Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, Vescovo Marrucci: «La Pasqua di Gesù ci ricorda ancora che Dio non ci ha abbandonati»

NewTuscia – CIVITAVECCHIA, TARQUINIA – Una lettera di speranza quella che il vescovo Luigi Marrucci scrive oggi alla diocesi in occasione della solennità di Pasqua. Si tratta del settimo documento pastorale che invia alla diocesi da quando la Chiesa italiana ha sospeso le celebrazioni liturgiche aperte ai fedeli e le attività pastorali nelle parrocchie come precauzione contro il contagio dal virus covid-19. La riflessione del presule è sul Mistero della Pasqua, e non mancano i ringraziamenti e le preghiere per gli operatori sanitari, i volontari e le forze dell’ordine.

Cari amici nel sacerdozio ministeriale e battesimale,

il Martirologio Romano – il libro liturgico che ogni anno guida e accompagna le feste religiose – annuncia così quella di Pasqua:

“in questo giorno, che il Signore ha fatto, solennità delle solennità e nostra Pasqua: Risurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo secondo la carne”.

È questo il messaggio augurale alla mia Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia e a tutta la comunità civile e militare di questo territorio: Gesù, il Salvatore, è Risorto, alleluia!

Il Mistero della Pasqua è la sconfitta della morte e il trionfo della vita: Dio vince la morte perché Dio è Vita!

Il brano del Vangelo di Pasqua è tratto dalla quarta narrazione evangelica (Gv 20,1-9) e ci descrive il cammino al sepolcro di Maria di Magdala, il primo giorno della settimana. Alla vista della pietra rimossa, corre dagli apostoli a riferire ciò che ha veduto.

Al sospetto che qualcuno possa aver trafugato il corpo di Gesù, Pietro e l’altro discepolo si recano al sepolcro: Pietro rimane perplesso, l’altro discepolo, quello che Gesù ama, invece “vide e credette” (Gv 20,5).

Questi personaggi rappresentano noi e i discepoli di Gesù, di ogni tempo.

Maria Maddalena, donna ligia al dovere, vuole portare a termine la sepoltura data

frettolosamente a Gesù per l’inizio della festa pasquale giudaica.

Ma le parole del Maestro non le avevano ancora aperto il cuore, Gesù non era ancora intimo a lei.

Comprenderà più avanti quando si sentirà chiamare con il suo nome, dall’uomo che riteneva essere il custode del giardino.

Fatica nell’accettare la morte del Maestro, si lascia prendere dall’incredulità della risurrezione; poi giunge all’atto di fede, lo riconosce vivente e si fa missionaria presso gli apostoli (cfr. Gv 20,16-18).

Non è così anche il mio cammino di fede?

E certi momenti della vita, come l’attuale, il Signore non mi lascia paurosamente solo, senza soluzione e senza sapere dove si sia nascosto?

Pietro è il personaggio non ancora pronto ad accogliere la “responsabilità” che Gesù gli ha

promesso: osserva i fatti ma non manifesta alcun fremito interiore.

Vede, ma la sua visione rimane sterile, il segno non gli dice nulla.

Atteggiamento molto diffuso oggi tra la nostra gente: sa cosa fare ma è il come che la spiazza.

Finché manca la dimensione umana di lasciarsi coinvolgere e fidarci dell’altro, il passo successivo di amare tutti e sempre, rimane faticoso e talvolta impossibile.

Può essere questa la mia condizione nell’accostarmi al Mistero di Cristo?

La mia fede va alla ricerca affannosa di visioni, di segni, di apparizioni, piuttosto che stringersi a Cristo, Parola viva e Presenza Eucaristica?

E la relazione con il prossimo è prolungamento del mio “rimanere” in Gesù?

L’altro discepolo, quello che Gesù ama è la terza figura del racconto giovanneo.

Il discepolo amato è colui che realmente ha vissuto con Gesù, intimamente e profondamente; gli è stato sufficiente osservare e immediatamente interpretare i fatti. Non ha avuto alcun dubbio che la Parola del Maestro, Figlio di Dio, meritasse fiducia: per questo “vide e credette” (Gv 20,5).Come “discepolo amato da Gesù”, offro con coraggio la mia testimonianza di fede?

La Parola di Dio che posto occupa nella mia vita? Mi lascio trovare da Dio?

La risurrezione non è un mito né una ideologia: è avvenimento reale, è storia; ho questa consapevolezza? Credo la “risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”?

L’esortazione che Paolo rivolge ai cristiani di Colossi, antica città della Frigia nell’attuale

Turchia, è il messaggio che l’apostolo ripete anche ai cristiani di oggi: “se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo… rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2).

La situazione di pandemia planetaria che stiamo vivendo, ci fa toccare con mano che la torre del benessere economico e della potenza dei social media, è una struttura fragile e incapace di tessere relazioni e solidarietà.

In breve tempo sembra tutto crollato, come nella parabola lucana dell’uomo ricco che aveva ottenuto un raccolto abbondante: costruirò magazzini più grandi, mi riposerò, mangerò a sazietà, mi darò al divertimento. “Stolto, questa notte ti sarà richiesta la tua vita” (cfr. Lc 12,13-21).

Nel contagio virale non dobbiamo vedere il castigo divino per un’umanità malvagia, come qualcuno potrebbe pensare. La Pasqua di Gesù ci ricorda ancora che Dio non ci ha abbandonati.

Cari amici, cogliamo questo momento favorevole per interrogarci e fare luce sui nostri comportamenti, perché la Pasqua, vissuta quest’anno senza riti liturgici, renda la nostra vita un “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è il culto spirituale” (Rm 12,1) delle persone risorte.

È il mio augurio che accompagno con la preghiera, perché il Signore benedica e sostenga questa amata Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia.

Un grazie a tutti gli operatori sanitari e alle autorità civili e militari che stanno gestendo, con competenza e generosità, l’attuale situazione di emergenza.

Un abbraccio fraterno a tutti, in particolare ai miei sacerdoti, alle persone consacrate, ai malati, agli anziani, a quanti sono soli e dimenticati.

Buona e Santa Pasqua di Risurrezione,

Don Luigi, vescovo

Civitavecchia, 12 aprile 2020 – Pasqua di Risurrezione

Vescovo Marrucci