Referendum sul taglio dei parlamentari: le ragioni del sì e del no

Lorenzo Vannucci

NewTuscia – VITERBO – Il 20 e il 21 settembre, oltre ad essere chiamati al voto per l’elezione del Presidente in sette differenti regioni, oltre che al rinnovamento di sindaci e consigli comunali in circa un migliaio di municipalità, tutta l’Italia potrà recarsi alle urne per votare il quesito referendario inerente al taglio dei Parlamentari.

“Il testo della legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019″. (Fonte: http://www.riformeistituzionali.gov.it/it/la-riduzione-del-numero-dei-parlamentari/)

La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Come previsto dall’art. 138 della Costituzione, la legge può essere sottoposta a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Il Referendum è frutto di un provvedimento nato e portato avanti per volontà del M5S. M5S che è stato il principale organizzatore della campagna per il Si al referendum per il No invece si sono mobilitati vari comitati Civici (NOstra, un soggetto nato dall’idea di alcuni studenti romani e diffuso si nel Paese, il movimento delle Sardine, varie personalità importanti della politica italiana: dalla Senatrice Liliana Segre, a Valter Veltroni, uno dei padri nobili del PD, al Senatore Gregorio De Falco, all’ec presidente del Senato Piero Grasso. E se per il Si hanno scelto di schierarsi vari giornalisti costituzionalisti ed intellettuali (Travaglio, Settis, Floris, Carlassare, De Siervo) lo stesso è accaduto per il No, con la firma di un manifesto contro questa riforma di oltre 200 professori di diritto costituzionale, cultori della materia e ricercatori.

Tra le ragioni principali il fronte del Si privilegia quella legata al risparmio: un risparmio di circa 60 milioni annui che, per i promotori del referendum, alleggerirebbero di molto le casse dello Stato. Oltre a questo si sottolinea come siano molti anni che il Parlamento ha provato a riformare il numero dei a parlamentari (“dalla XIV legislatura il Parlamento ha votato 13 volte per la riduzione dei suoi membri” ha detto stamane in una intervista Danilo Toninelli).

Dalla sua il fronte del Si ha dunque il convincimento che questa riforma sia “attesa da quarant’anni, era un progetto di Nilde Iotti” ha più volte ricordato Luigi Di Maio “ed è un modello attraverso cui i Parlamentari italiani torneranno ad allinearsi, nel numero, alla media dei loro colleghi europei”. Chi sostiene il Si è anche del parere che la riforma produrrebbe un efficientemento legislativo.

“Il Parlamento è l’espressione più alta della democrazia. Non può essere trattato come un costo” ha sottolineato stamane Liliana Segre, Senatrice a vita, nel corso di una intervista. Ma non sono queste le uniche ragioni del No. Chi non vuole questa riforma mette in evidenza come essa rappresenti un rischio per il sistema costituzionale italiano, in quanto, con un minor numero di parlamentari, si andrebbe verso un Parlamento ancora più controllabile e ricattabile da parte delle segreterie delle forze partitiche, che avrebbero la possibilità di candidare chi vogliono sotto il ricatto di una mancata candidatura al giro successivo. “Il Parlamento diverrebbe un luogo più oligarchico e meno democratico” scandiscono in molti.

Ma chi sostiene il No solleva anche un altro punto, ovvero cioè che non solo non vi sarebbe alcun tipo di efficientemento legislativo visto che la procedura di formazione delle leggi non viene in alcun modo riformata, ma che si andrebbe ad essere sotto rappresentati a livello nazionale: “Alcuni collegi elettorali saranno enormi. Pistoia potrebbe eleggere i propri deputati con Firenze o addirittura Bologna; le regioni più piccole avranno sempre meno eletti. Chi rappresenterà le esigenze delle piccole comunità se coloro che vengono eletti nelle piccole e nelle grandi aree coincidono?”.

Le operazioni di voto per il referendum costituzionale saranno aperte domenica 20 settembre dalle 7 alle 23 e lunedì 21 settembre dalle 7 alle 15. Subito dopo si procederà allo scrutinio.