L’Accordo nel Governo su lavoratori non regolarizzati sblocca il Decreto Rilancio

Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Al termine di quella che si presentava pericolosamente come l’ennesima giornata di stallo, il governo ha annunciato l’accordo politico sul decreto Rilancio. Testo che ora si prepara ad arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri, salvo un altro slittamento, oggi mercoledì 13 maggio. Il provvedimento, una vera e propria manovra da 55 miliardi di euro, è stato bloccato per tutta la giornata di ieri martedì in un lunghissimo pre-consiglio e sottoposto al vaglio dei tecnici che hanno dovuto revisionare tutte le misure.

Ma soprattutto, a preoccupare la maggioranza era la norma che prevede un permesso di soggiorno di 6 mesi per i lavoratori stranieri non regolarizzati. I 5 stelle infatti, nonostante l’intervento dello stesso Giuseppe Conte, non sembravano intenzionati a rivedere la loro opposizione alla misura. Intorno a mezzanotte è stato lo stesso capo politico M5s Vito Crimi ad annunciare l’intesa: “È stato raggiunto un accordo che ritengo soddisfacente”.

La regolarizzazione dei migranti che lavorano come braccianti, colf e badanti si farà, aveva assicurato ieri Giuseppe Conte. E blocca così la fronda M5s che cercava di stralciare la norma dal decreto Rilancio. All’apice di uno scontro durissimo, che minaccia di far impantanare l’attesa maxi manovra da 55 miliardi, il premier decide di intervenire, per ricordare ai Cinque stelle che sono “legittimi” i loro dubbi, ma una “sintesi politica” nella maggioranza era stata raggiunta domenica notte e da lì si era partiti.

L’accordo non c’era neanche sulla quadratura del decreto monstre, da oltre 250 articoli: slittando di un altro giorno l’approdo in Consiglio dei ministri, per un problema di fondi sottostimati per la cassa integrazione prevista dal decreto Cura Italia, varato a marzo, e più in generale per un difficile incastro delle coperture, tanto che tra i tecnici c’è chi non esclude il ricorso a “clausole di salvaguardia” per andare oltre i 55 miliardi in deficit.

Ma è il dossier migranti a far tremare ancora la maggioranza. Spetta a Conte trovare una sintesi tra gli azionisti del suo governo su un tema tanto “complesso” da aver portato “anche governi di centrodestra”, nota il premier, ad aprire ad ampie sanatorie.

Come riportato dall’agenzia ANSA, a tale proposito, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è pronta a portare in Cdm un testo, frutto di un lungo tavolo di confronto anche con il M5s e di un accordo di massima vidimato domenica notte anche da Vito Crimi, che prevede due binari per le regolarizzazioni di italiani e stranieri, inclusa la possibilità di sanare in nero pagando un forfait di 400 euro e godendo di uno scudo penale. Non può accedervi, nella bozza della ministra, chi sia stato condannato per caporalato o reati come sfruttamento di immigrazione o prostituzione.

Ma ai Cinque stelle non basta, prosegue la nota di ANSA, emerge plasticamente quando Conte difende l’intesa politica raggiunta venerdì, sottolineando che “regolarizzare lavoratori immigrati spunta le armi al caporalato, contrasta il lavoro nero e protegge la loro e la nostra salute”. E subito dopo il capo M5s Crimi dichiara che l’ultima bozza elaborata da Lamorgese, che recepisce l’intesa di domenica, non può passare perché la farebbero “franca gli sfruttatori”.

Il sottosegretario Carlo Sibilia, capofila della fronda M5s contraria alla norma, dice che non ha senso insistere per inserirla nel decreto economico, “bloccandolo”. Ma insorgono Pd, Iv e Leu, che vogliono il testo in Cdm, per evitare che finisca su un binario morto: “È il M5s a tenere fermo quel decreto”, ribatte Andrea Orlando (PD).

Conte tende una mano ai pentastellati parlando di dubbi legittimi e facendo smentire una sua irritazione. Crimi ribatte che il M5s vuole una soluzione. Ma la tensione è altissima: Luigi Di Maio denuncia attacchi mirati a “spaccare” il M5s. Anche per evitare che la temperatura salga ancora, il premier e i suoi ministri vorrebbero chiudere al più presto la partita di un provvedimento che era stato annunciato per aprile.

Fino a tarda sera di ieri non si escludeva un Cdm notturno, anche se sembra quasi impossibile. Il Paese attende, rimarca Palazzo Chigi, “una solida rete di sostegni, aiuti e investimenti a protezione di cittadini, famiglie e imprese alle prese con una crisi senza precedenti”. I sindaci avvertono che senza risorse adeguate potrebbe “saltare l’erogazione di servizi essenziali”, come la raccolta della spazzatura. I presidenti di Regione chiedono 5,4 miliardi per evitare il default. Ma nonostante Palazzo Chigi assicuri che ministri e maggioranza lavorano “con spirito di squadra”, il passare delle ore fa riemergere richieste e mal di pancia dei partiti su singole misure che rischiano di aprire il vaso di pandora delle modifiche, prima ancora del varo in Cdm.

La riunione tecnica del preconsiglio è andata avanti per tutta la giornata, per provare a sciogliere i nodi. Dal ministero dell’Economia spiegano che si tratta di definire le platee delle singole misure per far tornare i conti. Ma l’introduzione in extremis del taglio dell’Irap prima, la mancanza di fondi per la Cassa Integrazione poi, creano più di un problema: anche per gli incentivi al personale sanitario mancano risorse.

Tra i tecnici c’è chi propone una sorta di “clausola di salvaguardia“, con ad esempio il rimando ai fondi che arriveranno dal meccanismo europeo Sure per coprire gli ammortizzatori sociali. E torna in pista una ipotesi di nuove privatizzazioni.

Ma l’accordo di questa notte sblocca il decreto Rilancio da 55 miliardi e, ormai è quasi certo che lunedì 18 maggio riapriranno gli esercizi commerciali delle regioni, le chiese e le funzioni religiose, anche all’aperto potranno, nuovamente accogliere i fedeli.

A grandi passi si va verso la normalità ma, assolutamente e drasticamente con l’applicazione di sanzioni esemplari per i contravventori, con mascherina, guanti e distanze di sicurezza.