“Dante e la Tuscia. Personaggi, luoghi, simboli e un’ipotesi suggestiva” nel libro di Giuseppe Rescifina

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – La nostra rubrica  “Fatti e Commenti”, condotta su TeleorteTV  e Newtuscia.Tv da chi scrive e da Gaetano Alaimo si e’ occupata nel 2017 della seconda edizione del testo “Dante e la Tuscia. Personaggi, luoghi, simboli e un’ipotesi suggestiva”, con la presenza dell’autore  Giuseppe Rescifina, e di Raffaele D’Orazi  della Casa Editrice Serena di Viterbo.

Ripercorriamo oggi nel 2021  nel 700o anniversario della morte (avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre  1321) del Sommo Poeta i contenuti del testo “ Dante e la Tuscia”.

Nell’intervista del 2017  avevamo approfondito in l’autore, tra l’altro, il dilemma del rapporto tra la “candida Rosa” dell’Empìreo  dantesco e la Santa giovinetta di Viterbo. Dante Alighieri, che sicuramente transitò dalla città nel 1300 in occasione del primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII dove all’inizio del XIV secolo la venerazione per Rosa era già molto diffusa, rimase fortemente colpito tanto da usare il nome nella parte conclusiva del suo Paradiso o  si tratta di una semplice coincidenza?

Un’accurata analisi tra l’esperienza vissuta da Santa Rosa, che scelse di far parte del Terz’Ordine francescano, e quella del grande poeta fiorentino che, secondo alcuni storici, espresse il desiderio di essere sepolto con addosso l’abito dello stesso Terz’Ordine di San Francesco, lascerebbe supporre, nell’uso del nome Rosa, una particolare attenzione di Dante anche verso la Santa che, non molto tempo prima del periodo in cui visse il Poeta, si era scagliata vigorosamente contro l’imperatore Federico II e gli eretici catari e patarini allora presenti in buon numero a Viterbo.

E’ un’ipotesi  “suggestiva”, pur se solo a livello intuitivo, contenuta nel libro di Rescifina. L’autore non si limita a commentare eventi noti riguardanti la Tuscia citati nella “Divina Commedia”, ma si avvale delle ultime ricerche dei “dantisti” per approfondire gli aspetti misteriosi, i simboli esoterici e i casi irrisolti come la localizzazione della “selva oscura” , della Città di Dite e del terribile carcere della Malta.

Un libro, dunque, come si legge nell’introduzione, che “non intende solamente riproporre un viaggio ricognitivo sui riferimenti alla Tuscia nella “Commedia”, ma “scava in fondo”, vaglia ipotesi e argomenti, riesamina l’esperienza di personaggi e, a distanza di sette secoli dalla creazione del capolavoro, offre qualcosa di inusitato, insolito…

Giuseppe Rescifina è giornalista, saggista, autore di testi teatrali e di ricerche di Antropologia delle religioni, studioso delle opere di Dante, che ha anche interpretato in performançes e diffuso in “lectio”.

I luoghi danteschi nella Tuscia

Nel contesto di quella intervista che vorremmo ripetere in questo anno del 700 anniversario della morte di Dante Alighieri,  abbiamo potuto  modo di citare i luoghi danteschi della Tuscia ripercorsi nel 2013 nel  “Dante in Tuscia tour” di e con Giuseppe Rescifina, Raffaele Donno (alla chitarra) e  Laura Ciulli, proposto dall’associazione culturale “La Ginestra” in collaborazione con  Archeotuscia onlus con il sostegno di Banca di Viterbo, Unindustria ed altri.

Le  tappe, prevedevano  la spiegazione e la lettura dei canti della “Divina Commedia” che citano personaggi, luoghi ed episodi della Tuscia. Molto suggestiva fu la tappa presso le Terme dei Papi “al Bullicame” con cenni dal Canto XIV dell’Inferno e spiegazione e lettura del Canto V dell’Inferno. La prima citazione riguarda il ruscello che parton poi tra lor le peccatrici…” ovvero il Bullicame.

Nel V canto dell’Inferno Dante si ritrova in un luogo buio, dove soffia incessante una terribile bufera che trascina i dannati. Si tratta dei lussuriosi, che volano per l’aria formando una larga schiera simile agli stornelli quando volano in cielo. Quì avviene il commovente incontro con Paolo e Francesca, i cognati uccisi dal marito di lei, Gianciotto. Dante viene così tanto coinvolto fino allo svenimento.

Altra tappa fu dedicata  a  “Enrico di Cornovaglia” presso la Chiesa di San Silvestro  con cenni dal Canto XII dell’Inferno e spiegazione e lettura del Canto XXVI dell’Inferno.

La rappresentazione nel chiostro di Santa Maria del Paradiso  fu dedicata alla “Vergine Madre” con spiegazione e lettura del Canto XXXIII del Paradiso.

L’ultima tappa fu allestita nel cortile di Palazzo Gentili, sede della Provincia, nel cartellone di “Incontri Gentili”  dedicata ai  “Peccati di gola e morti per fame” con cenni dal Canto XXIV del Purgatorio  con la spiegazione e  la lettura del Canto XXXIII dell’Inferno.

Un Viaggio inusuale nella Tuscia citata nella Divina Commedia  che  gli intervistai vorrebbero far conoscere più approfonditamente nelle scuole della provincia.

Ricordiamo che Giuseppe Rescifina è giornalista, saggista, autore di testi teatrali e di ricerche di Antropologia delle religioni, studioso delle opere di Dante Alighieri, che ha anche interpretato in performance e diffuso in “lectio”. Di origini siciliane, Rescifina da molti anni vive a Viterbo. È stato redattore e inviato del Giornale di Sicilia. Tra i fondatori de Il Corriere di Viterbo, è stato capo servizio di interni/esteri e cultura de Il Corriere dell’Umbria a Perugia. Ha realizzato per Il Corriere della Sera numerosi servizi su realtà territoriali di Lazio, Umbria e Toscana.

Presto intervisteremo di nuovo Giuseppe Rescifina e Raffaele D’Orazi.