annua dello stock di imprese pari al -1% circa. Quello agricolo è un settore molto importante per l’economia della Tuscia che rappresenta il 31% del totale delle imprese registrate e che potrebbe aver risentito del problema generato dalla pandemia nella filiera ristorazione e turismo.

Le attività manifatturiere, che rappresentano il 5,4% del totale delle imprese registrate, subiscono un calo con il -1%. Dopo alcuni anni in cui si è assistito alla contrazione delle imprese operanti nel settore delle costruzioni, nel 2020 la provincia segna una crescita dello stock in questo comparto del +1,4%, grazie soprattutto agli incentivi per il recupero edilizio ed energetico. Il settore è uno dei più rappresentativi per la nostra economia, con una percentuale di imprese pari al 13% del totale delle imprese. Stabile il settore del commercio+0,1%, che pesa per circa il 21% sul totale delle imprese della Tuscia. Il settore dei trasporti, invece, segna una contrazione dello stock del +1,3%.

Molto positiva la variazione annua dello stock per le attività immobiliari,+3,8%, così come le attività finanziarie ed assicurative, +4,7%

Prosegue la crescita anche delle attività dei servizi di ricettività e ristorazione, anche se in maniera molto meno marcata rispetto al passato, con un +0,8%, e soprattutto con una forte preoccupazione per quanto avverrà nei prossimi mesi. Risultano in crescita anche il settore della sanità con un +2,5%, e quello del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese+3,2%.  Aumentano la propria base imprenditoriale le attività professionali, scientifiche e tecniche+1%, anche se il peso economico di questi ultimi comparti citati è molto marginale nel contesto economico provinciale.

Per quanto riguarda la forma giuridica, si registra una contrazione delle ditte individuali dello  -0,1% in termini di tasso di crescita, che passano dal 61,8% del 2019 al 61,3% del 2020. Al contrario, aumenta il numero delle società di capitali con un tasso di crescita del +3,5% che dal 19,8% passano al 20,5% del totale. In calo le società di persone del -0,5% in termini percentuali, mentre risultano stabili le altre forme di impresa.