NewTuscia – Non sono solo i reparti di Terapia Intensiva ad essere ad un passo dal collasso. Sappiamo che centinaia di migliaia di persone stanno combattendo contro il Covid-19. Insieme a loro parenti, medici, infermieri, Operatori Socio-Sanitari in prima linea. Il fronte di una guerra combattuta con le armi della scienza e le inefficaci armi delle protezioni individuali, in un Italia non sufficientemente pronta ad un’epidemia di massa.

Nelle retrovie di questa guerra particolare, a curare i feriti, ci siamo noi Psicoterapeuti. Siamo i medici dei medici, degli infermieri, dei familiari dei malati da Coronavirus e di milioni di italiani in quarantena.

I primi citati, si ammalano da Disturbo Post-Traumatico da Stress. Sono a contatto con la morte terribile di troppi degenti, di giovani, di persone con cui si immedesimano e a rischio di ammalarsi a loro volta. Senza riposo, ferie, pause. La mente dei nostri specialisti regge come può, ma l’ondata di contagi e di pazienti senza respiro mette a dura prova la loro psiche. E così ci troviamo anche di notte a svolgere videoconsulenze di Psicologia d’emergenza per lenire, elaborare, far digerire il trauma a quelli in prima linea. Lutti multipli, sensi di colpa, distress estremo: solo nella guerra del Vietnam, i nostri colleghi Psicologi più anziani ci hanno raccontato di aver tentato di curare così tanti Disturbi Post-traumatici.

Flash visivi: Si presentano a medici e infermieri stabili, resilienti e competenti; simili ad allucinazioni, che li tormentano appena tentano di riposarsi. Incubi ricorrenti, sonni non riposanti. La mente che cerca di elaborare, tramite il sonno REM, l’indigeribile.

Nei familiari, la paura di perdere un proprio caro che conosciamo bene tutti noi. Stati di ansia, depressione, sbalzi di umore, crisi mistiche. Disturbo acuto da Stress.

Quindi abbiamo a che fare con la massa degli italiani. Qui il discorso è variegato. Uno tsunami di richieste di aiuto che non ci rallegra, anche perché il nostro tempo, e lo spazio mentale del prendersi cura, è invaso. Invaso da richieste sempre diverse e sempre simili: il problema personale sommato allo sconvolgimento della quarantena. Paura del futuro economico e della propria salute che diventa sfondo peggiorativo di un matrimonio che non funziona, di un conflitto con i figli, di una depressione curata male o di un disturbo alimentare. Quasi tutto peggiora, tranne per chi ha già sviluppato dei solidi strumenti psichici.

Lo vediamo chiaramente, empiricamente e lo studieremo in futuro. Chi ha già svolto una Psicoterapia vive meglio la quarantena, molto meglio. Il paziente risolto ha imparato a vivere nel presente, capisce quella che conta nella vita e quello che non conta. Ascolta i suoi desideri, i suoi bisogni, aderisce al “Principio di realtà” tanto caro a Sigmund Freud.

E a noi Psicologi chi ci aiuta? Ci aiutiamo tra colleghi, come i medici. Qualcuno crolla, chiama un terapeuta più anziano, di solito il supervisore. Io che sono un Supervisore, mi faccio curare dal mio gatto. Lo osservo, quando mi infilo nel letto che si accoccola con me, sfruttando e godendo dei primi raggi di sole della Primavera. Poi scopriamo che la noia non può venirci a fare compagnia. Abbiamo da ricostruire un paese, forse un mondo, differente. Più solidale, più scientifico, più comunitario. Aiutare gli altri è una delle chiavi per essere felici. E nei prossimi mesi avremo davvero tante occasioni per farlo.

Dott. Stefano Scatena
Psicologo e Psicoterapeuta
Divulgatore Scientifico