“Schiavismo nelle campagne viterbesi. Inaccettabili silenzi dei vertici delle organizzazioni di rappresentanza agricola”

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo. Dopo l’assordante silenzio di Bonomi di Confindustria sul suo dirigente Lucchini, oggi registriamo gli inaccettabili silenzi dei vertici delle organizzazioni di rappresentanza agricola su quel che successo a Ischia di Castro al confine tra Lazio e Toscana, a conferma che si può morire in campagna, di schiavitù e caporalato, ad ogni latitudine del nostro paese e senza neanche parole di condanna o indignazione.

Ringraziamo gli inquirenti che hanno ricostruito questo inferno, l’orrore di lavoratori immigrati pagati in nero 1,6 euro l’ora, costretti a lavorare fino a 17 ore al giorno e a dormire dentro stalle, la storia di un corpo senza vita abbandonato per strada tragica metafora della logica che considera chi lavora una merce usa e getta. Tutto questo avviene non solo perché ci sono padroni senza scrupoli ma anche per responsabilità della politica e delle associazioni delle imprese agricole. Questa situazione diffusa di sfruttamento è anche il prodotto di una legge come la Bossi-Fini che rende estremamente ricattabili immigrati. Questa legge fallimentare e produttrice di sfruttamento va cancellata. Vanno regolarizzate le lavoratrici e i lavoratori a partire da quelli delle campagne, altro che i voucher richiesti a destra e a sinistra e le continue richieste di ammorbidimento delle labili misure contro il caporalato promosse dall’allora ministro Martina. Serve subito la cancellazione della Bossi fino, la regolarizzazione piena di tutti i lavoratori delle campagne altro che i voucher richiesti a destra e sinistra e le continue richieste di ammorbidimento delle già labili misure della legge contro il caporalato promossa dall’allora Ministro Martina.

Auspichiamo pene severe per questi delinquenti ma soprattutto misure legislative serie. Ricordiamo che il venerdì 18 dicembre, saranno passati 30 anni dalla stipula della Convenzione Onu per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. L’Italia, come del resto tutti i Paesi UE, non ha mai voluto ratificare un testo che si limita a voler veder garantito il rispetto della Carta dei diritti dell’uomo. Questo per evitare controlli e interferenze lasciando padroni senza scrupoli, liberi di sfruttare e anche di uccidere.

Maurizio Acerbo
Segretario nazionale PRC-S.E.