Coronavirus, nuovo Dpcm: Italia a “colori”. Vademecum

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – C’è il nuovo Dpcm per l’emergenza Coronavirus. E’ operativo dalla giornata di domani il nuovo Dpcm, l’ennesimo, firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, questa volta, “impattante” in modo molto più forte nella vita di tutti i giorni degli Italiani, specialmente nelle regioni considerate zone rosse (alta emergenza critica). Sarà valido fino al 3 dicembre. Queste saranno, almeno in questo momento, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria. Insieme a queste, poi ci sono, ci sono due regioni considerate “critiche” (livello ”

araancione”9 ma non ai livelli delle rosse: Sicilia e Puglia. Quindi tutte le altre considerate “gialle”, cioè a rischio moderato.

La ratio di questa suddivisione, voluta fortemente dal Premier, sta nel fatto che, secondo Conte, con un lockdown nazionale “produrremmo un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c’è maggior rischio e imporremo misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave”.
In realtà, dopo  il lockdown nazionale della scorsa primavera, le polemiche si sono sprecate da parte di tante regioni che, dal punto di vista economico, hanno criticato l’impostazione centralista del governo. Polemiche a parte, risulta oggi un quadro molto complesso, con 21 parametri che, insieme, danno un coefficiente che, a sua volta, dà il “colore” da attribuire ad ogni singola regione. Per cui può capitare che regioni ad alta incidenza di nuovi contagi come Campania e Lazio possano ritrovarsi nella fascia gialla di rischio modeato, mentre altre come la Sicilia, con meno contagi, in quella arancione.

Ci sono delle norme “nazionali”, la fascia gialla, valide a prescindere dalla situazione epidemiologica regionale e locale. Riguardano in primis il coprifuoco dalle 22 alle 5, con le solite eccezioni, autocertificate, riguardanti motivi di lavoro, salute e necessità. Quindi il resto. Medie e grandi strutture di vendita: chiusi nei festivi e prefestivi ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, tabacchi, edicole e punti vendita generi alimentari. Ristoranti, bar, pub e la somministrazione rimane aperta dalle 5 alle 18 con possibilità di vendita per asporto e consegna a domicilio fino alle 22. Il trasporto pubblico locale è consentito con posti massimo fino al 50% (eccetto gli scuolabus). Scuole a distanza solo le Superiori, materne, elementari e medie in presenza. Concorsi pubblici sospesi, ad eccezione per personale sanitario e protezione civile. Sale da gioco in genere chiuse. Musei chiusi.

Le regioni in fascia arancione, invece, oltre alle precedenti limitazioni, non potranno effettuarsi spostamenti fra Comuni e Regioni, sempre con le eccezioni di lavoro, salute, necessità e didattica in presenza. Saranno fermi, inoltre, tutti i servizi di ristorazione ad eccezione di mense e catering: le consegne a domicilio saranno consentite fino alle 22 tutti i giorni.

Ed arriviamo alle zone rosse. Sono chiuse tutte le attività di ristorazione ad eccezione di quelle riguardanti i generi alimentari e di prima necessità, aperti regolarmente edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie. Scuole: dalla seconda media e le superiori a distanza, le primarie, elementari e prima media in presenza. Uffici pubblici: in presenza solo i servizi considerati essenziali, il resto smartworking. A differenza del precedente lockdown parrucchieri e estetisti possono restare aperti. Infine l’attività motoria: consentita solo quella nei paraggi della propria abitazione con mascherina e distanziamento di almeno un metro.

I parametri di riferimento sono quelli del 25 ottobre scorso e, qui, è montata una grande polemica per i cambiamenti che sono susseguiti negli ultimi giorni.
Dicevamo i 21 parametri oggettivi su cui si vedono le varie fasce di appartenenza delle regioni: per il Premier sono sinonimo di certezza scientifica, molti governatori, invece, li hanno criticati perché è complessa la valutazione e, questa, deve essere negoziata con i referenti dei vari sistemi sanitari regionali.

Vedremo se per il 3 dicembre, giorno di scadenza del nuovo Dpcm, si riuscirà a invertire il trend della curva epidemiologica che, per ora, sembra inarrestabile.