Oggi giornata di preghiera universale interreligiosa per invocare la fine della pandemia

Stefano Stefanini

NewTuscia – “Poiché la preghiera è un valore universale, ho accolto la proposta dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, affinché il prossimo 14 maggio i credenti di tutte le religioni si uniscano spiritualmente in una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia di coronavirus.

Ricordatevi: il 14 maggio, tutti i credenti insieme, credenti di diverse tradizioni, per pregare, digiunare e fare opere di carità”. Con queste parole papa Francesco invita oggi ad unirsi una preghiera universale per implorare un aiuto da Dio per superare la pandemia.

In questa giornata il Villaggio Globale avrà nella Preghiera comune un forte antidoto spirituale da affiancare agli sforzi eroici della medicina e degli operatori sanitari tutti, credo che mai come oggi, la comunicazione e i più moderni media siano stati strumenti   di dialogo e di libertà religiosa collettiva e universale.

Ricordiamo che ad Assisi, a partire da san Giovanni Paolo II, seguito da Benedetto XVI e da Francesco si sono svolti tre incontri di preghiera interreligiosi.

Ma vorrei riferirmi oggi in particolare al documento comune sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, sottoscritto il 4 febbraio 2019, che richiama l’esperienza di Francesco d’Assisi: dialogo e rispetto reciproco nelle città a tutte le latitudini.

«In nome di Dio Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio».

Questa la Dichiarazione di Abu Dhabi del 4 febbraio, con l’impegno per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze.

«Il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi», la protezione dei luoghi di culto e il dovere di riconoscere alla donna il diritto all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici interrompendo «tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che ne umiliano la dignità e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti».

Come riportato da varie agenzie di Stampa e dall’Osservatore Romano: «Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione».

 

È stato definito l’incontro del 4 febbraio 2019 l’epilogo di un incontro interreligioso decisamente coraggioso in un lacerato Medio Oriente che ha visto protagonisti nel Paese-ponte del Golfo Persico, papa Francesco e il Grande Imam sunnita di al-Azhar, Ahamad al-Tayyib.

Il documento comune sulla «Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune», che sigla un appello congiunto senza precedenti rivolto a «tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli».

Una dichiarazione non annunciata, resa pubblica solo alla fine dal Founder’s Memorial, dedicato al padre fondatore degli Emirati arabi, dove davanti ai rappresentanti delle diverse religioni il Successore di Pietro e un Leader Musulmano hanno sottoscritto la lista di punti “non negoziabili” e chiesto a loro stessi e ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di invertire la rotta delle violenze e «impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace».

La dichiarazione comune che muove «da una riflessione profonda sulla realtà contemporanea» condanna l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – che porta a far «morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – in «un silenzio internazionale inaccettabile». Condanna tutte le pratiche che minacciano la vita e chiede a tutti di «cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e chiede di «smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione».

Perché Dio «non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati» nella loro vita e nella loro esistenza», «non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente».

Si dichiara perciò «fermamente» che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue.

«Queste sciagure – è scritto – sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione».

Da qui, pertanto, in accordo con i precedenti documenti internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, viene attestata tra le atre anche la protezione dei luoghi di culto, templi, chiese e moschee e che «ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto internazionale».

Tutto questo è affermato in nome di Dio – come è ribadito – che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro.

In nome dunque dellafratellanza umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali – ma che è lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato, dalle tendenze ideologiche che manipolano le azioni e i destini degli uomini. In nome «dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità».

In nome dei poveri, dei più vulnerabili. «In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre».

Il dialogo interreligioso e interculturale nuovamente affermato con il documento comune sulla «Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, ci invita alla riflessione ed all’approfondimento del rapporto tra le religioni cattolica, le chiese cristiane e l’Islam, da praticare oggi, così come lo visse da precursore, Francesco d’Assisi nel suo contesto storico, approccio che mantiene comunque un’attualità tutta particolare.

È quindi auspicabile che la preghiera universale di oggi per invocare la fine della pandemia, sostenga e rafforzi la ricerca scientifica, l’azione dei sanitari e l’impegno dei governanti verso un mondo alleato per sconfiggere la malattia e il sottosviluppo e non diviso in guerre inutili all’Umanità.