Un Primo Maggio di riflessione e speranza

Si intitola “Solidarietà” la scultura in bronzo del maestro Roberto Joppolo, che descrive con particolare realismo la fatica del lavoro umano, che ben descrive il significato della Festa del Lavoro in questo periodo di uscita dall’emergenza della pandemia . L’opera e’ stata realizzata in bronzo da Roberto Joppolo nel 1985.
Si intitola “Solidarietà” la scultura in bronzo del maestro Roberto Joppolo, che descrive con particolare realismo la fatica del lavoro umano, che ben descrive il significato della Festa del Lavoro in questo periodo di uscita dall’emergenza della pandemia . L’opera e’ stata realizzata in bronzo da Roberto Joppolo nel 1985.

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Auguriamo un buon Primo Maggio a tutti i lavoratori, di ogni categoria e grado, con la scultura del maestro Roberto Joppolo, artista viterbese, opera che raffigura plasticamente la fatica umana e l’aspirazione dei lavoratori verso sempre migliori condizioni di vita e di sviluppo socio economico.

Le opportunità di lavoro da ricreare dopo la pandemia,  i giovani, gli anziani, il calo demografico, il rilancio dell’agricoltura biologica, la cultura ed il turismo, il termalismo, il polo ceramico di Civita Castellana, la mancanza di infrastrutture o il mancato adeguamento di quelle esistenti sono le problematiche generali che il sindacato della Tuscia pone in rilievo in questo 1 maggio 2020, con il motto Il lavoro in Sicurezza: per Costruire il Futuro e che cura con particolare impegno su tutti i tavoli di trattativa con le istituzioni territoriali comunali, provinciali e regionali, oltre che principalmente con i datori di lavoro dei settori produttivi della Tuscia.

 I vescovi italiani, in questo periodo di sospensione delle attività produttive  e nei giorni in cui il motore economico del Paese sta ripartendo,  hanno voluto indirizzare un messaggio di incoraggiamento per la festa del Primo Maggio, sul tema “Il lavoro in un’economia sostenibile”.   “Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo”.

“Per ridare forza e dignità al lavoro”, vi si legge, “dobbiamo curare la ferita dei nostri profondi divari territoriali. Non esiste una sola Italia del lavoro, ma ‘diverse Italie’, con regioni e zone vicine alla piena occupazione – dove il problema diventa spesso quello di umanizzare il lavoro, vivendo il riposo della festa – e regioni dove il lavoro manca e costringe molti a migrare”.

“Dobbiamo altresì avere il coraggio – prosegue il Messaggio – di guardare alla schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese”.

I vescovi italiani sottolineano che “l’emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica”. “Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane – osservano -. Nulla sarà come prima per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario. Nulla sarà come prima anche per il mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda”. “Nulla sarà come prima – incalzano – per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al turismo, ai trasporti e alla ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate, senza poter rispondere alla domanda di beni e servizi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici”. “Nulla sarà come prima – aggiunge il Messaggio – per tutte le realtà del Terzo settore e particolarmente quelle afferenti al mondo ecclesiale. Già in queste settimane abbiamo registrato gravi difficoltà nel sostenere gli oneri economici di queste imprese (scuole paritarie, case di riposo, cooperative sociali…), soprattutto nei confronti di coloro che vi lavorano. Per altro, non avendo finalità di lucro, le loro attività si svolgono, in gran parte, con margini di sicurezza economica molto ridotti. Non solo i prossimi mesi, ma il loro stesso futuro, rischia di essere pregiudicato”.

“È con questa preoccupazione nel cuore che ci apprestiamo a celebrare la Festa del Primo Maggio di quest’anno”, osservano i vescovi, per i quali “in un sistema che – quando mette al centro l’esclusivo benessere dei consumatori e la crescita dei profitti delle imprese – è già problematico per sua natura, la crisi sanitaria e quella economica gravano sensibilmente sulla qualità e sulla dignità del lavoro”. “Si generano purtroppo una quantità rilevante di persone ‘scartate'”, mettono in guardia, mentre “le dimensioni del problema non sono più percepibili correttamente con le tradizionali statistiche di occupazione e disoccupazione, perché il lavoro anche quando non manca, spesso è precario, povero, temporaneo, lontano da quei quattro attributi definiti da papa Francesco: libero, creativo, partecipativo, solidale”.

“Già prima dell’emergenza del CoVid-19”, concludono, si è assistito a “un continuo susseguirsi di emergenze sul fronte del lavoro e dei cambiamenti climatici. Si tratta di emergenze correlate, al punto che in alcuni casi (come per l’ex Ilva di Taranto) prospettano l’ingiusto dilemma di dover sacrificare un problema per cercare di risolvere l’altro”. In realtà, “quello che l’attualità ci sta chiedendo di affrontare, senza ulteriori ritardi o esitazioni, è una transizione verso un modello capace di coniugare la creazione di valore economico con la dignità del lavoro e la soluzione dei problemi ambientali, in particolare riscaldamento globale, smaltimento dei rifiuti, inquinamento”.