Se l’allievo batte il maestro: Andrea Scanzi e i numeri…

Gaetano Alaimo

NewTuscia – “Scusami Giuseppi, non sapevo che avessi una diretta in contemporanea. Sono stato mal consigliato da Feltri e Senaldi. Giuro che non lo farò mai più”.

In queste poche parole c’è la summa del numero uno dei numeri uno: Andrea Scanzi. I dati sono lì a testimoniarlo, è il giornalista di gran lunga più seguito sui social e, nella Tuscia, ad annunciarlo c’è il suo profeta Filippo Rossi, già citato in un post dallo Scanzi nazionale.

Scanzi è il numero uno dei numeri uno, come detto, e quale occasione più infinita che confermarlo ai suoi 4 miliardi di fans nel confronto con quello che per i più, ora, sarebbe il numero uno, ovvero il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sì, proprio  lui, quel “Giuseppi” che è il politico di riferimento, anzi, l’idolo dello stesso Scanzi? Una domanda: ma chi è, allora, il vero numero uno? Conte o Scanzi? Qui non si tratta di un derby, ma di una sfida in casa. Il maestro contro l’allievo? Forse. E, come si sa, il sogno dell’allievo è sempre stato quello di battere il maestro. E quale occasione più ghiotta di un confronto sui numeri, che sono l'”orgasmo” per eccellenza del numero uno dei numeri uno Andrea (numero 1) Scanzi?

Ebbene. La foto e il post dicono tutto: l’allievo dimostra con i fatti di vincere sul maestro, con l’ironia e la sagacia che gli sono propri.

Andrea Scanzi si può definire il giornalista tutto d’un pezzo, anzi, più che altro tutto diritto, nel senso che ha un po’ la fissazione per alcuni personaggi che bersaglia 24 ore su 24 e anche di più, se potesse cambiare le leggi della fisica. Tra questi la sua ossessione è Matteo Salvini, nuovo nemico giurato del nostrano Scanzi Filippo Rossi, prossimo leader della nuova e buona destra. Scanzi ci ha scritto anche un libro dei record, “Il Cazzaro verde”: non può fare a meno di lui. Ma se il leader della Lega è la fissazione di Scanzi, Renzi è l’altro bersaglio oggetto del lancio di freccette del nostro numero uno dei numeri uno. Non può fare a meno neanche di lui un giorno sì e quell’altro pure.
Stessa storia con i suoi competitors, su tutti Nicola (“poro”) Porro, che Scanzi, l’8 giugno scorso, ha bacchettato in un post:

“Ed è ancora poraccitudine moment per il poro Porro. Pur di guadagnarsi il plauso sparuto di tre fasci e quattro disagiati, attacca la splendida manifestazione in memoria di George Floyd mettendola in contrapposizione con i cassaintegrati (che peraltro si scrive tutto attaccato, capra). Il solito benaltrismo destrorso e ottuso, tipico di chi intellettualmente è alla canna del gas di default. Fa quasi tenerezza. Daje Nicola, che se continui così il busto bronzeo del Duce te lo regalano. O anche solo un giro di spritz con Feltri. Ti sia lieve l’insignificanza”.

Sommando la foto in cui Scanzi dà i numeri (quelli che gli valgono il primato anche sul suo mentore “Giuseppi”) e l’astio verso il “poro” Porro, non si può che applaudire il “fenomeno” (altro epiteto che usa spesso negli attacchi ai vari sventurati di turno) Scanzi che, alla fin fine, ha creato un nuovo genere giornalistico che lo riconcilia una volta per tutte con la Lega dell’allora Bossi (non del cazzaro verde che odia tanto): il giornalismo di chi ce l’ha più duro!