NewTuscia – CORCHIANO – Il 9 gennaio ho assistito al consiglio comunale straordinario di Corchiano sul tema della scelta del sito per il Deposito nazionale per le scorie radioattive.
Una passerella tutta politica di sindaci e amministratori indignati, preoccupati, scandalizzati dalla possibilità che la Tuscia possa ospitare la sede di stoccaggio per le scorie radioattive italiane. Quelle ora situate in modo temporaneo e inadeguato in oltre 20 località italiane e saranno prodotte ancora nei prossimi anni negli ospedali italiani e in molte altre strutture di ricerca. Per il nostro benessere.
Una sequela praticamente ininterrotta di inviti alla mobilitazione popolare senza che il tema sia stato considerato in prospettiva istituzionale e politica. Non mi aspettavo un atteggiamento scientifico, ma speravo non del tutto diseducativo.
Sono state usate espressioni vittimistiche e rivendicative. Esemplificativo di un atteggiamento superficiale il “respiro di sollievo” alla notizia dell’ultima ora, quella che la scelta sembra orientarsi verso due siti in provincia di Alessandria: “…per fortuna forse tocca a loro!”.
Mi interrogo quindi sul giusto atteggiamento che una istituzione dovrebbe avere nei confronti di un tema così delicato e ineludibile. Quale dovrebbe essere l’approccio nei confronti di una proposta che si presenta evidentemente e oggettivamente come un percorso partecipato, che dovrebbe durare oltre 4 anni e vedere tutti gli attori e i cittadini chiamati a partecipare?
Non sarebbe plausibile considerare questa una scelta obbligata, ovvero un impianto che sarebbe molto più sicuro di molti già presenti nel territorio e che potrebbe rappresentare per alcune zone italiane una possibilità di importante e sostenibile sviluppo?
Allora penso che mi sarebbe piaciuto ascoltare parole di buon senso e moderazione, improntate alla fiducia nei confronti di una proposta fatta dalle istituzioni nazionali e che non ha connotazioni di parte ma presupposti scientifici e di necessità urgente. Mi sarei aspettato atteggiamenti collaborativi e meno populisti, certo fermi nelle considerazioni di opposizione alla collocazione nella Tuscia se è questo che si pensa e si ritiene giusto.
Un amministratore avveduto si rende conto della delicatezza dell’argomento e non demonizza il percorso proposto, perché si rende conto che senza la collaborazione fattiva delle comunità e senza fiducia nelle istituzioni si genera solo anarchia e caotico egoismo. Per qualsiasi e futura proposta. Delegittimando il sistema delle relazioni politiche si rende più fragile anche il proprio ruolo di sindaco, presidente di provincia, consigliere regionale, parlamentare, presidente di associazione o Biodistretto.
Giocare in modo diseducativo al “gioco del cerino” per cui bisogna lottare per non rimanere scottati, ad ogni costo, senza badare ai fatti oggettivi e senza considerare le ragioni altrui, lascia intendere che se si è abbastanza bravi toccherà a qualcun altro. Quindi si partecipa in modo colpevole al massacro in cui vince non la ragione ma la forza e l’astuzia.
Di solito in queste battaglie soccombe chi perde più spesso, ovvero i più deboli politicamente ed economicamente. In passato toccava ai Paesi in Via di Sviluppo, poi al Sud di Italia; spesso è toccato alla Tuscia. Ma le persone avvedute e con buon senso non hanno mai potuto ritenere tutto questo come un fatto positivo.
Ora sarebbe necessario il buon senso. Cominciare con il riconoscere che occorre collaborare per trovare una soluzione. Incoraggiare le persone a partecipare in modo costruttivo, sostenendo tutte le istituzioni, lasciando intendere che la collaborazione è l’unica strada per giungere alla scelta migliore. Senza demonizzare l’oggetto della scelta (le scorie radioattive) ma riconoscendo l’onere di una soluzione che può anche essere una opportunità se le cose sono fatte in modo adeguato. E di questo bisognerebbe parlare, ovvero di come controllare che tutto sia fatto bene.
Questa mattina uno scienziato premio Nobel si espone dichiarando che la Tuscia non può diventare una tomba e che occorre opporsi a questa sciagura. Se ci fosse il Nobel per la superficiale irresponsabilità andrebbe candidato.
La prima cosa da fare è uscire dall’equivoco che si possano far sparire con una bacchetta magica le scorie e che esistano soluzioni facili. Esistono solo soluzioni. Il resto è egoismo.
Amministratori e tecnici hanno il compito di trasformare le difficoltà in opportunità, di collaborare nella individuazione di una soluzione, di costruire fiducia. In caso contrario sono parte del problema.
Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Radio Orte e Radio Roma Television conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il venerdì alle 20.30
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