Mauritius, sversamento petrolio nelle acque dell’oceano Indiano. Foto: www.aljazeera.com

Kateryna Palazzetti

NewTuscia – Secondo gli esperti saranno necessari più di dieci anni per ripristinare l’ecosistema delle Mauritius dopo che il cargo giapponese Mv Wakashio lungo 300 metri e largo 50, con 4.000 tonnellate di gasolio e olio pesante è rimasto incagliato lo scorso 25 luglio sulla barriera corallina a Pointe d’Esnyal disperdendo nelle acque oltre 1.000 tonnellate di greggio. La petroliera, varata il 9 marzo del 2007, era salpata da Lianyungang in Cina il 4 luglio, dopo uno scalo a Singapore avrebbe dovuto raggiungere il porto di Tubarão in Brasile il 13 agosto.

Tuttavia il 15 agosto è accaduto quello che in molti temevano: la Mv Wakashio, che battente bandiera panamense, si è spezzata in due rilasciando nelle acque cristalline dell’oceano indiano il petrolio restante nei serbatoi che, fortunatamente e tempestivamente, erano stati quasi del tutto svuotati dalle squadre di salvataggio che ininterrottamente per giorni avevano lavorato per pompare le 3.000 tonnellate di materiale non ancora disperso.

Sebbene la maggior parte del carburante sia stata pompata fuori si stima che nei serbatoi della nave siano rimaste 90 tonnellate di greggio, nel momento in cui le condizioni della nave sono peggiorate tanto da provocarne la rottura, che attualmente si stanno sversando nelle acque delle Mauritius compromettendone il fragile ecosistema e provocando un’emergenza ecologica tra le peggiori nella storia del Paese africano che ospita nella barriera corallina ben 1700 specie. Un paradiso tropicale tra i più rinomati al mondo per le sue acque cristalline adesso è ricoperto dalla melma e le sue acque sono fango. Lo sversamento è visibile dallo spazio e l’area interessata raggiunge tra i 15 ei 20 chilometri arrecando notevoli danni anche all’economia dell’isola che si basa prevalentemente sul turismo.

Ha dell’incredibile il preambolo che ha portato al disastro ambientale: nella sera dell’incidente sulla nave cargo si festeggiava il compleanno di un membro dell’equipaggio pertanto avrebbero fatto avvicinare la nave alle isole in cerca di maggiore segnale wi-fi.

Il 7 agosto il Primo Ministro Pravind Kumar Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale affermando che l’isola non è attualmente in grado di far fronte al disastro non avendo a disposizione né risorse né adeguate capacità. Pertanto è stato richiesto aiuto alla Francia: il presidente Marcron ha inviato a Reunion (territorio francese d’oltremare distante 230 chilometri circa dalla Repubblica di Mauritius) squadre di militari, civili e attrezzature.

Il governo delle Mauritius ha annunciato che chiederà all’armatore e all’assicuratore un risarcimento per i danni e la compagnia giapponese Nagashiki Shipping ha confermato di essere disponibile a pagare.

Isabella Pratesi, direttore del programma di conservazione Wwf, afferma che “sulla rotta dell’incidente solo nel mese scorso sono passate oltre 2mila navi con carburante che è tossico. Dell’incidente della petroliera Exxon Valdez del 1989 vediamo ancora danni in organismi marini. Negli ultimi decenni – conclude Pratesi – abbiamo perso il 50% delle barriere coralline a livello mondiale a causa del riscaldamento degli oceani”.