I comuni italiani impegnati per l’inclusione di giovani nel mondo del lavoro

di Simone Stefanini Conti

NewTuscia – In Italia resta ancora molto da fare per l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro e per aprire nuove prospettive di innovazione nell’economia e nell’amministrazione. Secondo i dati Istat, i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training, persone non impegnate nello studio, lavoro o formazione) nel 2019 erano in Italia il 22,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, contro un dato europeo pari al 12,5%.

Allora come rendere attivi chi non lavora e studia? Hanno provato a dare una risposta i giovani sindaci intervenuti nel primo panel dell’Assemplea Nazionale dell’Anci LItalia giovane per garantirci il futuro”.

A parlare della sua esperienza è stato il sindaco di Montecatini Terme e coordinatore nazionale di Anci Giovani, Luca Baroncini.

“In questo primo anno da sindaco – ha raccontato – mi sono ritrovato in una tempesta mai vista, ma sto affrontando tutto con senso di responsabilità, con lo spirito istituzionale che ci ha ricordato il Presidente Mattarella in apertura dei lavori. Credo si debba ripartire da uno spirito giovane, come diceva la Ministra Bonetti, cavalcando il cambiamento inevitabile”. Rispetto alla pandemia, il sindaco ha aggiunto: “Se dal punto di vista sanitario i più colpiti sono i cittadini over 65, i giovani sono la categoria che sta pagando un prezzo altissimo in questa pandemia, sia dal punto di vista economico e lavorativo, sia sociale. Ripartiamo da loro investendo sul futuro”.

Giovani che devono ritornare ad essere protagonisti anche nei piccoli borghi per invertire il trend dello spopolamento.

LItalia oggi non è un paese per giovani. I giovani devono essere i protagonisti della rivoluzione digitale, ambientale e sociale. Enecessaria non solo una parità di genere ma anche una parità di generazione”.

A sottolinearlo il coordinatore nazionale Anci dei Piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, Massimo Castelli intervenuto al dibattito che ha lanciato una proposta per un paese in continuo cambiamento.

LItalia sta cambiando: basti pensare allorganizzazione del lavoro oggi, sempre più dipendenti, anche dopo la pandemia proseguirà con lo smart working e allora – ha proposto Castelli -: perché non sostenere spazi di co-working in tutti i Comuni?”

Al centro del confronto anche il tema del lavoro su cui il sindaco di Ferrara e delegato Anci politiche istituzionali, riforme e autonomie, Alan Fabbri ha rimarcato:

I giovani ci hanno chiesto due cose: autorizzazioni in tempi brevi, quindi lotta alla burocrazia, e di avere un contatto con il mondo del lavoro anche attraverso il sistema delle scuole superiori e delle università. Importante il sostegno alle aziende, in questa fase di pandemia”.

 E ha concluso: “Molti giovani sono tornati all’agricoltura. Il Comune di Ferrara ha dato contributi a fondo perdute sulle attività che sono state chiuse durante il lockdown andando incontro alla esigenze dei cittadini”. Anche il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, ha posto l’accento sul lavoro raccontando la sua esperienza.

“Se dobbiamo parlare del futuro del Paese, il primo punto è il lavoro. Perché senza quello corriamo il rischio di non tenere neanche i servizi sui territori.  Importante incrementare l’offerta del nostro Paese anche per attrarre i giovani degli altri paesi europei”. Tre le priorità dunque per il sindaco: “sostegno alle imprese, infrastrutture e lotta alla burocrazia”.

Quello che manca ai giovani è anche la fiducia nelle istituzioni.

A sottolinearlo il sindaco di Perugia, Andrea Romizi. “Dobbiamo interrogarci su come ognuno di noi può andare a recuperare questo credito focalizzandoci su due punti: comunicazione e contenuti che veicoliamo. A Perugia abbiamo laciato nei giorni scorsi un forum proprio su questi temi con PASocial. Ci siamo confrontati per immaginare canali di comunicazione più efficaci per ricostruire un patto intergenerazionale”.

Gli amministratori locali possono cambiare prospettiva e trasformarsi veramente in orientatori dello sviluppo del territorio. È partito da questa considerazione l’intervento di Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese e neo delegata Anci alle pari opportunità.

“La realtà socio-economica del mio comune sconta le conseguenze di una mancata deindustrializzazione alla chiusura dello stabilimento Fiat, dopo che per anni – ha ricordato – abbiamo dovuto tollerare le conseguenze collaterali dell’insediamento produttivo”.

In queste condizioni aggravate da forti flussi migratori specie tra i giovani, la sindaca prova a reagire lanciando una proposta già sviluppata a Milano. “Vogliamo costruire la cosiddetta città dei 15 minuti per fare in modo che ogni cittadino possa raggiungere in 15 minuti di distanza, a piedi o in bicicletta, i servizi necessari per mangiare, divertirsi e lavorare.

“Sono convinta – ha aggiunto – che questa prossimità possa costruire comunità in grado di contrastare l’anonimità tipica delle grandi città”.