Ladispoli, intervista a Roberto Battillocchi, politico ed ex Amministratore Comunale

NewTuscia – LADISPOLI – Riceviamo e pubblichiamo.

Un viaggio nel tempo. Una storia personale legata a quella di Ladispoli. In questa intervista Roberto Battillocchi, politico ed ex Amministratore Comunale, fa il punto  sulla città. Come eravamo, come siamo guardando al futuro. “Dobbiamo recuperare il sentimento di comunità”- Di Carla Zironi.

Parliamo delle trasformazioni di Ladispoli delle quali sei stato un protagonista di spicco?

“Ladispoli è Comune dal 1970 e fino a metà  anni 90, abitanti poco più di 10mila. Il turismo cessava di fatto col 31 agosto quando la gran parte delle attività commerciali chiudeva. Anche il pane veniva preso da fuori in quanto la domenica non si poteva panificare. Le scuole erano già insufficienti, i bambini specie in periferia erano costretti in aule realizzare in garages. Le prime Giunte di sinistra dal ‘75 in poi puntarono a realizzare scuole. La città cresceva di residenti ogni anno e la necessità di servizi era incombente e pressante. Nel 1985, quando venni eletto per la prima volta, si realizzò la prima “giunta anomala” del Lazio, DC e PCI, Sindaco l’avv. Siro Bargiacchi. Fu una esperienza avvincente. Di quel periodo ricordo bene tre cose : il Sindaco mi diede incarico di chiudere una vertenza più che decennale con il Comune di Terni al quale avevamo espropriato i locali dell’ex Eca. Riuscimmo a chiudere la questione e realizzammo gli attuali edifici scolastici in via F.lli Bandiera, realizzando poi con la Provincia la scuola superiore.  Altra realizzazione fu la metanizzazione della Città ed anche qui fornii il mio contributo nella scelta del fornitore (Italgas) e nella stesura degli accordi. Terzo ma non ultimo, la discussione preparatoria della zona artigianale che era seguita dai consiglieri Mario Chiera, Angelo Lauria, Rocco Ciampa ed altri. Si discutevano le modalità di realizzazione e quali contributi ottenere. Fu una esperienza esaltante. Ricordo Franco Cucco, consigliere, con Alberto Maddaluno, quando si realizzarono i magazzini per i pescatori di Porto Pidocchio.

Rieletto dal 91 al 2012 ebbi l’onore di essere capogruppo Pds, Ds, PD con colleghi fantastici. Arriviamo al 1997 quando divenne Sindaco Gino Ciogli. Fui nominato Assessore alle Attività Produttive,  Volevamo trasformare la città, creando una vivibilità nuova, con servizi scolastici completi, con attività annuali e non solo stagionali, sviluppare lavoro e ambiente. Lavorammo per dotare la città di uno Statuto con i necessari Regolamenti. Anche qui, con gli altri Assessori e Consiglieri, il Sindaco Ciogli riuscì a suscitare sentimenti di partecipazione, di essere una comunità. In sei mesi frenetici riuscimmo ad assegnare le aree artigianali. Fornendo il massimo aiuto possibile alle aziende che si sarebbero insediate, riuscimmo a raggiungere l’obiettivo. Artigiani che con enormi sacrifici economici iniziarono a realizzare gli opifici, timorosi di abbandonare i vecchi locali per andare ad insediarsi nella nuova area, veri pionieri. Nacque il Consorzio artigianale e tutti insieme realizzarono il loro successo. Così come gli operatori del mercato giornaliero, operanti nella attuale area con banchi mobili e qualche chiosco di latta, videro realizzare il mercato come lo si vede oggi. Vennero realizzate nuove scuole di ogni ordine. Si può dire che non riuscimmo a fare l’università ma ci provammo seriamente con Tor Vergata e quella della Tuscia, avendo acquistato i 18 ha di aree ex IMac e le strutture dell’ex Consorzio Agrario. Su quelle aree potemmo realizzare la zona industriale e commerciale, nonché cederne 2ha per la realizzazione del Posto di Primo Intervento che, sino ad allora era allocato a Palo in locali in affitto, dove oggi fanno le vaccinazioni. Il Pit fu una idea di Santino Esigibili. Lavori pubblici come fognature, strade, un nuovo quartiere come il Cerreto che stava sorgendo tra mille e mille difficoltà. Si era impegnati 24 ore su 24 ma uniti nell’amicizia e negli obiettivi. Ricordo con commozione quando nel 2002 Ciogli venne riconfermato al primo turno. Essendosi poi candidato alla Provincia di Roma, risultò il primo degli eletti nel Consiglio Provinciale. Sarebbe lungo elencare le opere realizzate nei 10 anni, opere che hanno visto l’impegno profondo di tutti gli Assessori  ognuno nel proprio settore e dei Consiglieri.  Valorizzazione del mare, realizzazione del Depuratore, del lungomare, con gli operatori degli stabilimenti insieme ai quali tentammo una ristrutturazione complessiva delle opere tramite i Patti Territoriali ed i Prusst. Un lavoro enorme svolto nel settore sociale, il coinvolgimento delle famiglie, la realizzazione di spazi dedicati ai disabili. Per anni il settore dell’ Assistenza Sociale è stato quello di maggiore spesa. Una spesa a mio avviso ben modulata ma soprattutto che ha portato ragazzi e famiglie a sentirsi parte integrante della nostra comunità.

Come vedi oggi Ladispoli? Di cosa avrebbe bisogno?

“Una città in crescita ha bisogno di tante cose, materiali ed immateriali. Tra le cose materiali inserisco in modo complessivo la manutenzione. È sempre stato il tallone di Achille di tutti. Strade, giardini necessitano di investimenti e questi vanno cercati con decisione anche negli Enti soprastanti quali Provincia, Regione, Stato. Penso occorrano ulteriori plessi scolastici sia per la crescita demografica che per le esigenze di “distanziamento” oggi presenti. Sognavo per le mie figlie ed oggi per i nipoti, scuole ampie, strutture moderne con spazi personali dedicati che potessero evitare il trasporto giornaliero di libri. Resta un sogno. Un problema antico resta la capacità ricettiva cittadina, assolutamente insufficiente per le nostre ambizioni turistiche. Una soluzione che era deliberata in località Punta di Palo, dedicata appunto ad attività ricettive, ha visto modifiche che non condivido. Resta quindi il problema che spero verrà affrontato e risolto nel prossimo futuro. Il bene immateriale è “il sentimento di comunità”. Quello che ti fa sentire cittadino di Ladispoli con orgoglio, che porta tutti a rispettare la cosa comune, a sentirla propria, a sentirci una grande famiglia dove si può discutere anche in modo acceso, con idee diverse, ma sempre con l’orgoglio di essere ladispolani. C’eravamo riusciti a creare quel sentimento ma poi, pian piano si è affievolito col prevalere delle divisioni politiche, con gli egoismi.”

Nei progetti di riqualificazione c’era il porto, divenuto poi approdo turistico, pensi che ce la faremo a dare questa svolta per trasformare Ladispoli da città sul mare a città di mare?

“Tutti noi abbiamo sempre sbagliato nel parlare di “porto”, perché parlavamo sempre e solo di darsena turistica. Credo che abbiamo perso una occasione storica, l’allora bando pubblico ci portò una decina di progetti. Tra questi in Conferenza di Servizi, venne individuato un progetto fantastico, con circa 900 posti barca, un hotel, posto Cap di Porto e CC. Progetto portato e difeso in Conferenza di Servizi presso la Presidenza del Consiglio, dove la Regione della Polverini si oppose con motivazioni inesistenti e fumose. È rimasto in vigore l’altro progetto di darsena fluviale sul Vaccino ma anche qui, che al contrario vede tutti possibilisti, credo ci siano problemi con il proponente… Negli anni ‘70 scrivevo che siamo una città che vive con le spalle al mare e che occorreva girarsi.. Spero riusciremo nell’intento. Credo per concludere che occorra una rivisitazione dei poteri dello Stato e della loro distribuzione. I Comuni debbono avere maggiori poteri. Soprintendenze varie bloccano, sono un freno non sempre giustificato. Stiamo morendo di burocrazia mentre occorre che la politica, nella sua sana accezione, torni ad essere decisiva.”