Asfalto, significativa fonte di inquinamento atmosferico in estate

Kateryna Palazzetti

NewTuscia – VITERBO – Secondo uno studio condotto dai ricercatori (Peeyush Khare, Jo Machesky, Ricardo Soto, Megan He, Albert A. Presto e Drew R. Gentner) della Yale University (New Haven, USA),  Carnegie Mellon University (Pittsburgh, USA) e il Max Planck Institute for Chemistry (Mainz, Germania) pubblicato il 2 settembre 2020 sulla rivista Science Advance l’asfalto è una significativa, ma trascurata, fonte di inquinamento atmosferico. Secondo gli scienziati i comuni asfalti delle strade e dei tetti emettono inquinanti pericolosi, soprattutto nelle calde giornate estive quando le temperature salgono e l’asfalto viene direttamente colpita dai raggi solari.

L’asfalto è una miscela di idrocarburi solidi e semifluidi, una forma di petrolio appiccicosa e nera comunemente conosciuta con il termine bitume che viene impiegata per la pavimentazione di grandi strade, piste di aeroporti e per impermeabilizzare i tetti degli edifici. Quando si pensa all’inquinamento atmosferico e alla qualità dell’aria nelle città la mente corre subito alle emissioni prodotte dalle macchine non tenendo in considerazione gli inquinanti emessi a lungo termine da sorgenti quali strade e marciapiedi.

Sebbene l’industria dell’asfalto sostenga che tutte le potenziali emissioni di sostanze chimiche vengano rilasciate durante il processo di produzione e che le emissioni (EMANAZIONI) dopo la posa siano irrisorie, lo studio condotto dalla Yale University smentisce tale affermazione e dimostra che i composti pericolosi si diffondono nell’aria con continuità nel tempo, aumentando fino al 300% nelle calde e soleggiate giornate estive.

Il team di ricercatori che ha condotto lo studio ha riscaldato l’asfalto fresco ad una temperatura compresa tra i 40° e i 200°C riscontrando che quando la temperatura è aumentata da 40°C a 60°C (livelli comunemente raggiunti nei centri abitati nelle giornate estive) le emissioni totali di inquinanti pericolosi sono raddoppiate, stabilizzandosi ma persistendo dopo un certo periodo di tempo e suggerendo che l’asfalto con il quale entriamo in contatto nella vita di tutti i giorni produca delle emissioni a lungo termine, soprattutto se colpito direttamente dal sole.

Lo studio fa scattare un campanello di allarme sul potenziale impatto che le sostanze chimiche a base di carbonio rilasciate dall’asfalto hanno sulla salute. Ebbene secondo gli scienziati tali sostanze si condensano per formare aerosol organici secondari (polveri sottili), in particolare PM 2,5 (materiale particolato aerodisperso o particolato fine: particelle atmosferiche solide e liquide sospese nell’aria di dimensioni inferiori a 2,5 micrometri) estremamente pericoloso in quanto riesce a penetrare nei polmoni e in alcune circostanze a raggiungere poi il sistema circolatorio, con ulteriori rischi per la salute.

Gli autori dello studio hanno affermato che sono necessari ulteriori studi per determinare la quantità di inquinamento che viene emesso dall’asfalto durante tutto il suo ciclo di vita.