Talete, attacco di Non Ce La Beviamo a società di gestione e amministrazioni locali

NewTuscia – VITERBO – La crisi ha posto in evidenza la fragilità del sistema economico e produttivo dell’Italia intera, specie in alcune zone come il viterbese.

Non si può quindi accettare l’arroganza delle risposte,  di amministratori e di manager,  alle richieste di intervenire sulla bollettazione e sulle  tariffe dell’acqua.

Vi sono delle realtà, fortunatamente minoritarie, la cui sopravvivenza e la capacità di reazione sono legate alla disponibilità di pochi euro e la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente.

Chiedere allora, come Comitato “ Non ce la beviamo”, misure limitate ma significative  sul fronte tariffario,  non è speculazione, ma tentativo di  far fronte ad un’emergenza.

A chi ci accusa di speculazione rispondiamo che, per noi, SPECULAZIONE, È FARE PROFITTO SUI BENI COMUNI E IMPEDIRE PER ORDINE DI PARTITO L’ATTUAZIONE DELLA VOLONTA’ POPOLARE ESPRESSA NEL  REFERENDUM DEL 2011.

Premesso ciò,  il bilancio della Provincia,  e gli ultimi tre  o quattro della Talete che si sono chiusi in attivo (e per l’anno 2019, stando alle previsioni, è previsto ancora un discreto attivo)  consentono di destinare delle misure di protezione a favore di chi oggi si trova senza reddito; la rateizzazione, invece,  non cambierebbe la sostanza.

I salari venuti meno per  licenziamento o per la chiusura di piccole attività  sono persi per sempre. Cosa si aspetta, che i cittadini divengano morosi per poi spendere decine di migliaia di euro per i recuperi?  Quelle somme sono perse a prescindere.

E’ troppo chiedere esenzioni e riduzioni  per situazioni di indigenza conclamata e accertata?

Semmai dovrebbe essere messo in discussione l’INEFFICIENTE MODELLO DI GESTIONE PRIVATISTICO, BASATO SU ATO PROVINCIALE, CHE HA AUMENTATO  A DISMISURA I COSTI, ALTRO CHE “APPLICAZIONE LEGITTIMA” DEGLI AUMENTI!

Occorre domandarsi perché da quando la gestione dell’acqua è passata  dai Comuni a Società partecipate il costo delle tariffe è lievitato in maniera sconsiderata.

Ci si dovrebbe domandare perché è vietato l’uso della Cassa Depositi e Prestiti per interventi nel settore idrico mentre, con i soldi dei risparmiatori e pensionati, banchettano fondazioni e banche private, obbligando i gestori alla sola manovra tariffaria, e questo senza opposizione alcuna di amministratori passati e presenti, i quali assistono silenziosi a continui tagli ai comuni e pubbliche istituzioni.

Gli stessi amministratori che oggi ci vengono a parlare di carenze di personale, di blocco delle assunzioni, di disorganizzazione del sistema idrico comunale, di perdite mai riparate, ecc. come se non fossero loro i sindaci e i sostenitori dei partiti che hanno condotto questa politica di privatizzazione.

Dovrebbero, invece,  rispondere al perché non viene attuata la Legge 5/2014, che ha recepito la volontà’ del Referendum del 2011, piuttosto che accusare le modeste e giuste richieste dei cittadini ed insinuare la scarsa competenza dei comitati  nella lettura di sentenze.

Sappiamo leggere benissimo il contenuto della sentenza del TAR, che ha annullato gli atti di commissariamento della Regione .

Come sappiamo che il ricorso è stato proposto da quei pochi coraggiosi Sindaci,  solo per rallentare l’entrata dei comuni in una gestione fallimentare come quella di Talete Spa .

Ma  non per questo ci rassegniamo alla lenta , e per molti politici inevitabile, privatizzazione dell’acqua come se la legislazione non fosse il prodotto di scelte politiche  in favore di affaristi, speculatori e multinazionali , scelti dai partiti e amministratori,  ai quali si affida l’economia e la vita dei cittadini con i danni di cui siamo spettatori e vittime.

Guadagnare tempo in attesa che maturi la scelta politica della ripubblicizzazione ,  portando avanti la nostra lotta per l’attuazione della Legge 5/2014 , è il solo modo per ritrovare il senso alle funzioni di amministratori  –  rappresentanti dei cittadini  –  alla politica – al servizio della collettività  – ,  non agli interessi di lobby alle quali i partiti si sono chinati.

Chi pensa che l’acqua pubblica sia una barzelletta sappia che gli utenti-cittadini non ridono.

 

                                                                                     Coord. Prov.le Comitati per Acqua Pubblica

                                                                                                     “Non ce la beviamo”