Papa Francesco sarà oggi ad Assisi dove firmerà l’enciclica “Fratelli tutti”

Di Stefano Stefanini

NewTuscia  – ASSISI – Papa Francesco sarà oggi pomeriggio 3 ottobre ad Assisi,  dove firmerà presso la Basilica di San Francesco l’enciclica “Fratelli tutti”, documento ispirato dalla pandemia. Lo ha reso noto il direttore della sala stampa della Basilica di San Francesco, padre Enzo Fortunato.

“Sabato 3 ottobre alle 15 il Santo Padre si recherà al Sacro Convento di Assisi per firmare la nuova Enciclica ‘Fratelli tutti…’ – le parole di padre Fortunato -. Alle 15 il Papa celebrerà la Santa Messa presso la tomba di San Francesco e al termine firmerà l’enciclica. La visita si svolgerà in forma privata, senza partecipazione di fedeli”.

“E’ con grande gioia e nella preghiera che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco – afferma il custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti -. Una tappa che evidenzierà l’importanza e la necessità della fraternità”.

La risposta sociale alla pandemia è la politica del bene comune.

Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì ha ribadito che  non si esce dall’emergenza coronavirus se si seguono scelte egoistiche.

Nelle ultime  udienze  generali del  mercoledì papa  Francesco ha in qualche modo anticipato alcuni dei contenuti  delle sua Enciclica “ Fratelli tutti” che sarà pubblicata oggi  ad Assisi.

Il  coronavirus ha mostrato lintreccio profondo che esiste fra il bene comune e il bene di ciascuno, che la salute, oltre che individuale, è anche un bene pubblico” per cui una società sana si prende cura della salute di tutti”.

E’ quanto emerge con forza dalla catechesi di Francesco all’udienza generale che dallo scorso mercoledì, si tiene alla presenza dei fedeli. Si percepisce la gioia dei fedeli e anche del Papa che a lungo prima dell’inizio si sofferma, a distanza, a parlare con i presenti. E dopo la benedizione chiede a tutti di non ammucchiarsi “per evitare i contagi”.

Veduta di Assisi: foto www.conune.assisi.pg.it

Il Papa prosegue, dunque, le catechesi su come guarire il tessuto personale e sociale ferito ancor più profondamente dalla pandemia, con frequenti richiami al prezioso tesoro della Dottrina sociale della Chiesa.

Se nelle precedenti catechesi si era concentrato sulla solidarietà e, precedentemente, sulle ingiustizie e i danni anche al creato causate da uneconomia malata, il focus ricorrente è sullamore come strada per il bene comune: «Per costruire una società sana, inclusiva, giusta e pacifica, dobbiamo farlo sopra la roccia del bene comune. E questo è compito di tutti, non solo di qualche specialista».

Purtroppo, sottolinea, si assiste all’emergere di interessi di parte, ad esempio, “c’è chi vorrebbe appropriarsi di possibili soluzioni, come nel caso dei vaccini”, oppure “alcuni approfittano della situazione per fomentare divisioni” in cerca di vantaggi economici o politici, altri ancora semplicemente imboccano la strada dell’indifferenza, “i devoti di Ponzio Pilato”, afferma a braccio.

In questo orizzonte, invece, la risposta cristiana alla pandemia e alle conseguenti crisi socio-economiche si basa sullamore”. Prima di tutto si tratta dellamore di Dio, che, da accogliere per poter rispondere in maniera simile, un amore da avere non solo verso chi mi ama, come la famiglia, gli amici, ma anche per coloro che non si conoscono, che sono stranieri, e perfino per i nemici. Il punto più alto della santitàè “amare i nemici” anche se non è facile, evidenzia. E’ unarte” che si può imparare e migliorare.

Anche in questa catechesi Papa Francesco si riallaccia al catechismo e al cammino dei suoi predecessori. Ancora centrale è il richiamo alla Sollicitudo rei socialis di San Giovanni Paolo II, fondamentale riferimento di questo ciclo di catechesi.

Il Papa ricorda che una delle più alte espressioni di amore è proprio quella sociale e politica”, decisiva per affrontare ogni tipo di crisi. Lamore infatti feconda anche le relazioni sociali, permettendoci di costruire una civiltà dellamore”, come amava dire San Paolo VI e, sulla sua scia, San Giovanni Paolo II. Altrimenti prevale la cultura dello scarto, dellegoismo.

Quindi per fare comprendere il cuore di questo discorso, fa riferimento a due genitori incontrati stamani all’entrata, che hanno un figlio disabile a cui dedicano tutta la loro vita: «Questo è amore. E i nemici, gli avversari politici, anche al nostro parere, sembrano essere disabili politici, sociali, ma sembrano. Solo Dio sa se lo sono o no. Ma noi dobbiamo amarli, dobbiamo dialogare, dobbiamo costruire questa civiltà dell’amore, questa civiltà politica, sociale, dell’unità di tutta l’umanità. Al contrario, le guerre, le divisioni, le invidie, anche le guerre in famiglia: perché l’amore inclusivo è sociale, è familiare, è politico… l’amore pervade tutto».

Lamore vero è inclusivo, include anche il rapporto con la natura, e espansivo. Tante volte fa più bene una carezza di perdono che non tanti argomenti per difendersi, nota. Un virus che non conosce barriere, frontiere o distinzioni culturali e politiche deve essere affrontato con un amore senza barriere, frontiere o distinzioni. Questo amore può generare strutture sociali che ci incoraggiano a condividere piuttosto che a competere, che ci permettono di includere i più vulnerabili e non di scartarli, e che ci aiutano ad esprimere il meglio della nostra natura umana e non il peggio.

Il vero amore non conosce la cultura dello scarto, non sa cosa sia. Infatti, quando amiamo e generiamo creatività, quando generiamo fiducia e solidarietà, è lì che emergono iniziative concrete per il bene comune. E questo vale sia a livello delle piccole e grandi comunità, sia a livello internazionale.

Il Papa esorta quindi a “accrescere il nostro amore sociale, contribuendo tutti, a partire dalla nostra piccolezza. Il bene comune richiede la partecipazione di tutti”. «Se ognuno ci mette del suo, e se nessuno viene lasciato fuori, potremo rigenerare relazioni buone a livello comunitario, nazionale, internazionale e anche in armonia con l’ambiente.

Così nei nostri gesti, anche quelli più umili, si renderà visibile qualcosa dell’immagine di Dio che portiamo in noi, perché Dio è Trinità d’Amore. Con il suo aiuto, possiamo guarire il mondo lavorando tutti insieme per il bene comune. Dio è amore, Dio è amore. Questa è la più bella definizione di Dio che è nella Bibbia, ce la dà l’apostolo Giovanni che tanto amava Gesù: Dio è amore. Con il suo aiuto, possiamo guarire il mondo lavorando sì, tutti insieme per il bene comune, non solo per il mio bene, per il bene comune di tutti.

A evidenziare questa responsabilità individuale è stato senz’altro san Tommaso d’Aquino, che ricordava come la promozione del bene comune fosse “un dovere di giustizia” che ricade su ogni cittadino. Per i cristiani è anche una missione e sant’Ignazio di Loyola esortava a orientare gli sforzi quotidiani verso il bene comune come un modo per “diffondere la gloria di Dio”.

«Se, invece, le soluzioni alla pandemia portano “l’impronta dell’egoismo”, “forse possiamo uscire dal coronavirus”, nota, ma “certamente non dalla crisi umana e sociale” che il virus ha accentuato.

Lo sguardo del Papa si posa, quindi, anche sulla politica che, nota, “spesso non gode di buona fama, e – dice – sappiamo il perché”. Questo non vuol dire – evidenzia – che “i politici tutti siano cattivi”. Francesco esorta comunque a non rassegnarsi a questa visione negativa ma a reagire mostrando che “è doverosa una buona politica” che metta al centro bene comune e persona umana».

«I cristiani, in modo particolare i fedeli laici, sono chiamati a dare buona testimonianza di questo e possono farlo grazie alla virtù della carità, coltivandone l’intrinseca dimensione sociale», conclude papa Francesco, «è dunque tempo di accrescere il nostro amore sociale, contribuendo tutti, a partire dalla nostra piccolezza. Il bene comune richiede la partecipazione di tutti».