Vittorio Sgarbi: “La cultura è vitale come la salute. Distanze di un metro, ingressi contingentati, biglietti prenotati online ma riapriamo i musei e le mostre”

Intervento alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati dell’On.Vittorio Sgarbi (Gruppo Misto – NI – USEI – C! – AC).

Seduta di martedì 14 aprile 2020.

NewTuscia – “Devo manifestare la mia delusione per questo incontro laconico e con un ministro che è amico e mio concittadino, con cui abbiamo fatto imprese comuni, ma defilato, in un momento in cui è necessario ribadire con forza che le testimonianze della cultura italiana, le mostre, gli spettacoli dal vivo e all’aperto non devono essere ultimi. È chiaro che è inutile aprire biblioteche, librerie, cosa ovviamente meritoria perché significa che la cultura non è l’ultima delle questioni, però è bene che quando si apre tutto, sia aperta anche la cultura. Quando feci l’appello per Palazzo dei Diamanti a Ferrara ottenni 40mila firme in tre giorni. Con l’ultimo appello che ho fatto – in cui si chiede che nei provvedimenti economici non ci siano tagli per la cultura e che, alla ripresa, essa possa essere il primo riferimento in un’Italia in cui la bellezza ha il suo più alto trionfo – ho ottenuto 1000 firme. Evidentemente la gente è talmente impaurita e anche noi qui viviamo come se fossimo nelle catacombe, che si ha paura di dire di sì anche all’idea di fare una mostra sperimentale. C’è la mostra su Raffaello, costata 4 milioni di euro, che muore senza aver visto nessuno; c’è la mostra su Canova; ci sono delle situazioni importanti. Il ministro deve essere più presente, più forte, deve gridare il primato della cultura e non perché è utile, perché porta Pil ma perché fa parte della nostra vita, è vitale come la salute ed è ridicolo avere i capolavori più straordinari di Raffaello e non poterli vedere.

Dunque io credo che come si va al supermercato con la mascherina per prendere chinotto o patate uno potrà andare in un museo attraverso un principio che va impostato adesso, quindi: sedi importanti, in questo caso Parma, Ferrara, Venezia, Firenze o Roma, con mostre importanti che consentano di entrare a gruppi di dieci ogni dieci minuti. Ma non riesco a capire perché una cosa come questa deve essere interdetta dalla paura; dovremmo tornare alla normalità, non possiamo essere schiavi di quattro medici vanitosi che dicono un giorno una cosa, il giorno successivo un’altra. La politica non dovrebbe essere subordinata alla “scienzocrazia”.

Credo, dunque, che Parma capitale italiana della cultura, le mostre di Canova e di Raffaello abbiano bisogno di un ministro vivo, presente, una persona gentile, sensibile che dice “faremo”, “chiederemo”, “subordineremo”, parlando al futuro. Ma cosa dobbiamo chiedere, che la cultura e il supermercato siano cose diverse? Dobbiamo chiedere che per andare a comprare qualunque cosa io posso entrare in un posto e non posso andare nei musei, che sono in gran parte vuoti? Quanta gente va al museo di Bassano o alla Galleria Spada? E che immagina dà un Parlamento che tiene chiusa la porta di Montecitorio e quella di Piazza del Parlamento? Che ridicola cosa è? Siamo qua con la paura di che cosa?

Non dico di essere un negazionista, come io sono stato agli inizi, ma neanche essere terrorizzati e aver paura della cultura. Le mostre sono un settore che è stato chiuso ancor prima di aver aperto. Sono occasioni straordinariamente perdute. Le chiese di Ferrara sono chiuse dal terremoto del 2012. Venezia è chiusa da due mesi! Ma come è tollerabile? Perché qualcuno dice che camminare all’aria aperta è pericoloso? Pare più pericoloso stare in casa e portarci dentro il virus che magari ha contratto.

Ecco perché io chiedo all’amico Franceschini una maggiore presenza della cultura, un ministro che abbia forza, che stia al primo posto, al fianco del ministro della Sanità, perché quello della cultura è un ministero di sanità delle menti. Altro che il web, internet: bisogna poter entrare nei musei a numeri contingentati. Acquisti il biglietto prima e vai, dieci alla volta, a visitare le sale a distanza di un metro, esattamente come siamo qua, nel momento in cui stiamo parlando in Commissione Cultura. Ricordo che ci sono 560 milioni di euro perduti delle biglietterie dei musei e delle mostre”.