Messaggio natalizio di mons. Filippo Ortenzi (Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana)

NewTuscia – ROMA – Oggi è un giorno di grande gioia e speranza per l’Umanità, perchè si fa memoria di un evento salvifico unico, quando “il Verbo si è fatto carne, e venne ad abitare in mezzo a noi” (Giov. 1,14). Già nel giorno miracoloso della nascita di Nostro Signore è riportata, dagli evangelisti, la missione universale della redenzione umana operata da Gesù, infatti gli angeli diedero l’annuncio per prima ai pastori “vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10) a significare anche l’aspetto pastorale che tale nascita acquisiva e poi a sapienti gentili o goym (non ebrei), quali erano i Magi, sacerdoti astrologi dell’antica religione di Zoroastro (che ancora sopravvive in Iran e India) che attendevano il Sannshyant (Salvatore) profetizzato dall’Avesta (libro sacro della religione mazdeista o zoroastriana). E proprio la presenza dei Magi alla nascita di Gesù ci deve fare riflettere. Gesù infatti è nato a Betlemme, come profetizzato dal Profeta Michea (cap.5):

E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve guidare il popolo a nome mio … le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti… egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra” ma coloro che lo attendevano, sacerdoti ed ebrei, non lo riconobbero. Lo riconobbero invece i Magi, sac erdoti astrologi persiani, che possedevano, come riportato dall’apocrifo Vangelo armeno dell’Infanzia di Gesù (tradotto a Venezia, nel 1717, dal monaco benedettino padre Isaia Daietsi) un antichissimo documento scritto, “chiuso e sigillato dalle mani di Dio” dato a Seth, figlio di Adamo, nato come “figlio della consolazione” dopo l’assassinio di Abele per mano di Caino, e trasmesso ai suoi figli, di generazione in generazione.

Tale documento, “costudito con somma cura” fu da Noè dato al figlio Sem, e “i figli di questi ai propri figli, i quali come li ricevettero lo trasmisero ad Abramo, e Abramo lo affidò al Sommo Sacerdote Melchisedec, e per questa via giunse al nostro popolo ai tempi di Ciro, re della Persia“. L’attesa di Gesù, il Salvatore, non apparteneva soltanto alla soteriologia ebraica, ma era insita nella natura stessa dell’uomo e nel ricordo ancestrale ed innato dell’esistenza di una mitica età dell’oro o di un paradiso perduto. I Magi che rendono testimonianza alla teofania dal (greco theophàneia, composto da theos – Dio e da phàinein  – manifestazione) rappresentano l’umanità, le genti (da gentili o non ebrei) alle quali il cristianesimo, ha annunciato il suo messaggio di salvezza. Nel “Libro della Rivelazione di Seth” che i Magi asserivano di possedere era scritto che “nell’anno 6000, il sesto giorno, io manderò il mio Figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ristabilirà la dignità primitiva”.

Gesù è nato “per noi uomini e per la nostra saggezza” (come scritto nel Credo) e per portare il messaggio agli “uomini di buona volontà” (come giustamente tradusse il Gloria, san Girolamo nella Vulgata). Il messaggio per noi ortodossi è chiaro, perché come ci ha insegnato Sant’Atanasio (Adversus haereres): “Dio diviene uomo perché l’uomo divenga Dio” al fine di ritornare alle origini, al motivo per il quale Dio creò l’U

omo, alla restaurazione dell’immagine archetipica , l’imago Dei. Ma perché questa sapienza antica custodita nella Rivelazione di Seth era in mano a sacerdoti e sapienti gentili e non ai sacerdoti e sapienti ebrei? Anche questo è scritto nel Vangelo armeno dell’infanzia di Gesù: “perché essi non erano degni di diventare figli del Regno, essendo destinati a rinnegare e a crocifiggere il Salvatore” ed infatti, saputo dai Magi della nascita del Salvatore, comblottarono con Erode per farlo assassinare. Oggi anche noi siamo una piccola fiamma che illumina un deserto di cuori che hanno abbandonato la via del Signore e il natale da Natività di Gesù è stato trasformato nel mero simbolo consumistico del cenone, del torrone, del panettone e dello scambio di regali. Da evento cristiano si è trasformato in evento pagano, laico, agnostico. Gesù non è più presente nel Natale e neppure nel cuore degli uomini e a Roma, dove nel presepe di piazza san Pietro gli angeli sono stati sostituiti dagli astronauti (forse per compiacere Biglino che sostiene che erano extraterrestri) noi dobbiamo essere i nuovi Magi, coloro che riconoscono il messaggio teantrico della Teofania e riprendano il testimone dato da Gesù agli apostoli quando gli disse: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15) ricordando loro che  “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.” (Mc 16,16). Buon Natale a tutti.

Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana