Graforubrica. Il ciclone

Tiziana Agnitelli

NewTuscia – Cari/e Newtusciani/e, mi è stato chiesto di analizzare una firma, eccola ve la presento:

La firma rispecchia il nostro “Io sociale”, quello che noi vogliamo far vedere agli altri e quello che meglio ci rappresenta, infatti nella firma spesso ci sono dei simboli che individuano maggiormente le nostre caratteristiche. In questo caso balza agli occhi il “ciclone” di una parte del nome.

Una persona molto attiva, concreta, realizzatrice, motivata e soprattutto ottimista (filo grafico legato, continuo, ascendente), profondamente legata alla vita che deve essere di un certo tipo: agevole, agiata, confortevole, piena di ciò che più le interessa e piace, soprattutto di ciò che sceglie (ricombinazione iniziale del cognome).

Sa essere estremamente generosa, ma allo stesso tempo, se delusa, sa come colpire e sbaragliare. A livello affettivo non ha tutto ciò che desidera, ma prova ad accontentarsi e far marciare per il meglio ciò che ha (tratto con inchiostrazioni e sbavature). Aperta al nuovo, creativa con il gusto per il bello. Nonostante sia attiva e faccia tante cose, trova sempre un momento per riflettere e per pensare, prima di “tuffarsi” nella propria quotidianità. Un momento fa era là, poi ci si gira e non c’è più, è altrove a fare altro, come il vento che crea il ciclone, che c’è, ma non si vede.

Nella tradizione biblica, i venti sono il soffio di Dio, sono strumenti della potenza divina. Essi vivificano, castigano e ammaestrano. La divinità può apparire accompagnata dal dolce mormorio del vento o nel fragore della tempesta. Per questo a questa firma calza a pennello la frase di Pieraccioni: “Il ciclone, quando arriva, ‘un t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te ‘un ti resta che rimanere lì, bono, bono a guardare e a capire che se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio”.