Il caso Berlusconi. Lottare contro la mala giustizia, come la mala amministrazione con un efficace sistema dei controlli

Stefano Stefanini

Il caso del “ravvedimento” postumo di un magistrato di Cassazione in relazione alla condanna “pilotata” e su commissione del presidente Silvio Berlusconi e la conseguente sue estromissione dalla politica attiva, qualora (lo diciamo per eccesso di prudenza e rispetto dei lettori) fosse processualmente appurata, portando alla necessaria “revisione” del relativo processo con eventuale riabilitazione (risarcitoria) della persona ingiustamente condannata,  costituisce un ulteriore tassello – unitamente al gravissimo scandalo che vede coinvolto l’ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Palamara – sulla gravissima crisi di autorevolezza e credibilità della Magistratura, ma non di tutta la Magistratura.

Queste ombre  ovviamente non coprono la stragrande maggioranza del Corpo Giudiziario – in cui operano  validissimi e coraggiosi Magistrati – impegnati quotidianamente, insieme alle Forze dell’Ordine e con le  funzioni proprie con l’Avvocatura, nella lotta alle tante illegalità che attanagliano la vita pubblica e privata del nostro Paese.

Mi si permetta una prima osservazione preliminare. Ciò’ che caratterizza oggi l’azione pubblica, ma anche l’iniziativa imprenditoriale e privata, e’ la mancanza di controlli efficaci che portino ad individuare responsabilità civili, amministrativo-contabili e penali, con rapidi provvedimenti nei confronti dei funzionari infedeli.

La sostanziale inappropriatezza dei controlli e una sostanziale impunità di mala gestioni portano all’inefficienza delle azioni pubbliche e dei privati, nonostante l’impegno di tanti funzionari e lavoratori delle varie categorie economiche.

Occorre ripristinare una  funzione di controllo moderna, immediata, “leggera nelle procedure”, svincolata dalla burocrazia che soffoca  l’efficacia dell’azione pubblica e dell’imprenditoria privata, eviterebbe i nodi, i ritardi, le inefficienze che troppo spesso caratterizzano sia le funzioni  legislative e amministrative, che i processi civili e penali.

Anche la Magistratura soffre di mancanza di controlli efficaci e obiettivi, controlli – non corporativi o parziali – del suo organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura, a cui tempestivamente e non con ritardo spesso consapevole,  pervengono anomalie, travisamenti, inefficienze, dubbi comprovati sull’obiettiva ed efficiente amministrazione della giustizia, per essere rapidamente sanate, perseguendo severamente i responsabili .

Come potere autonomo dell’Ordinamento Repubblicano  e’ assurdo e inconcepibile che l’azione giudiziaria di una minoranza  e sottolineo  assoluta minoranza di magistrati si trasformi addirittura in arma di offesa politica.

Colpisce nelle parole dell’alto magistrato oggi scomparso, come non si sia potuto o voluto opporsi alle “direttive” illegittimamente calate dall’alto.

In tutte le funzioni pubbliche, come in quelle private, il coraggio e la dignità professionale e umana dell’individuo – nella denuncia di irregolarità opportunamente tutelata in sicurezza dallo Stato devono prevalere sui soprusi e sulle pressioni, da qualsiasi parte provengano.

La funzione giudiziaria e’ una delle più delicate e impegnative del nostro ordinamento, per questo esige, oltre ad una qualificatissima preparazione, un particolare “animus”: un equilibrio, un’imparzialità e una capacità di autonomo giudizio che devono prevalere sulle “cordate”, sulle divisioni correntizie, che non devono mai sconfinare nell’arbitrio, nell’esecuzione pedissequa di volontà altrui, ancora peggio per ledere gravemente l’ultimo dei cittadini, come gli uomini rivestiti di potere o i potentati.

Non per nulla un grande maestro del Diritto, Salvatore Satta, sul cui testo la mia generazione ha preparato l’impegnativo esame di Diritto processuale civile, nei suoi testi “ Il mistero del processo” e “ Il giorno del giudizio” sosteneva la gravità e l’impegno del giudizio in ogni stato o grado del processo: “chi può arrogarsi il diritto di giudicare un uomo?”

Ne Il mistero del processo”  il raffinatissimo giurista Salvatore Satta si domanda : Ma il processo? Ha il processo uno scopo? Non si dica, per carità, che lo scopo è lattuazione della legge, o la difesa del diritto soggettivo, o la punizione del reo, e nemmeno la giustizia o la ricerca della verità: se ciò fosse vero sarebbe assolutamente incomprensibile la sentenza ingiusta, e la stessa forza del giudicato, che copre, assai più che la terra, gli errori dei giudici”.

Parole certo sconfortanti, alle quali si potrebbe ribattere che compito del processo è quanto meno il tentativo della ricerca della verità.

Esse mettono ben in evidenza, tuttavia, un fatto incontestabile, ossia che la giustizia umana  è una  “giustizia processuale”, quella risultante dal processo e dalle forme e regole in cui esso si sostanzia.

Ma gravissimo e intollerabile e’ lo svolgimento spesso anomalo o negligente del potere di controllo del Consiglio Superiore della Magistratura – mancato o negligente controllo che si riscontra in altre pubbliche funzioni o in settori privati –   quando  le “correnti” della magistratura in seno al CSM degenerano in  strumenti politici e di cordata,  il carrierismo esasperato, i casi di malagiustizia spesso non saliti alla ribalta della cronaca, lo strumento giudiziario penale usato da alcuni magistrati “collusi” con poteri politici come strumento di vere e proprie battaglie contro esponenti politici di diverso “colore”.

Secondo noi  i cittadini elettori e le forze sane della politica e della società civile ed economica, i giovani in particolare, devono esigere una riforma generale di effettiva semplificazione ed efficientamento della giustizia, come dell’amministrazione statale nella sua interezza, sia essa burocratica, sia nell’esecuzione delle attività pubbliche ( pensiamo agli iter approvativi, alle opere pubbliche eseguite male in ritardo, alla mancanza di una “cultura e cura manutentiva” del territorio ( salvaguardia idrogeologica e ambientale) del patrimonio statale (es. edilizia scolastica, viabile e stradale, sanitaria, carceraria), delle reti informatiche e soprattutto  dei sistema controlli di ogni grado.

Se manca il controllo pubblico leale , onesto ed efficiente ne risente tutto il sistema, poiché si perdono le responsabilità amministrative, contabili, penali e civili di chi amministra risorse pubbliche, derivanti dalle tasse versate dai cittadini e dalle imprese.

Confido comunque che la Magistratura, sulla scorta delle ultimi accadimenti, abbia nel suo interno le risorse e le capacità per svolgere al meglio la funzione di tutela della giustizia e con la Magistratura, i poteri Legislativo ed  Esecutivo  centrale e territoriale possano contribuire con forza e volontà ad elevare il Popolo italiano verso nuovi traguardi di sviluppo.

Le classi dirigenti dovranno essere all’altezza nell’esempio di dedizione al Bene Comune.

Altrimenti difficilmente potremo in camminarci verso un nuovo Rinascimento di benessere e diffusa qualità della vita .