Qualità della vita delle province nell’indagine del Sole 24 ore. La Tuscia alla 58^ posizione su 107

Nel Lazio Viterbo si posiziona dopo Roma.Riscontri confortanti per popolazione, spirito d’iniziativa, affari e lavoro, ambiente nuove imprese e imprese in rete, prezzi delle abitazioni, sport, cultura e sicurezza, presenza sale cinematografiche, ombre per sanità ed  ed infrastrutture. Il peso della pandemia nella classifica.

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Valutazioni su  qualità della vita nelle province italiane nella 31a edizione  annuale del Sole 24 ore.  Per la Tuscia viterbese alla     58^ posizione su 107 totali,  riscontri confortanti per popolazione, ambiente, spirito d’iniziativa, affari e lavoro, nuove imprese e imprese in rete, prezzi delle abitazioni, sport, cultura e sicurezza, presenza sale cinematografiche, ombre per sanità ed infrastrutture. Il peso della pandemia nella classifica. Nel Lazio Viterbo si posiziona dopo Roma.

In merito  alla qualità della vita nei territori regionali e, specificamente, nelle province italiane nell’indagine annuale del Sole 24Ore vince Bologna.

E’ Bologna la provincia dove si vive meglio nell’anno del covid

Bologna la provincia d’Italia nella quale si vive meglio, nell’anno del covid. Lo decreta la 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori del Belpaese, presentata oggi. Per la prima volta verranno pubblicati i dati raccolti quest’anno per elaborare le classifiche: “un contributo di valore che Il Sole 24 Ore vuole dare a chiunque legge nei numeri tendenze e correlazioni per “misurare” la crisi economica e sociale in corso, allo scopo di orientare al meglio i processi decisionali”.

L’indagine

L’analisi prende le mosse da un interrogativo inevitabile. Tra contagi, decessi, crisi economiche, lockdown e quarantene come si misura la qualità della vita? L’obiettivo dell’edizione 2020 – che analizza 90 indicatori, per la maggior parte (circa 60) aggiornati al 2020 in base agli ultimi dati disponibili – è raccontare in presa diretta il differente impatto della pandemia da coronavirus sui territori.

L’impostazione della ricerca conferma le sei aree tematiche di analisi che fotografano la complessità della vita nelle province italiane: 1. Ricchezza e consumi; 2. Demografia e salute; 3. Affari e lavoro; 4. Ambiente e servizi; 5. Giustizia e sicurezza; 6. Cultura e tempo libero.

Con una scelta di campo importante: all’interno di queste aree sono stati inseriti 25 indicatori che documentano le principali conseguenze del Covid-19 su salute, attività economiche e vita sociale. Tra questi nuovi parametri, ad esempio, ci sono i casi Covid in rapporto alla popolazione, l’unico indice il cui punteggio è stato pesato maggiormente nella determinazione della classifica finale proprio per testimoniare l’eccezionalità di questi mesi sulla vita quotidiana di tutti gli italiani.

Situazione nel resto d’Italia

Sul podio ci sono Bolzano (2ª) e Trento (3ª), habitué della top 5 della Qualità della vita, che hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna.

A parte queste due province, dall’indagine risulta come soprattutto il Nord della Penisola esca penalizzato dagli effetti su larga scala del virus: qui, infatti, si registra la diffusione più elevata del Covid in rapporto alla popolazione residente.

Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice sia nel 2018 sia nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia).

La crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11).

E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Rimini (36ª, perde 19 posizioni rispetto allo scorso anno), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19ª) celebra con una buona performance la riapertura del viadotto sul Polcevera dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni. A registrare “scatti di crescita”, piazzandosi nella top ten, sono anche altre province di medie dimensioni come Verona (4ª, +3 posizioni), Udine (6ª, +10 che ottiene la sua migliore performance in Giustizia e sicurezza) e Cagliari (9ª, +11, regina della categoria Demografia e salute).

L’effetto Covid in 25 indicatori

Per comprendere meglio l’impatto della pandemia che ha sconvolto il 2020 – e inevitabilmente ha influito sulla la qualità della vita nelle province – l’indagine del Sole 24 Ore propone anche un focus su 25 indicatori, aggiornati tra il 30 giugno e ottobre di quest’anno. Tra questi: il Pil pro capite; le ore di cassa integrazione autorizzate; il Reddito di cittadinanza; i decessi e le nascite; le iscrizioni e le cancellazioni all’anagrafe e al registro imprese; il numero di bar e ristoranti; la litigiosità in tribunale.

Dall’analisi dei 25 parametri emerge la profondità della crisi economica e sociale, per ora tenuta a bada da ammortizzatori, contributi e ristori statali. Il Reddito di cittadinanza, per esempio, aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2 per cento. Tra gennaio e settembre 2020, invece, le ore medie di cassa integrazione autorizzate sul territorio nazionale per ciascuna impresa sono salite del 5.975,21 per cento, con la situazione aspra in tutte le province d’Italia.

Alcune aree hanno incrementato la spesa sociale per rispondere a bisogni come l’assistenza domiciliare e il trasporto di anziani e disabili. Lo rilevano i primi dati comunicati alla banca dati Siope (anche se bisognerà aspettare i bilanci consuntivi): Bologna registra un aumento pro capite del 53,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ci sono, tuttavia, territori in cui, tra gennaio e giugno, la spesa sociale sembrerebbe calata molto rispetto allo stesso periodo 2019.

Il dinamismo imprenditoriale, poi, caratterizza alcuni territori più inclini a cogliere le opportunità anche nella pandemia. In particolare, a Lecco (+30,77%), Prato (+29,69%), Brindisi (+26,61%), e Matera (+26,23%) sono aumentate le imprese che fanno e-commerce, mentre il boom di start up si registra a Imperia (+200%), Viterbo (+66,67%), Arezzo (+54,55%) e Siena (+50%).

Questi i risultati conseguiti dalla Tuscia viterbese, comparati con le migliori e le peggiori perfomance delle province  :

TENORE DI VITA: Tra le province confinanti con Viterbo 58^ , Terni è alla 38^ posizione, Grosseto alla 51^posizione . Nel Lazio le altre province Roma è 32^, Rieti  80^, Latina 82^ e Frosinone 85^.

AFFARI E LAVORO: La Tuscia si colloca al 66 posto per i consumi e al 7 posto per le imprese femminili. Al 69 posto per la diffusione del reddito di cittadinanza. Al 1 posto per le imprese in rete. Ottima la possibilità di acquisto vantaggioso della casa. Al 5 posto per il trend del prodotto interno lordo pro capite. Dati molto confortanti per le nuove imprese registrate per 1.000 abitanti, al 21 posto e per i fallimenti.

Per le nuove imprese innovative la Tuscia  è al 84 posto, per l’esportazione siamo al 90posto.

SERVIZI, AMBIENTE:  Viterbo si classifica al 62 posto per servizi, ambiente e 20 posto per la spesa sociale degli Enti locali, al 73 posto per l’ecosistema urbano e l’indice di rischio climatico .

POPOLAZIONE DEMOGRAFIA E SOCIETÀ’ : La Tuscia conquista un buon 79 posto.  Per i casi COVID e’ al 53 posto, all’82 per tasso di natalità,  alla 22 posizione per densità abitativa .

 GIUSTIZIA E SICUREZZA : Viterbo  è  al 45° posto su 107 province, ridotta frequenza per micro criminalità al 29° posto, rapine e borseggi (33 posizione), per frodi (32° posto), per furti 39 posizione , 85 per violenze sessuali, al 74 per omicidi da incidenti stradali, al 44 posto per la durata media delle cause civili .

 CULTURA E TEMPO LIBERO: Viterbo  risulta in media/Alta classifica al 35° posto.  Rilevante il dato degli eventi sportivi al 5 posto e delle Piscine disponibili che piazza Viterbo al 4 posto in classifica generale.  Ottimo 16 posto per presenza di sale cinematografiche ogni 1.000 abitanti. Per la presenza di  librerie  e sale cinematografiche la Tuscia è al 37° posto.  Per la ristorazione si piazza al 39 posto, al 48 per la presenza di Biblioteche. Infine Viterbo conquista il27 posto per la partecipazione elettorale, il 71 per la lettura dei quotidiani e il 61 posto per l’offerta culturale (numero di spettacoli ogni 1000 abitanti).

Il BES: Benessere equo e sostenibile un confronto con i dati del Sole 24 Ore.

E’ opportuno  analizzare ora i parametri del  BES, Benessere equo e sostenibile, il nuovo sistema di misurazione del progresso e della felicità della società italiana, proposto da circa un decennio dal Cnel e dall’Istat, e fatto proprio dall’Alleanza per lo Sviluppo Equo e Sostenibile, riuscirà a dare nuove risposte  ai quesiti della così detta  “economia della felicità” e la rilevazione della qualità della vita per sollecitare una nuova ripresa socio-economica?

In primo luogo – sostiene sul quotidiano Avvenire Stefano Bruni, componente del Comitato Cnel-Istat per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil  – bisogna capire se sia stata compresa la potenzialità rivoluzionaria del nuovo impianto di misurazione  proposto dal Bes, costruito proprio per realizzare una valutazione del progresso del Paese secondo le varie sfaccettature della qualità della vita.

In particolare è essenziale sapere quanti tra stakeholders e opinion leader sono consapevoli del fatto che oggi la misurazione dello stato di salute delle economie nazionali non può più essere solo incentrata sugli scambi monetari, sul brent piuttosto che sullo spread, ma deve essere integrata con i cosiddetti costi sociali e ambientali.