“Rifiuti Covid”: guanti e mascherine nelle reti da pesca

Kateryna Palazzetti

NewTuscia – VITERBO – SOS inquinamento, questa volta a lanciare l’allarme è Fedagripesca Confcooperative che negli ultimi mesi ha raccolto la testimonianza di innumerevoli pescatori lungo le coste italiane. A causa della pandemia l’uso dei dispositivi di protezione individuali monouso, come mascherine e guanti, è aumentato in modo esponenziale, trasformandosi in uno strumento che se non smaltito in modo adeguato arrecherà ulteriore danno all’ambiente.

Non erano sufficienti le bottiglie di plastica, mozziconi di sigaretta, bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie, pannolini e buste di plastica, ora vengono abbandonate lungo le coste, nei centri urbani e sulle strade del bel paese guanti e mascherine utilizzate per limitare la diffusione ed il contagio da Covid-19.

Un problema che colpisce tutti direttamente in quanto le conseguenze della pandemia si riflettono anche sui mari e sugli oceani: sempre più frequentemente i dispositivi di protezione individuali finiscono nelle reti da pesca. Non c’è rischio di contaminazione da coronavirus dato che i dispositivi rimangono in acqua per molti giorni ma, essendo la stragrande maggioranza delle mascherine in poliestere e polipropilene e trattate con sostanze chimiche (plastiche), una volta che si disintegrano si trasformano in micro e nano plastiche che inevitabilmente vengono ingerite dai pesci e, seguendo il corso della catena alimentare, arrivano fin sulle nostre tavole.

È estremamente complesso fare un bilancio preciso ma Fedagripesca ricorda che ogni anno finiscono nelle nostre acque ben 8 milioni di tonnellate di plastica a cui vanno aggiunte, a partire dal 2020, tutte le mascherine, guanti e numerosi altri dispositivi anti Covid-19, arrivando a toccare numeri estremamente preoccupanti.

L’organizzazione no-profit francese Opération Mer Propre, le cui attività includono la raccolta regolare di rifiuti lungo la Costa Azzurra, ha iniziato a lanciare l’allarme già dalla fine del mese di maggio quando i subacquei dell’organizzazione avevano trovato quello che descrivono come “rifiuti Covid”: mascherine, guanti e bottigliette in plastica di disinfettante per le mani che galleggiano e giacciono sui fondali del Mar Mediterraneo.

Con un post su Facebook Laurent Lombard, fondatore dell’associazione Opération Mer Propre, ironicamente chiese “che ne dite di fare il bagno con COVID 19…?” e continuò “sapendo che nella sola Francia sono stati ordinati oltre 2 miliardi di maschere usa e getta, presto ci saranno più maschere che meduse nelle acque del Mediterraneo…!”