Stefano Stefanini

NewTuscia – Le regioni italiane chiedono subito un gruppo di lavoro sulla fase 2, con le prime proposte. Dopo la riunione della Cabina di Regia Governo-Regioni-Enti locali per l’emergenza Covid-19 arrivano le prime proposte delle Regioni.

“E’ quanto mai opportuno prevedere una proroga sino al prossimo 3 maggio delle misure di contenimento dell’emergenza COVID-19”, ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini,” ma dobbiamo sfruttare questo periodo per verificare le modalità che ci potranno portare alla riapertura graduale delle attività e dei servizi. Per questo oggi abbiamo chiesto al Governo l’immediata attivazione di un gruppo di lavoro sulla ‘fase 2’. E abbiamo già sintetizzato le nostre prime proposte in 9 punti prioritari”.

Queste in sintesi le proposte e le richieste delle Regioni

1) Occorre che il prossimo decreto comprenda: le misure restrittive sub-regionali adottate dalle regioni (zone rosse) e le azioni restrittive regionali sulle attività produttive. Le misure restrittive adottate dalle regioni siano nuovamente adottate con ordinanze regionali (la decorrenza del dpcm dal 14aprile consente alle Regioni di lavorarci).

2) Serve un vademecum di regole chiare, applicabili a tutta la popolazione e in tutto il territorio nazionale, che disciplinino il distanziamento sociale e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale distinguendo a seconda della diversa tipologia di uso (fabbrica, lavoro, supermercato).

3) E’ necessario un intervento per le attività produttive, con specifico riferimento alle singole filiere. Bisogna armonizzare l’attività di deroga delle Prefetture attraverso una normativa che permetta ai Presidenti di Regione di poter concordare sulla pianificazione della riapertura di alcune filiere produttive particolarmente rilevanti per il proprio territorio

4) Occorre prevedere la possibilità di smaltimento dei prodotti giacenti in magazzino per quelle attività produttive che operino esclusivamente salvaguardando le misure di prevenzione del contagio.

5) In vista di una riapertura graduale delle attività produttive e degli esercizi commerciali è fondamentale poter disporre di un numero adeguato di dispositivi di protezione individuale appropriati in riferimento all’attività svolta. Allo stesso modo è necessario assicurare la disponibilità dei Dispositivi di Protezione individuale anche per la popolazione. Un obiettivo che va perseguito anche superando le disposizioni attualmente vigenti che prevedono la confisca dei dispositivi acquistati sul mercato internazionale per consentire alle imprese di dotare i propri lavoratori degli opportuni strumenti di protezione. Va chiarita la modalità per la produzione approvvigionamento e immissione in commercio dei dispositivi, assicurando con tempestività le necessarie autorizzazioni a quelle imprese che intendano produrli.

6) Necessità di avviare una massiccia campagna di screening sierologici, al fine di garantire maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro, individuando i test più appropriati ed efficaci sulla base delle evidenze scientifiche e le categorie a cui sottoporre lo screening. A tale riguardo si ritiene necessario definire a livello nazionale la tipologia di App più appropriata per tracciare gli spostamenti della popolazione al fine di limitare i contagi.

7) Valutare possibili sperimentazioni pilota di riapertura di attività su alcune zone a minor rischio in modo da costituire benchmark per gli altri territori.

8) Consentire alle imprese di utilizzare il tempo che intercorre fino alla riapertura per procedere all’adeguamento delle strutture alle condizioni di sicurezza.

9) Avviare il confronto – nel rispetto delle normative di prevenzione – sulla riapertura di alcune attività fondamentali a partire dalla manutenzione del territorio ai fini della prevenzione degli incendi boschivi; delle reti idriche; dei cantieri per la ricostruzione post sisma; dei cantieri stradali e ferroviari.

Sul fronte delle riaperture sono quattro comparti produttivi di cui si starebbe valutando la riapertura prima del 4 maggio, forse a partire dal 27 aprile: aziende della moda, mobilifici, automotive, cantieri edili (classificate a basso rischio).

Il 4 maggio potrebbero riaprire, seppur con tutta una serie di limitazioni e divieti, anche bar, ristoranti e parchi. L’ipotesi, secondo quanto apprende l’ANSA, è sul tavolo degli esperti che dovranno fornire al governo le linee guida per la riapertura del Paese. Si tratta di una valutazione in corso, fermo restando che le scelte spetteranno al governo anche sulla base dei dati epidemiologici che si registreranno nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda bar e ristoranti, l’indicazione sarebbe quella di dare un segnale di riapertura anche per questo settore. In che modo? Ripristinando alcune delle regole che erano già state approntate prima del lockdown e aggiungendone altre: dunque distanziamento dei tavoli, mantenimento del distanziamento sociale anche al bancone, protezioni individuali per i dipendenti e in particolare per i camerieri, utilizzo di spazi all’aperto. Quanto ai parchi, anche in questo caso l’indicazione sarebbe quella di dare un segnale di ripartenza: verrebbe consentito di accedere alle aree verdi così come di svolgere attività motoria anche lontano da casa. Allo stesso tempo, però, verranno ribadite una serie di indicazioni di ‘prudenza’, vale a dire il mantenimento del distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il divieto di assembramento.