I giovani in servizio civile al tempo della crisi

NewTuscia – Può succedere che telefonate ad un numero dedicato, per avere informazioni o aiuto, e vi risponde una voce giovane e vivace: è una volontaria in servizio civile, che in questo momento di emergenza, ha continua a svolgere il suo servizio, sia pure “a distanza”.

Magari avete un figlio che con la didattica on line non se la cava proprio bene, e potrebbe essergli utile un sostegno da parte di un amico un po’ più grande di lui: ad esempio un volontario in servizio civile che non solo lo aiuta a studiare, ma ci fa due chiacchiere e lo consola un po’. Se abitate a Cassino, l’associazione Age vi mette a disposizione i suoi giovani in servizio civile.

Magari invece vi interessa la ricetta del “Ciambellone all’Asperger”: l’hanno inventata i volontari in servizio civile di Loco-Motiva di Rieti, che con chi ha la sindrome di Asperger lavora da anni: il tutorial è sulla pagina Facebook dell’associazione.

I giovani in servizio civile della rete Giovani Energie di Cittadinanza del CSV Lazio – la rete che raccoglie il maggior numero di volontari nella regione – continuano il loro servizio, anche nell’emergenza. Portando umanità, creatività, e competenze nelle case e nelle comunità. Sui 53 progetti della Rete, ne sono stati riattivati 39, con 230 volontari in tutta la regione: 2 giovani su 3 hanno quindi ripreso servizio. E questo anche grazie al fatto che molte associazioni ed enti hanno rimodulato le proprie, in stretta connessione con le reti solidali attivate dai comuni, i centri operativi comunali e dalla protezione civile.

I volontari possono così continuare a occuparsi dell’inclusione di persone con disabilità, della socializzazione e accompagnamento di anziani e malati, della lotta alla povertà educativi, di accoglienza e advocacy per migranti e richiedenti asilo, umanizzazione delle cure, ambiente e protezione civile, distribuzione di spesa e beni di prima necessità. Svolgendo attività importanti sempre, ancora di più adesso, nel pieno della crisi.

Naturalmente, prima di riattivare le attività, ci si è preoccupati di mettere i volontari in condizione di svolgerle in sicurezza e secondo le loro possibilità.

La scelta di operare solo da remoto, è stata fatta soprattutto da quelle sedi in cui si svolgono attività in favore di persone fragili: disabili, anziani, donne vittime di violenza (in questi casi si tratta di attività di ascolto telefonico o di “socializzazione a distanza”, ad esempio laboratori in videoconferenza).

La scelta di operare sul campo, invece, riguarda soprattutto le associazioni di protezione civile – che già normalmente collaborano con i Comuni e svolgono anche attività come la distribuzione di beni di prima necessità – e le associazioni a sostegno di anziani e malati, per il disbrigo delle necessità quotidiane: spesa, acquisto farmaci, ecc.

Spesso si è scelto un modello misto, ovvero con attività sia sul campo che da remoto, che possono permettere anche chi magari abita in un altro comune o ha in casa situazioni di fragilità di operare senza uscire.

Il CSV Lazio ha fornito a tutti (enti, responsabili e volontari) una specifica formazione sulla sicurezza e sulle modalità di erogazione dei servizi, relativamente alle precauzioni per non diffondere o esporsi al rischio di contrarre il virus.

Per chi fosse interessato a conoscere meglio le attività del volontariato del Lazio nell’emergenza, il CSV ha creato una mappa sul proprio portale, dove è stata attivata una sezione interamente dedicata alle informazioni utili e agli aggiornamenti dalle associazioni raccolti per provincia. La si trova questo link.