Sgarbi torna in Aula e chiede ufficialmente una commissione sui rapporti magistratura-politica-mafia. “Dissi trojan non troia…”

Gaetano Alaimo

NewTuscia – ROMA – Vittorio Sgarbi, dopo l’espulsione dall’Aula per decisione della presidente di turno Mara Carfagna per il presunto turpiloquio nei confronti della collega di Forza Italia Giusi Bartolozzi, è tornato stamattina alla Camera per chiarire la vicenda e richidere l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per la vicenda di Palamara e, in ultimo, lo scoop fatto da Il Riformista. Che, riportando delle conversazioni ambientali di Amedeo Franco (relatore della sentenza di condanna nel 2013 della Cassazione contro Silvio Berlusconi) con lo stesso Cavaliere (e non riferite prima per volontà degli avvocati di Berlusconi per rispetto al Magistrato), di fatto chiariscono una quantomeno azione poco giuridica e molto sull’uomo Berlusconi dei Magistrati al momento di emettere la sentenza (l’unica) di condanna all’ex presidente del Consiglio.

Vittorio Sgarbi ha, di fatto, “sputato” tutto ciò nel suo intervento in Aula che gli è costato l’espulsione, paradossalmente propria da una sua collega azzurra magistrato. Giusi Bartolozzi.

Sgarbi ha detto, rivolgendosi alla Presidenza, di avere fatto delle dichiarazioni in astratto e non nei confronti dell’intera categoria dei magistrati, similmente a quello che facero i Cinque Stelle con i “Vaffa day”. Tra l’altro “le parole trascritte sono diverse rispetto a quello che si sento nell’audio – dice Sgarbi – che è molto chiaro sul battibecco con la collega che aveva contestato la mia citazione del presidente Francesco Cossiga, solennemente dichiarata come riferimento a una visione generale espressa in questa aula molte volte da Pannella, ossia essere la Magistratura, in alcuni suoi aspetti, una cupola mafiosa e partitocratica”.

Sgarbi si è difeso dicendo di avere citato due autorità della Repubblica, Cossiga e Pannella, e non di avere voluto direttamente e specificamente criticare tutta la categoria dei Magistrati ma “a quelli che fanno parte di questa cupola”.

Quindi lo scoop de Il Riformista: “Oggi leggevo sui giornali – ha continuato Sgarbi – che il direttore del Riformista (ha riportato, ndr) che un magistrato che partecipava al Collegio che ha condannato Berlusconi, pentito, ha detto che quella condanna è stata assolutamente ingiustificata e senza fondamento. Pentito è d’altra parte anche Palamara”.

Quindi la richiesta di Sgarbi di una Commissione d’inchiesta sui presunti intrecci tra Magistratura e Politica. “Quindi in questo assetto – continua il sindaco di Sutri – l’idea di una Commissione parlamentare per verificare questi dati di collusione tra politica e mafia e la magistratura mi sembra assolutamente fondamentale, visto che è stata fatta anche per la P2 che ebbe un’incidenza molto minore sulla struttura istituzionale dello Stato”.

Sgarbi ha concluso il suo intervento dicendo che l’epiteto “troia” lui non l’ha mai pronunciato nell’intervento per cui è stato espulso, ma bensì disse “trojan”, metodo informatico che permette di “spiare” da un telefonino il proprio proprietario. “Voglio aggiungere che in ordine al tema centrale di cui si parlava in quel decreto (Carceri, ndr) mi viene attribuito un termine che io non ho detto, il termine è troia. Io ho detto trojan, e mi pare assolutamente legittimo, fa riferimento a quello strumento illiberale che ha portato a registrazioni tra quelle che riguardano Palamara. Quindi, contestualmente, l’una parola ha a che fare con il Movimento Cinque Stelle, l’altra non è quella che ho pronunciato, e si può verificare al confronto tra la registrazione audiovisiva e il resoconto stenografico di chi, evidentemente, non ha sentito completamente le parole. Ho testimoni che hanno sentito trojan e non troia e questo mi sembrava dovesse rimanere agli atti come testimonianza della verità”.