Fibromialgia, l’impegno di Silvia Blasi

Emanuela Ferruzzi

NewTuscia – ROMA – La fibromialgia sindrome fibromialgica è una malattia cronica che provoca dolore diffuso, astenia (ovvero indebolimento e stanchezza ingiustificate da uno sforzo fisico), rigidità muscolare oltre a disturbi del sonno, disfunzioni cognitive, affaticamento e alterazioni umorali che possono compromettere la qualità della vita di chi ne è affetto. Questa patologia ha importanti ripercussioni sull’attività lavorativa e sul piano socio-affettivo. Quasi sconosciuta fino a pochi anni fa, la fibromialgia è stata oggetto di numerosi studi che hanno apportato nuove conoscenze, anche da un punto di vista epidemiologico.

Questa patologia richiede un approccio multidisciplinare, che si realizza con la combinazione di terapie farmacologiche e trattamenti meno convenzionali. Nel primo caso la scelta del farmaco deve essere guidata dai sintomi dei pazienti: le opzioni comprendono analgesici, anti-infiammatori non steroidei, miorilassanti, ipnotici, sedativi, antidepressivi. Ai farmaci possono essere abbinati trattamenti riabilitativi, per migliorare il tono muscolare e ridurre la percezione del dolore, e la psicoterapia; vi sono evidenze di efficacia anche con l’agopuntura, la balneopterapia, esercizi aerobici, ipnoterapia, biofeedback.

La fibromialgia colpisce tante persone nel nostro paese, quasi 2,5 milioni, in prevalenza donne senza fare particolari distinzioni di età. È riconosciuta come malattia a tutti gli effetti in molti paesi e, dal 1992, come tale anche dall’OMS ma purtroppo non ha ancora la giusta rilevanza nel nostro Paese.

Silvia Blasi, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, si sta impegnando affinché venga attuata la mozione per il “Riconoscimento, diagnosi e cura della fibromialgia” che il 25 giugno scorso è stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale.

Inoltre spiega: “il mio è un appello all’assessore D’Amato affinché attui quanto il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità nella seduta di giugno. È necessario che la Regione dia il proprio impulso politico, colga l’occasione di essere capofila nel nostro paese per la creazione di appositi percorsi diagnostico terapeutici e promuova presso la Conferenza delle Regioni e la Conferenza Stato – Regioni il riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante”.