L’enciclica “Laudato si'” di Papa Francesco attuale nell’epoca del Coronavirus

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Sono trascorsi cinque anni  anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ indirizzata ai Fedeli  da papa Francesco il 24 maggio 2015, la “riflessione insieme gioiosa e drammatica” che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa, non meno che nel pensiero ecologista.

Hic et nunc,  qui ed ora, quando la pandemia sembra circoscritta, ridimensionata, ma non ancora definitivamente vinta ci ritornano  al pensiero ed all’azione le parole cruciali della Lettera Enciclica che caratterizzerà universalmente l’epoca che stiamo vivendo:

“Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere equità in un ambiente degradato”, come una “sentinella del mattino” scriveva allora il pontefice, esponendo in modo potente e chiaro i principi di un’ecologia integrale.

Le Comunità Laudato si’, comunità che sono nate nel 2018  dall’iniziativa del vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili e del fondatore di Slow Food Carlo Petrini, vogliono tradurre in azioni concrete, chiamando tutti a un nuovo protagonismo sui temi ambientali.

Nel 2018 mons.  Domenico Pompili, riprendendo il tema centrale dell’enciclica – come riportato dall’Agenzia Giornalistica ASCA – sottolineava come “la provocazione di Laudato si’, non ancora del tutto recepita, è nell’idea che la visione ecologica dell’ambiente implichi una relazione a più vettori con il Creato, con le persone e con Dio, cioè una visione olistica (attitudine naturale alle interrelazioni nella dimensione in cui il tutto e’ più della somma della parti di cui il tutto e’ composto)”.

Aver messo in stretta connessione il tema della giustizia sociale con il tema dell’ecologia è la grande acquisizione della Laudato si’: “A partire da questo principio, lanciamo un appello a tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti”, ha detto l’ex portavoce Cei a quanto riportato dalla Nuova Ecologia.

“Le Comunità Laudato si’ sono lo strumento pratico che da oggi intendiamo proporre a chi vorrà essere della partita”, continua il vescovo di Rieti. Scopo di ogni Comunità sarà di diffondere in piena autonomia l’educazione ai temi dell’ecologia integrale, della giustizia sociale e della solidarietà attraverso eventi, conferenze, laboratori, corsi, pubblicazioni, scambi e iniziative sul territorio”…

 Con i contributi delle diverse Comunità in ogni parte del mondo, ad Amatrice nascerà un centro studi internazionale denominato Casa Futuro – Centro Studi Laudato si’, dedicato alle tematiche ambientali e alle loro ricadute sociali: “E’ l’obiettivo che ci siamo dati per i primi tre anni. Partiamo da una terra ferita dal terremoto, che attende impazientemente di essere non già ricostruita, ma piuttosto rigenerata”, aggiunge il vescovo di Rieti.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, aveva predisposto una presentazione del testo della  “Laudato si” da cui estrapoliamo alcuni brani   più significativi per inquadrare l’impatto individuale, sociale ed economico dell’Enciclica sociale di Papa Francesco, pietra miliare dei Valori universali di tutela  della vita in ogni sua forma e dell’ambiente da tutelare in un’ottica di ecologia integrale uomo-natura.

Papa Francesco, alla fine di questa enciclica, prima di proporre le due preghiere conclusive (bellissima ed epocale la Preghiera per la nostra terra al n. 246), sostiene di aver compiuto una «riflessione insieme gioiosa e drammatica». Mi sento di dire, però, che è la gioia a prevalere – e lo affermo da lettore non credente – seppur i presupposti siano profondamente dolorosi. È la gioia di poter credere in un cambiamento rivoluzionario, e in una nuova umanità.

(…) Quest’enciclica, infatti, è innanzi tutto una dura ma obiettiva presa di coscienza sulla realtà della nostra casa comune, la terra con il suo Creato. È lucidissima nell’analisi di quanto danno abbiamo fatto alle cose e alle persone impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse all’economia e l’economia alla tecnologia. Nella sua prima parte lo scritto è un perfetto riassunto, altamente educativo, della situazione in cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua (l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è senza appello, cfr n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza. Un quadro che non lascia spazio a dubbi, neanche scientifici: «Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere un dialogo onesto fra gli scienziati, rispettando la diversità di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (n. 61). Ci parla della realtà e dalla realtà parte per le considerazioni successive.

(…) La novità sta innanzi tutto nel messaggio davvero universale di cui si fa portatore Francesco: egli intende parlare anche a chi professa altre fedi e ai non credenti, si rivolge a tutti.

(…) Nell’esortazione a coltivare e custodire, al di là di un epocale senso filosofico e teologico che sta tutto nella definizione di «ecologia integrale», si intravedono anche alcune stringenti questioni che si possono definire politiche: hanno una dirompenza tale da spingerci senza tante possibilità di scelta a un mutamento radicale, che dovrà rinnovare sia l’uomo sia le cose fatte dall’uomo.

Nel testo di Francesco non mancano riferimenti chiarissimi e trasparenti a un sistema tecno-finanziario che non funziona e che dimostra ogni giorno la sua incompatibilità con una società armonica e giusta.

Non solo, ma la centralità della politica, intesa come la capacità di disegnare il mondo che vogliamo e di compiere le scelte necessarie per realizzarlo, è riaffermata dal Santo Padre proprio a fronte di un momento storico in cui l’inseguimento quasi spasmodico del profitto impedisce che i governanti prendano decisioni lungimiranti, capaci di immaginare un futuro oltre le scadenze elettorali.

(…) L’enciclica ci chiede di partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua, dall’agricoltura e dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però immediatamente comprende anche l’uomo e non può più tollerare le ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e sorelle. Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi biblici, e che oggi ci richiede una «conversione» (n.216).

(…) Credo che questa enciclica scontenterà molti potenti (per esempio con il riferimento alle monocolture, al potere delle multinazionali del cibo e delle sementi, la riflessione sugli OGM), e per questo forse sarà aspramente criticata da alcuni, ma è quanto una moltitudine enorme di esseri umani chiedeva e aspettava per imprimere una nuova forza e luce sulla strada del cambiamento.

(…) Tornando a san Francesco, c’è una frase a lui attribuita che mi sembra una chiusa perfetta per ogni ragionamento attorno a questo scritto del Santo Padre: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Nulla ci deve spaventare in questo compito a cui siamo chiamati, credenti o non credenti .