La visita dei presidenti Mattarella e Pahor a Basovizza per rendere omaggio alle vittime delle Foibe, in segno di riconciliazione tra l’Italia e la Slovenia

Stefano Stefanini

NewTuscia – È in corso di svolgimento la storica visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo omologo sloveno Borut Pahor. È stato predisposto un grande dispositivo di sicurezza, che si avvale di 300 persone giunte anche da fuori città, con reparti specializzati. La visita è breve – dalle 11 alle 16 circa – ma intensa, con tappe cariche di significati fortemente orientati alla riconciliazione tra i due Paesi.

Dopo lo scambio di saluti a Villa Opicina, per la prima volta il più alto rappresentante di una nazione nata dalla disgregazione della ex Jugoslavia rende omaggio alle vittime italiane delle foibe.

Successivamente i presidenti Mattarella e Pahor depositeranno una corona, con i nastri dei suoi Stati, al cippo di Basovizza, inaugurato nel settembre 1945 per ricordare quattro giovani antifascisti della minoranza slava condannati dal Tribunale speciale e fucilati nel 1930.

È prevista quindi la firma del protocollo per il passaggio della proprietà del Narodni Dom a una fondazione costituita dalle associazioni che rappresentano la minoranza di lingua slovena.

Allo scrittore sloveno, naturalizzato italiano, Boris Pahor, saranno conferite onorificenze dal Capo dello Stato Mattarella e dal presidente Pahor. La giornata si concluderà con l’incontro, nella sede della Regione, fra Mattarella e i rappresentanti delle associazioni esuli.

In riferimento ad alcune notizie che parlano di tricolore ammainato alla Foiba di Basovizza, l’ufficio stampa del Quirinale ha precisato che oggi la bandiera italiana sarà regolarmente al suo posto. Erano stati in particolare esponenti di Fratelli d’Italia e il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia a rilanciare questa eventualità contestandola aspramente.

Un nostro commento. Dalle commemorazioni che ormai da anni si stanno opportunamente svolgendo, assistiamo ad una riscoperta di memoria storica e di ricordo di eventi luttuosi di massa e di crimini contro l’umanità come il Giorno del Ricordo delle Foibe del 10 febbraio e come l’Olocausto del popolo ebraico che viene commemorato ogni 27 gennaio.

Queste due date secondo noi devono finalmente unire le diverse anime ideali e politiche, per far sentire i Cittadini italiani e le nazioni coinvolte negli incommensurabili orrori etnici, davvero uniti sotto un’unica Bandiera, pur nelle diverse espressioni ideali e sottolineo ideali e non di “portatori di interessi di parte”.

Per ricordare i 20mila martiri delle foibe, vittime del genocidio messo in atto dai partigiani di Tito, dal 2004 è stato istituito in Italia il Giorno del Ricordo delle Foibe.

Ripercorrere le varie Storie di Guerra per la Pace” un modo per rappacificare ed unire tutti gli Italiani e i popoli ieri nemici e oggi alleati per una Pace presupposto di Prosperità e Sviluppo collaborativo.

Ripercorrere – lo sottolineiamo tutti insieme, le forze politiche di varia tendenza, i Cittadini e il Popolo italiano nel suo insieme e in modo speciale i giovani alunni dei nostri Istituti Scolastici –  le varie “Storie di Guerra per la Pace”, dove gli ex combattenti e gli ormai pochi sopravvissuti agli eccidi di massa hanno modo di raccontare le loro storie di guerra e di violenza vissuta, per fare in modo che tutto questo non debba più accadere.

Purtroppo nel mondo, e spesso nelle nostre città a pochi passi da noi, si registrano ancora oggi atti di razzismo o di intolleranza verso qualche individuo, su persone che mostrano soltanto diversità culturali, ideali, religiose, razziali, secondo la definizione che appare nella Costituzione Repubblicana Italiana o addirittura fisiche.

Tutti, ospitati e ospitanti, devono concorrere ad un “reciproco rispetto” nella legalità, nel lavoro, in condizioni umane e non nel degrado.

Per questo sono lodevoli e vanno incrementate le iniziative che coinvolgono cittadini studenti e insegnanti di tutte le scuole d’Italia per riconsiderare un messaggio importante che tutti i cittadini  dovranno accogliere:  il richiamo alla vita e al percorso delle vittime innocenti di Genocidi  perpetrati nel  nome delle “ideologie razziste “deve  essere adeguatamente considerato e ricordato in quanto rappresenta  l’occasione privilegiata per fa sentire i nostri ragazzi “cittadini giusti” contro ogni forma di discriminazione, nel rispetto reciproco tra individui e dei diritti e doveri sanciti dalla Costituzione Repubblicana.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Foto www.quirinale.it

Dagli archivi giornalistici abbiamo riscontrato che il 6 novembre 1997 quando a Viterbo si parlò per la prima volta delle Foibe, con un convegno organizzato dal” Circolo Reale della Tuscia” con il patrocinio del Comune d Viterbo.

“Si parlò di Foibe non più come delle cavità carsiche, ma di Foibe come le tombe di tanti Italiani in cui le orde titine comuniste gettarono i nostri Connazionali colpevoli solamente di essere Italiani.”

Il dramma continuò con lo spostamento degli esuli Italiani nel suolo italiano che, dopo aver abbandonato con molte peripezie le terre italiane della ex Jugoslavia, si videro sbeffeggiati e internati da un governo accondiscendente verso i cosiddetti alleati comunisti.

Sono passati da quel convegno solamente venti anni e la Città di Viterbo, come altri comuni della Tuscia, in particolare va citato Vasanello, hanno sempre tenuto vivo il ricordo di quei tragici avvenimenti con cerimonie, convegni, mostre e a Viterbo l’intitolazione di una piazza con un cippo commemorativo dedicato a Carlo Celestini.

Dal 2004 lo Stato Italiano ha finalmente riconosciuto l’immane tragedia delle Foibe, istituendo la Giornata del 10 febbraio quale “giorno del ricordo” in onore di tutte le vittime delle Foibe.

Concludiamo con una proposta: che ogni comune della Tuscia celebri sia il Giorno del Ricordo delle Foibe del 10 febbraio, come l’Olocausto del popolo ebraico che viene commemorato ogni 27 gennaio. In particolare proponiamo di preparare adeguatamente le ricorrenze del 25 aprile, del 2 giugno e del 4 novembre come Giornate di celebrazione, di apprendimento e di riflessione collettiva di radici storiche su cui costruire il presente ed il futuro, che guardino ad una Prospettiva di Pace, di Dialogo di Collaborazione socio economica tra i Popoli, in particolare in questo periodo di “lotta” internazionale contro la pandemia Covid e di Ripartenza, evitando gli errori del passato.