Proposte e richieste per il Comparto Trasporti per la Ripresa da parte del Coordinamento Nazionale CISAL Trasporti Roma

Stefano Stefanini

Stefano Stefanini (*)

Nell’ ambito sindacale dei Trasporti e’ stata elaborata una serie di proposte  per assicurare all’Italia una ripartenza efficiente, rapida e duratura.

Di seguito riassumo le indicazioni e proposte programmatiche che il Coordinamento Nazionale la CISAL TRASPORTI ha sottoposto al governo, anche con riferimento alla situazione diversificata tra regioni. Le proposte sono il frutto del nostro dibattito interno, scaturito dalle esigenze reali dei lavoratori e dell’utenza  dei trasporti n questo periodo di ripresa dalla pandemia.

Con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dell’Economia e Finanze e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali il  Coordinamento Nazionale CISAL Trasporti ha illustrato una serie di proposte e richieste per il rilancio del settore dei trasporti nel dopo coronavirus.

Oltre a quanto già previsto nel Decreto Legge “Cura Italia” e ferma restando la necessità di riavviare un confronto strutturale per l’intero comparto, segnaliamo alcune problematiche relative allemergenza sanitaria che interessa il settore dei trasporti e che devono essere urgentemente risolte inserendole nel Decreto che il Governo  varato in questi giorni.

La crisi che sta investendo l’intero Paese dimostra – se ancora ve ne fosse bisogno – il ruolo strategico del sistema dei trasporti delle persone e delle merci, ma evidenzia sempre di più le forti criticità del settore.

Risultano, quindi, più che mai attuali le proposte e le richieste contenute nel Documento che la CISAL Trasporti ha da tempo inviato al precedente ed a questo Governo, in materia di riorganizzazione del sistema produttivo e di valorizzazione del fattore lavoro.

Pertanto, appena le condizioni lo consentiranno, crediamo sia necessario costituire i tavoli tematici per ogni singolo settore, ripetutamente promessi ma non ancora avviati.

Dopo il periodo di crisi sanitaria, nel corso del quale dovranno essere potenziati tutti i sistemi di ammortizzatori sociali, la ripartenza delle attività dovrà essere sostenuta da ingenti risorse economiche e da massicci investimenti.

Il comparto dei trasporti, compresi i servizi accessori, quelli complementari e gli appalti, è uno tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi. Sicuramente, l’emergenza sanitaria interesserà a lungo il settore ed i tempi per il ritorno ad un’auspicata normalità non sono affatto ipotizzabili.

Di seguito alcune proposte e richieste che riguardano i singoli settori del comparto trasporti.

 

  TRASPORTO PUBBLICO LOCALE:

Il trasporto terrestre della c.d. “Mobilità”, ad oggi, nonostante i finanziamenti previsti, sconta ancora un grosso ritardo rispetto al perseguito obiettivo della “mobilità sostenibile“, a causa del rinnovo del parco mezzi che vede molto lentamente l’utilizzo di alimentazioni meno inquinati come quelle ad idrogeno ed elettrica.

I modelli programmatici e gestionali di questo segmento di trasporto non sempre realizzano risultati finali, sebbene fragorosamente annunciati, che effettivamente restituiscano elevati standard di sicurezza sostenibili, tutelando l’ambiente e favorendo, nel contempo, chi lo utilizza e chi vi lavora.

L’emergenza sanitaria in corso va anche affrontata affinché non impatti negativamente sull’intero sistema di mobilità terrestre e quindi sul Trasporto Pubblico Locale e Ferroviario.

Il Trasporto Pubblico Locale già fortemente provato dal taglio delle risorse previste, a causa del protrarsi della grave situazione determinata della pandemia e conseguentemente di tutti gli interventi governativi finalizzati a contenere il contagio, ha determinato una sostanziale riduzione della mobilità dei cittadini ed un quasi annullamento dei ricavi da tariffazione, rendendo ancora più grave lo stato di crisi del settore denunciato dalle imprese.

Una annotazione in premessa è doverosa, in riferimento alla delicata situazione delle risorse destinate al Trasporto Pubblico Locale che già, non considerando l’emergenza in corso, soccombe ad inspiegabili decurtazioni.

Infatti, andrebbero prioritariamente ripristinate le risorte previste per il Fondo Nazionale Trasporti, che dovrebbero anche tener conto della logica “indicizzazione”, nonché essere reintegrate le seguenti voci:

– 58 Mln € decurtati dalla Legge di Bilancio 2018 per la defiscalizzazione degli abbonamenti TPL;

– 50 Mln € già previsti per il Fondo Copertura Malattia;

  • 60 Mln €, circa, quale mancato rimborso riveniente dalle Accise, slittato ad ottobre 2020.

 

Di per sé, già queste decurtazioni, non tenendo conto dell’emergenza in corso, condizionano fortemente la tenuta delle aziende. Pertanto, a questa cronica emergenza se ne aggiunge un’altra contemporanea e ancor più tragica.

In riferimento a quest’ultima, la conseguente riduzione della domanda e dell’offerta e di trasporto hanno fatto ovviamente registrare una forte riduzione dei ricavi su tutto il territorio nazionale che, sebbene ad oggi a corrispettivi invariati laddove interviene per contratto di servizio, ha prodotto e senza indugio da parte delle aziende un massificato accesso al sistema di ammortizzatori sociali, attraverso il ricorso prioritario al Fondo di categoria di sostegno al reddito delle lavoratrici e dei lavoratori del Settore.

Infine, è necessario un intervento normativo che proroghi i termini per lo svolgimento delle gare per l’affidamento dei servizi.

 

TRASPORTO FERROVIARIO:

Anch’esso, sia quello dei viaggiatori che delle merci, è stato fortemente condizionato e contratto, dovendo coerentemente rispettare le misure imposte, è stato quindi rimodulato l’intero servizio coinvolgendo nella riduzione la totalità della filiera produttiva dei servizi collegati ed accessori, quali la manutenzione, pulizia, ristorazione, ecc.

Anche in questa area, a causa della contrazione delle attività, è stato chiesto l’accesso alle prestazioni ordinarie del Fondo di categoria in favore dei lavoratori interessati dalla sospensione o dalla riduzione dell’attività lavorativa.

In entrambe i casi va evidenziata l’esiguità e l’insufficienza della dotazione economica dei singoli Fondi Bilaterali che nel caso del T.P.L. dispone di soli 80 mln di Euro considerando il massiccio ricorso di quasi tutte le aziende, e di circa 30 mln di Euro nel caso del Fondo del Gruppo FSI.

È evidente ed inevitabile la necessità, proprio in considerazione del fatto che questi Fondi in fase di istituzione, furono concepiti certamente non per fronteggiare una siffatta emergenza, che anche per questi siano previste dalla Stato ulteriori risorse straordinarie, ma soprattutto adeguate a fronteggiare la durata di questa inedita emergenza.

Come è altrettanto emergente prevedere sia una specifica copertura economia per l’emergenza in atto che temporalmente superi le 9 settimane, garantendo una certezza in ordine ai tempi di erogazione, sia in caso di pagamento da parte delle Aziende sia in caso di pagamento diretto da parte dell’INPS, opzione quest’ultima cui moltissime aziende hanno annunciato di voler aderire.

Inoltre, sia in questa fase gestione emergenziale che in una auspicata seconda fase di ripresa della mobilità della cittadinanza, bisogna irrobustire la nozione di “SICUREZZA” (che è interesse e dovere di tutti… non solo di “alcuni”!) sia per il personale che per l’utenza, prevedendo permanenti ed idonee misure ed autentici principi precauzionali misurabili, tangibili e certificati, anche in conformità con gli attuali o nuovi vincoli in ordine alla distanza interpersonale minima.

In aggiunta a quanto sopra indicato, rimane ancora emergente il problema delle aggressioni al personale, timidamente affrontato dai Ministeri competenti.

Ricordiamo che i CCNL degli Autoferrotranvieri e delle Attività Ferroviarie sono oramai scaduti da tempo ed oltre alla normale e doverosa risposta alle istanze salariali dei lavoratori, il rinnovo degli stessi potrebbe essere un valido strumento per regolare le oggettive trasformazioni in atto.

 

ANAS:

Occorre approntare un piano strategico che consenta di affrontare al meglio la gestione della rete stradale di competenza, attualmente pari a circa 34.000 Km (inclusi 1.300 di autostrade e raccordi);

Rilevata l’assoluta insufficienza di quello attuale, è necessario incrementare l’organico aziendale, già sottostimato prima del rientro di 8.000 Km di rete stradale dagli Enti Locali avvenuto negli ultimi due anni, con particolare riguardo a figure professionali con funzioni di verifica dello stato di ponti/viadotti e gallerie (rispettivamente pari a circa 15.000 e 2.000); Bisogna implementare le tecnologie attualmente in uso per le verifiche di tali opere;

Occorre prevedere la revisione e/o rimodulazione del Contratto di Programma 2016/2020, la cui previsione attuale destina alla manutenzione programmata circa il 53% dei 30 mld previsti;

Infine, vi è la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela legale del personale.

 

AUTOSTRADE:

Oltre a tutte le problematiche già segnalate nel Documento che la CISAL Trasporti ha inviato da tempo a questo e al precedente Governo, bisogna definire, nel più breve tempo possibile, un nuovo schema concessorio che coniughi salvaguardia occupazionale, qualità del servizio, assistenza agli utenti, con l’obbligo di una più puntuale manutenzione delle infrastrutture, consentendo altresì gli investimenti necessari allo sviluppo delle stesse, anche mediante una semplificazione delle procedure sugli appalti e portare a conclusione la “vessata questio” della concessione ad ASPI, che di fatto blocca il Piano Industriale di uno dei maggiori investitori del Paese

 

INTERVENTI NECESSARI ALL’INTERO COMPARTO:

È evidente la necessita di introdurre nuove misure di tipo strutturale sia per la difesa della salute e della sicurezza dei lavoratori che per mettere in condizioni il settore di ripartire al termine dell’emergenza, tutelando occupazione e reddito degli stessi. Tali proposte sono state oggetto di Avvisi Comuni con le parti datoriali nei singoli settori.

Va prevista l’estensione dell’art. 29 del decreto “Cura Italia” anche ai lavoratori stagionali dell’intero Comparto che, pur avendo le stesse caratteristiche di quelli richiamati nello steso articolo, ad oggi risultano essere esclusi.

È necessario includere la possibilità del ricorso agli ammortizzatori sociali per le lavoratrici ed i lavoratori stagionali “storici” che, di fatto, sono strutturalmente integrati nelle aziende, risolvendo i problemi di produzione delle stesse nei momenti di incremento dei traffici e che, quindi, non possono essere abbandonati al loro destino in questo complicato momento.

Per quanto concerne gli ammortizzatori sociali ordinari, in deroga, straordinari ed il FIS, riteniamo indispensabile il loro rifinanziamento, non essendo sufficienti le risorse ad oggi presenti ed una estensione – laddove necessario – dei campi di applicazione.

In particolare, per i nostri settori, coperti da tali ammortizzatori, si rende necessario un intervento che superi le 9 settimane e garantisca tempi certi di erogazione delle prestazioni per pagamenti diretti da parte dell’INPS.

È altresì necessario pensare per i singoli settori a forme di integrazione al reddito. Se la crisi dovesse prolungarsi avremmo una grave contrazione salariale visti i massimali garantiti oggi dagli ammortizzatori sociali.

 

(*) dirigente sindacale Rappresentanza Sindacale Aziendale DGRoma Autostrade per l’Italia S.p.A. Sindacato Lavoratori Autostradali / CISAL e componente Comitato Aziendale Europeo Gruppo ATLANTIA Autostrade per l’Italia S.p.A.Roma