Elezioni regionali: le Marche a destra, Toscana ancora “rossa”. Il M5s felice solo del sì…

Gaetano Alaimo

NewTuscia – I risultati delle elezioni regionali cambiano in parte gli scenari politici, sia dentro le coalizioni che negli equilibri tra i vari partiti e nei rapporti tra centrodestra e centrosinistra. La concomitanza del referendum confermativo che, con circa il 70%, ha mandato un chiaro messaggio alla politica, tesse ancora di più una trama che, nei prossimi mesi, dovrà necessariamente portare ad un percorso per le riforme (elettorale in primis) mai davver

o avviate e a nuove modalità di rapportarsi tra i partiti.

Referendum. Il Movimento Cinque stelle ha fatto del sì quasi una ragione di vita essendo in picchiata nel consenso in tutti i sondaggi. Oltre il 90%, secondo le stime, dei pentastellati, ha influenzato il voto finale per il referendum, che ha avuto ampio appoggio per il sì nel centrodestra, un Pd spaccato a metà, la Sinistra più per il no e i renziani fautori del no (e bocciati). Dalla prossima legislatura, quindi, gli Italiani hanno confermato la volontà di dare un taglio netto al numero di parlamentari e, questo, secondo i fautori darà maggiori risparmi e snellezza nell’azione politica, secondo i detrattori sarà solo un palliativo, essendoci tante altre voci di spesa della politica ancora da tagliare. E sarà proprio ora che si vedrà la capacità di riforme della politica italiana, dopo decenni di chiacchiere a partire dalla tanto citata Commissione per le Riforme Costituzionali del duo D’Alema-Berlusconi. Con il sì, dalla prossima Legislatura, ci saranno 400 deputati anziché 630 e 200 senatori anziché 315. Gli eletti dall’Estero passeranno da 12 a 8. Il rapporto deputati-abitanti passa da 96006 unità a 151210, per il Senato da da 188.424 a 302.420. Resta fissato al numero massimo di 5 i senatori a vita.

Saranno rideterminati i collegi elettorali per la prossima tornata elettorale delle Politiche per applicare i rapporti derivanti dal taglio dei parlamentari.

Quadro politico nazionale. I risultati usciti dalle elezioni regionali di questa notte dimostrano che la politica italiana è ormai molto fluida e, dal famoso 40% alle Europee di Renzi di pochi anni fa ai record della Lega, si arriva a % minime di Renzi e un forte ridimensionamento dello strapotere leghista passando per una sostanziale tenuta del Pd (eccezione per le Marche) e una forte della “politica leaderista” (Zaia docet). E’ un quadro politico, se vogliamo, nuovo, che sancisce un forte coagulamento del consenso intorno ai governatori di Regione. La lista di Zaia in Veneto vale 3 volte la Lega, quella di Toti è il primo partito col 20%.  In Campania e Puglia il Pd trascina alla vittoria De Luca ed Emiliano ma, anche qui, la personalità e il modus operandi dei due presidenti risultano vincenti, forse anche per la debolezza degli avversari. Emiliano, che non vale i plebisciti di Veneto e Liguria, basta per ridimensionare la Lega che crolla dal 25% delle Europee al 9% di ora. Discorso simila in Campania in cui la Lega si ferma al 6,5.

Se c’è un partito che può realmente cantare vittoria è Fratelli d’Italia, che cresce anche di 2 o 3 volte nelle varie regioni.
In Veneto la leadership di Zaia lascia quasi presagire un futuro da leader nazionale della Lega per il Doge veneto. Il Veneto ha apprezzato il suo lavoro nel periodo del lockdown: stesso discorso per Toti e De Luca e, come detto da qualcuno, si potrebbe passare dal partito dei Sindaci a quello dei Governatori, con una forte accentuazione del leaderismo e un ridimensionamento dei partiti tradizionali.
La notizia sono le Marche, altro feudo storico della Sinistra. Vince il centrodestra con Francesco Acquaroli di FdI, che lascia il segno diventando il terzo partito a poche % da Lega e Pd. Le Marche rappresentano, in piccolo, quello che era il disegno del centrodestra e soprattutto di Salvini: dare la spallata nelle regioni “rosse”. Nelle Marche la spallata riesce con l’apporto preponderante dei meloniani, mentre in Toscana la Sinistra conferma il suo radicamento. Con il Pd che, uno dei pochi casi, si conferma forte oltre il 34% e, questa è la vera notizia, Italia Viva di Renzi che è solo oltre il 4%. Più che di spallate, il centrodestra dovrà ragionare di progetti di coalizione per puntare a vincere le Politiche. In Toscana, quindi, Eugenio Giani vince all’insegna della tradizione, nelle Marche la vera sorpresa di questa tornata elettorale.

Nel complesso il risultato di 3-3 ha un duplice significato. Da una parte il centrodestra non sfonda, ad eccezione, come detto delle Marche.  La Lega crolla rispetto elle Europee, mentre FdI sale ovunque. In crisi nera anche Forza Italia che ormai rappresenta solo un manciata di elettorato. Cresce il consenso sulla scia dei governatori di maggior peso in Italia, in primis Zaia, che si candida ad essere il nuovo Salvini.
Nel centrosinistra resistono i feudi di Toscana ed Emilia Romagna, il Pd tiene ma non ha alleati forti per battere alle future Politiche un centrodestra unito. Quasi ovunque il Pd ha corso da solo e Italia Viva di Renzi non è l’alleato giusto.
Il Movimento Cinque Stelle ha giocato tutto sul referendum essendo in crisi nera di consensi. Il netto risultato in favore dei sì hanno parzialmente lenito l’emorragia di consensi intorno al partito di Grillo. C’è da aspettarsi che, nei prossimi mesi, si lavori per avviare le riforme tanto care al M5s ma anche, per nuovi partiti come Italexit di Paragone che, da transfuga dei pentastellati, si pone ad essere uno dei vari partiti che gravitano tra il 4 e 5% come Italia Viva e il blocco della Sinistra.