Picchia la moglie davanti alla figlia – situazione degenerata durante il lockdown

NewTuscia – VITERBO – Processo all’uomo tunisino che ha picchiato la moglie davanti alla figlia. La testimonianza della donna descrive una situazione agghiacciante e pericolosa. L’uomo, che vive in Italia da ormai vent’anni, è sempre stato un uomo violento. La donna racconta che quello che è successo durante il lockdown è stato solamente l’apice di una serie di comportamenti violenti da parte dell’uomo.

L’uomo, oltre che il marito, è anche suo cugino, in quanto i nonni dei due sono fratelli. Si erano conosciuti in Tunisia e si sono ricongiunti in Italia nel 2003.

Asserisce di essere stata sempre presa a schiaffi, a sputi in faccia. Dice di essere stata per anni vittima di un bullismo domestico durante il quale ha subito violenza verbale, psicologica e fisica. Aggiunge che avrebbe voluto fare qualcosa, ma doveva occuparsi della figlia e non voleva creare situazioni spiacevoli. Una figlia molto desiderata, arrivata nel 2008 dopo aver perso un altro figlio.

Anche i problemi della figlia erano stati un modo per l’uomo di aggredire la donna. Infatti la bambina ha una grave malattia genetica e l’uomo avrebbe più volte detto alla donna di non essere in grado neanche di fare figli.

Nel 2017 aveva finalmente raggiunto una sua indipendenza avendo preso la patente e potendo contare su un lavoro e si era recata in un centro anti-violenza per ricevere aiuto. Era anche tornata in Tunisia decisa ad ottenere il divorzio. Si era precedentemente rivolta ai Carabinieri che però le avevano detto che sarebbero potuti intervenire solo a fronte di una denuncia. La donna però non voleva arrivare a denunciarlo e aveva iniziato a frequentare il centro. Al suo ritorno l’uomo si è rifiutato di lasciare la casa a lei e alla figlia.

La donna asserisce che l’uomo restava in camera da letto, mentre lei dormiva in camera con la figlia. Per un periodo di tempo le violenze fisiche si sarebbero fermate, lasciando il posto alle incalzanti offese e violenze verbali.

Durante il lockdown di marzo, come è successo in molte altre case, la situazione è degenerata. La figlia è corsa dalla madre chiedendole aiuto perché, a detta sua, il padre l’aveva presa per il collo. Davanti a questa affermazione la donna ha deciso di denunciare. E’ stato disposto subito l’allontanamento, ma con la situazione epidemica e le continue chiamate dei parenti tunisini, la donna aveva deciso di farlo tornare a casa. Ma la convivenza è durata poco. Hanno cercato di mantenere dei rapporti esclusivamente per la bambina che è molto legata al padre.

Il processo riprenderà all’inizio dell’estate.

In aula, come parte civile, oltre la donna, il centro anti-violenza di Vetralla “Battiti-Casa delle donne”. Questo centro è da anni a fianco delle donne per fornire aiuto legale, psicologico, ma anche pratico assistenziale alle vittime di violenza.