Lotta a caporalato ed agromafie. I comuni italiani pronti ad assistere i lavoratori agricoli per il trasporto e l’alloggio

di Stefano Stefanini

NewTuscia – questi giorni in cui si sta attuando la riforma della regolarizzazione del lavoro dei braccianti stagionali, che avrà sicuri riflessi sulla lotta al caporalato ed allo sfruttamento  dei lavoratori irregolari.

Il provvedimento sui braccianti stagionali  nelle finalità dei promotori  mette al centro il lavoro regolare e la tutela dei lavoratori italiani e stranieri. Non ci sarà inoltre alcuno sconto, alcun ‘condono’ penale o amministrativo, per chi ha sfruttato lavoratori stranieri. Lo sfruttamento del lavoro irregolare non è solo un reato particolarmente odioso, ma i soggetti che lo praticano agiscono in regime di concorrenza sleale, in barba a tanti imprenditori onesti, come affermato nel dibattito

Il ministro dell’Agricoltura, Teresa  Bellanova, ha precisato che il provvedimento “ intende dare concreta risposta a tanti lavoratori che si trovano in condizione di difficoltà inimmaginabili. Non è il momento per farne una questione di partiti o di giochi di potere: qui si tratta di diritti umani, della dignità di tantissime persone ridotte in condizioni simili alla schiavitù”.

In un’intervista ad Open il ministro Bellanova ha precisato: “pensiamo a tutti i lavoratori stagionali che non potranno venire dall’Est Europa per lavorare nei nostri campi. Allora bisogna dare gli strumenti agli immigrati che sono già in Italia per lavorare nell’alveo della legalità. Altrimenti o le aziende chiudono perché non c’è manodopera, oppure ci assumiamo la responsabilità di lasciare queste persone nelle maglie dell’illegalità. Così non riusciremo nemmeno a tracciare questi lavoratori per eventuali profilassi per il virus”.

Riguardo alle categorie soggette a regolarizzazione il ministro dell’Agricoltura ha precisato: “dipendesse da me la farei valere per tutti i lavoratori vista la situazione di emergenza. Poiché ci sono, però, settori più fermi di altri e bisogna portare avanti la mediazione tra tutte le forze di governo, siamo arrivati alla conclusione di regolarizzare soltanto lavoratori agricoli, badanti e colf”.

Ricordiamo che il capitolo sulla regolarizzazione dei lavoratori stagionali è contenuto nel Decreto Legge Rilancio.

Il tema della lotta al caporalato va affrontato con grande attenzione e con una logica di sistema, visto che qui si gioca una partita importante per il nostro Paese: “I comuni Italiani dell’Anci sono in prima linea nella gestione di questo progetto che ha sposato con grande passione ed entusiasmo. Come Comuni siamo pronti a metterci in gioco lavorando innanzitutto su due temi: quello del trasporto e quello dell’alloggio dei lavoratori, approfondendo le esperienze già realizzate sull’housing sociale”. 

Lo  ha detto il Presidente del Consiglio nazionale Enzo Bianco, intervenendo alla presentazione del progetto Lavoro stagionale dignità e legalità promosso qualche mese fa dalla Fondazione Osservatorio Agromafie, insieme a Coldiretti e appunto lAnci per contrastare il caporalato nel lavoro stagionale in agricoltura.

L’iniziativa è stata illustrata a Roma, nella sede di Coldiretti, nell’ambito di un convegno con la partecipazione del presidente di Coldiretti Ettore Prandini, dei ministri dell’Interno Luciana Lamorgese, dell’Agricoltura Teresa Bellanova, della Giustizia Alfonso Bonafede, del Lavoro Nunzia Catalfo e degli Esteri Luigi Di Maio. Presenti anche il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, che è coordinatore del progetto, e Gian Carlo Caselli, membro del comitato scientifico di Agromafie.

Ricordiamo che anche nella Tuscia si sono manifestati fenomeni di caporalato e più in generale di  sfruttamento del lavoro agricolo, fenomeni sfociati nellaggressione subita da sindacalisti e giornalisti impegnati in una campagna di informazione e sensibilizzazione dei lavoratori agricoli, in prossimità dei fondi agricoli ove svolgevano la loro attività.

Recentemente si è svolta a Viterbo una  mobilitazione promossa dai braccianti agricoli il 21 maggio scorso, a cui ha aderito tra l’altro  L’ Arci Viterbo, contro lo sfruttamento e il caporalato. Nel comunicato dell’Arci si legge: “Nonostante le continue denunce, inchieste e rapporti che documentano un fenomeno che riguarda quasi mezzo milione di persone, le iniziative legislative e gli interventi istituzionali non riescono ad arginare un fenomeno vergognoso che affonda le sue radici nella storia del mondo del lavoro. Ancora nei giorni scorsi  nelle campagne dell’agro pontino un imprenditore ha massacrato di botte un bracciante, dopo averlo licenziato e cacciato dal lavoro. Episodi che si ripetono in continuazione e in tutte le aree agricole del paese.

Sempre l’Arci Viterbo ha denunciato: “La Tuscia ha registrato negli ultimi mesi un crescendo di denunce di datori di lavoro per il reato di sfruttamento introdotto dalla Legge 199/2016 che dimostra chiaramente come il fenomeno non riguardi solo il Sud del paese, ma sia entrato prepotentemente in tutte le realtà in cui vi sono imprenditori senza scrupoli, intermediari e professionisti che li supportano e mano d’opera vulnerabile da sfruttare”.

Lobiettivo del progetto dei Comuni Italiani Anci,  sul trasporto e l’alloggio  dei lavoratori, è quello di migliorare la disciplina e gestione del lavoro stagionale, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, di consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale.

Secondo Anci si partirà da tre aree di sperimentazione (Saluzzo, Latina e Foggia) dove si cercherà di sviluppare nuove regole condivise che consentano di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro legali da parte dei lavoratori stagionali.

Come Comuni – ha evidenziato ancora Bianco – vogliamo fortemente contribuire ad estirpare la piaga del caporalato soprattutto in alcune zone del Paese dove è clamorosamente in mano alla criminalità organizzata.

Le amministrazioni comunali sono interessati a questo progetto per due motivi fondamentali.

“Da un lato “siamo consapevoli che un clima di illegalità diffusa crea condizioni che minano la stessa convivenza civile; dall’altro – ha spiegato l’esponente Anci – sappiamo che in questo momento il Paese vive il problema drammatico dell’abbandono delle campagne e dei piccoli borghi. Sostenere un progetto simile aiuterà sicuramente a contrastare un fenomeno irreversibile che mette a rischio persino la tenuta idrogeologica del territorio”.

Il Viminale è molto impegnato nel contrasto del caporalato che è un tema complesso che chiama innanzitutto in causa molti diritti garantiti dalla Costituzione, della persona, al lavoro dignitoso fino alla libertà di impresa e concorrenza”, ha affermato il ministro dellInterno Luciana Lamorgese.

La sua complessità “è legata al fatto che il fenomeno non nuoce solo alle vittime dello sfruttamento, ma anche ai territori dove si concentra provocando il deterioramento delle condizioni di sicurezza aggravato dalla presenza di insediamenti irregolari di lavoratori”. Per questo secondo il ministro la vera sfida per estirpare il fenomeno passa “da una programmazione delle misure già esistenti che hanno bisogno di essere implementate adeguandole alla realtà che muta”.

Il tema del caporalato è trasversale riguardando il consumatore, la leale concorrenza, la tutela salute e del made in Italy e ma anche i flussi migratori”, ha affermato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede richiamando tutti ad un impegno sinergico, visto che non può essere affrontato a compartimenti stagni”.

Il ministro ha annunciato anche che nel prossimo consiglio ministri sarà presentato un ddl in materia di illeciti agroalimentari che prevede due tutele per la salute pubblica e per le imprese contro condotte fraudolente nel settore alimentare (come agropiraterie).

Da parte sua il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha sottolineato limpegno del suo ministero nel contrasto al caporalato. Appena mi sono insediata ho subito attivato un tavolo interministeriale su questo fenomeno coinvolgendo tutti i soggetti coinvolti. Proprio dando seguito a tale azione, giovedì prossimo – ha annunciato – verrà approvato un piano triennale di contrasto che interverrà su 10 assi specifici di azione, stanziando 85 milioni di euro per la sua attuazione”.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ricordato come il “Comitato interministeriale del ministero ha adottato un piano quinquennale 2016-2021 – che fa dell’Italia il primo paese – come strumento di monitoraggio per andare incontro alle esigenze delle aziende con attenzione alla tutela dei diritti umani”. “Le mafie si combattano assieme, con un impegno congiunto tra imprese e società civile.

Sul sito dell’Anci Angela Gallo e Giuseppe Pellicanò  riferiscono come il Ministero degli Esteri promuova, in questa direzione, la responsabilità sociale d’impresa e modelli di prevenzione della corruzione”, ha concluso Di Maio.

Il vero elemento di rottura di questo progetto – ha evidenziato il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi – è che non nasce dai buoni sentimenti ma ha dietro di sé la forza del milione e mezzo di imprenditori iscritti alla Coldiretti che vogliono assumere legalmente e in condizioni eque e sicure.

Accanto a loro – ha evidenziato – vi è la forza istituzionale degli 8 mila Comuni che con le esperienze già realizzate con i fondi del Pon Sicurezza potranno aiutarci ad affrontare le questioni centrali del trasporto e dell’alloggio dei lavoratori”.

Il fenomeno del caporalato è strutturale nel sistema e va affrontato con una strategia di sistema. Bisogna intervenire non con misura singole o di breve periodo, ma con interventi di lungo respiro” ha osservato da parte sua lex magistrato Gian Carlo Caselli, che fa parte del comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Agromafie”.

Per Caselli “la battaglia ingaggiata contro questo fenomeno ha certo fatto degli importanti passi in avanti con la nuova legge, ma ora bisogna fare qualcosa di più e di diverso, partendo dalle tre aree pilota. Se funziona lì potrebbe essere esteso altre aree per regolarizzare la presenza dei lavoratori rendendola più sicura anche rispetto alle esigenze dei datori di lavoro”.