Provincia di Viterbo: quando la politica (non) è l’arte dell’impossibile…

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Incredibile ma vero: in tempi di crisi il centrodestra in Provincia si spacca e la Lega esce dalla maggioranza. Con essa, dopo verifiche che abbiamo fatto, anche Fratelli d’Italia, “che voterà atto per atto a seconda del proprio punto di vista”, dice il capogruppo di Tuscia Tricolore Grancini.

Ergo: sono iniziati i giochi in vista delle prossime elezioni amministrative che porteranno un terzo dei paesi della Tuscia al voto. O, se si vuole vedere Palazzo Gentili come nuovo laboratorio di strategia politica nazionale, l’avvicinamento neanche troppo nascosto tra Fi, Pd e, chissà, Italia Viva, è cominciato proprio in Provincia di Viterbo.

Il motivo ufficiale del coup de theatre di fine anno della Lega?
“Le motivazioni della nostra uscita sono molteplici ma le più concrete sono dovute a una mancanza o rinvio di programmazione, in molti territori della provincia. La nostra autonomia è dare voce a chi non ne ha, nel portare all’attenzione del consiglio i problemi della provincia. Proprio per rivendicare la nostra autonomia ci dichiariamo all’interno del consiglio provinciale alternativi a questa maggioranza e pronti con chi vuole lavorare insieme a costruire un’identità e un progetto alternativo in amministrazione”. In parole povere: la Lega non ha votato il bilancio ed è uscita dalla maggioranza (con Forza Italia che invece resta) per la scarsa programmazione degli interventi concreti messi in atto da questa maggioranza composita. Il che, se si associa alla permanenza delle altre due formazioni del centrodestra, indirettamente, almeno a parere di chi scrive, la dice lunga in primis sulle nette differenze di vedute tra Lega e altri partiti del centrodestra, quindi dà il via ai giochi imprevedibili per le elezioni dei prossimi mesi. Fratelli d’Italia, dal canto loro, non ci stanno ad un cammino “sconnesso” e lasciano anch’essi la maggioranza.

La "romantica" storia d'"amore" politica tra il presidente della Provincia Nocchi e il centrodestra perde lo "spasimante" più grande e ribelle: la Lega
La “romantica” storia d'”amore” politica tra il presidente della Provincia Nocchi e il centrodestra perde lo “spasimante” più grande e ribelle: la Lega

Delle due l’una: o la Lega sa andare da sola alle prossime elezioni e ha già il placet di vari elementi dirigenti territoriali per prendere i Comuni o l’uscita di Ombretta Perlorca e Matteo Costa dalla maggioranza “grosse koalition” in Provincia, nata essenzialmente per superare le incognite dell’emergenza economico-sanitaria da Coronavirus, risulta difficile da spiegare con le inconcludenze amministrative del presidente Nocchi e della sua giunta. O, meglio: quando i due esponenti del nuovo gruppo di minoranza della Lega parlano di difficoltà di raggiungimento di risultati concreti (a solo pochi mesi dalla nascita di questa maggioranza eterodossa d’emergenza) come fa a pianificare ciò che si poteva fare da quello che non si poteva fare in pochi mesi e in queste situazioni d’emergenza?

Ma, tant’è. Il progetto del presidente Pietro Nocchi di una maggioranza stile grosse koalition di tedesca memoria non è andato a buon fine per il niet del principale partito del centrodestra. La differenza tra Germania e Italia, in questo, anche a livello nazionale è netta. In Germania le grandi coalizioni sono un dato assodato nella tradizione, in Italia c’è solo l’esempio del governo Letta e, in breve, maggioranza ed opposizione mai sono riusciti a governare insieme veramente.  Per altri aspetti dal 1949 esiste l’opportunità, ad esempio, della sfiducia costruttiva, con l’obbligo, per sfiduciare un esecutivo, di indicarne un altro pronto a subentrare ed evitare, così, l’ingovernabilità. In Italia e, come si vede, anche a livello locale, anche un periodo come quello che stiamo vivendo non riesce a evitare spaccature e particolarismi. Anche dentro una coalizione di alleati. E’ una caratteristica tutta italiana.

Il cammino ora proseguirà con una Provincia di fatto in mano al Pd e con Fi a riorientare le scelte di un governo della Tuscia che potrebbe diventare un caso nazionale, mentre con i leghisti poteva essere un laboratorio politico da imitare.

Alle volte la politica non è l’arte dell’impossibile…