La Conferenza delle Regioni e le prospettive di economia circolare e bioeconomia. Produzione eco-compatibile ed efficientemento energetico. Le opportunità per i  Biodistretti

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – La recente Conferenza delle Regioni svoltasi in videoconferenza, ha esaminato un documento in materia di economia circolare riguardante in particolare la bioeconomia e l’aggiornamento 2020 della strategia nazionale.

La task force presso la Presidenza del consiglio dei Ministri alla quale le Regioni ha quindi avviato i lavori per la redazione di piano di azione finalizzato da attuare la strategia nazionale per la bioeconomia.   Il documento della Conferenza delle Regioni costituisce quindi una prima bozza contenente alcune osservazioni.

Riassumiamo in sintesi le osservazioni e le proposte delle regioni italiane sullo sviluppo della bioeconomia.

Si condividono i principali contenuti dell’Action Plan, che rappresenta un’importante riferimento per l’attuazione di una nuova politica nazionale a sostegno della bioeconomia.

Molte delle istanze evidenziate nel documento rientrano ampiamente tra le priorità di intervento dei principali strumenti di programmazione delle Regioni e rappresentano i driver di sviluppo dei territori regionali.

Temi come lefficientamento energetico e lo sviluppo sostenibile delle imprese, oltre che migliorare le condizioni ambientali e la coesione sociale, assumono una rilevanza strategica in quanto favoriscono lassimilazione dei principi della bioeconomia allinterno del nostro sistema produttivo e facilitano il diffondersi di metodi e processi di produzione eco-compatibili.

Il  tema dell’economia circolare rappresenta, inoltre, un obiettivo fondamentale da perseguire per garantire un futuro alle prossime generazioni in quanto può tradursi in nuove opportunità di business e coniugarsi positivamente con il percorso ineludibile della modernizzazione del tessuto produttivo.

Le regioni condividono ampiamente quanto evidenziato nell’Action Plan relativamente all’azione di sensibilizzazione e divulgazione dei principi della bioeconomia, anche stimolando consapevolezza e dialogo, nonché sostenendo maggiormente l’innovazione al fine di promuovere nell’opinione pubblica e nel nostro sistema produttivo condotte più consapevoli.

Occorre, infatti, avere la consapevolezza che per coniugare sviluppo economico sostenibile e aumento della competitività è necessario investire, contemporaneamente e con sempre più convinzione, tanto nell’innovazione delle tecnologie quanto nell’efficientamento delle risorse.

Per le regioni italiane i concetti di sostenibilità e competitività non sono antitetici ma possono coniugarsi attraverso nuovi modelli di business.

Le politiche a sostegno della bioeconomia non possono prescindere dall’importanza di rafforzare la centralità del sistema manifatturiero aiutandolo nel percorso di transizione verso maggiori standard di sostenibilità, di qualità e di innovazione.

Nel prossimo periodo di programmazione dei fondi comunitari (2021-2027), in cui si prevede una significativa concentrazione di risorse (dal 65% al 85%) sulle tematiche legate allo sviluppo sostenibile e allenergia verde, risulterà strategico rafforzare gli interventi a sostegno della bioeconomia quale concept trasversale delle dinamiche di sviluppo dei territori.

Appare evidente, infatti, che, in uneconomia come quella italiana, la sostenibilità ambientale e sociale dei processi produttivi, nonché della fornitura di molti servizi, è un elemento costitutivo della loro stessa competitività.

Ciò richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato. Le regioni hanno formulato  delle proposte concrete e dei suggerimenti per l’action plan:

Intervenire sui modelli di business non è semplice ed implica un rafforzamento dell’approccio collaborativo e condiviso.

Anche nell’ambito  territoriale della Tuscia parlare di filiera circolare, di recupero e riciclo, di estensione della vita dei prodotti e di piattaforme di condivisione eco-sostenibili non è semplice ed immediato per le nostre imprese, che non sempre riescono ad intravvedere le opportunità di successo, in termini di ricadute industriali, occupazionali ed ambientali.

In particolare le regioni propongono di rafforzare e razionalizzare l’ecosistema degli interventi cofinanziati dalla politica di coesione europea, garantendo la complementarietà degli strumenti di incentivo e la loro coerenza con le più ampie politiche nazionali ed europee per l’industria, la ricerca, la digitalizzazione e lo sviluppo sostenibile. Ciò anche facendo riferimento alle esperienze già avviate con successo dalle Regioni.

Ad esempio si possono citare gli interventi finalizzati a favorire la partecipazione delle imprese ai programmi comunitari a gestione diretta della Commissione Europea, incentivando le imprese ad acquisire servizi di consulenza ed assistenza tecnica qualificati per le attività di progettazione avvalendosi di competenze specialistiche accreditate ad un apposito albo regionale.

Accanto agli interventi di incentivo, concludono le regioni, è importante avviare azioni volte a promuovere il senso collettivo” e la condivisione dei principi della bioeconomia.

E’ necessario, infatti, avviare un cambiamento culturale che comporti una maggiore consapevolezza del consumatore. Come già avvenuto per i prodotti pro-biotici, ciò agevolerà la diffusione di altri prodotti e servizi, frutto della bioeconomia nella vita quotidiana.

Nella Tuscia in ambito agricolo si registra un notevole sviluppo  del “Biodistretto della Via Amerina e delle Forre. In particolare le 300  Aziende Agrituristiche Biologiche disseminate nella Tuscia,   offrono  a quanti lo desiderano di poter vivere  giornate a km0, offrendo  un’opportunità  agli agricoltori e alle diverse attività produttive turistiche  e commerciali, a tutte le associazioni che con passione e dedizione tutelano il patrimonio archeologico, storico e naturale  e a tutti i cittadini, fruitori di questi beni e servizi, singole famiglie e  gruppi d’acquisto di conoscersi meglio, di entrare in relazione per creare una rete attiva e complessa che possa dare delle risposte concrete a loro stessi e al proprio territorio.

L’ azienda agricola bio accoglie gli amanti del cibo naturale e del gusto, organizzando degustazioni, dimostrazioni pratiche sulla produzione, laboratori di trasformazione e incontri produttori/consumatori.

Le aziende bio-agricole propongono ai consumatori  di approfondire le proprietà salutistico-nutritive degli alimenti biologici, nonché i risvolti “green” dell’agricoltura biologica.  

Le varie “Giornate Biologiche” rappresentano   gli appuntamenti privilegiati  organizzati da A.I.A.B. (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), per rispondere a queste esigenze e cercare di indirizzarle verso le esperienze che maggiormente qualificano l’agricoltura (il metodo di produzione biologico) e le aree protette.

Per avvicinare la città alla campagna e accorciare la distanza tra tessuto urbano e rurale, così come per promuovere un rapporto più stretto e diretto tra cittadini consumatori e produttori, le aziende biologiche del territorio nazionale per tutta la durata della campagna apriranno le porte a cittadini, consumatori, studenti e scuole. Un modo poco teorico e molto pratico per fare conoscere la loro capacità di produrre cibi di alta qualità, salvaguardando l’ambiente e i beni comuni e fornendo alla collettività importanti servizi collegati all’ecosistema.

L’impegno del Biodistretto pone l’accento  sulla salubrità e i valori nutrizionali del biologico, spiegando in modo chiaro e semplice i motivi per i quali il bio è un’alternativa più salutare e gustosa di mangiare.

Non solo, durante la campagna vengono trattati anche i vantaggi di sostenibilità ambientale dell’agricoltura biologica rispetto all’agricoltura tradizionale, tra i quali il rispetto del benessere animale, l’azzeramento dell’uso di additivi chimici, la propensione verso un modello produttivo ispirato a un ridotto tenore di carbonio.  Gli obiettivi dichiarati della campagna sono: favorire i consumi dei prodotti biologici locali, promuovere un modello di sviluppo e stili di consumo eco-sostenibili, stimolare una riflessione sulla qualità dell’alimentazione, promuovere la conoscenza del paesaggio e del territorio.

Funzione strategica del Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre: le finalità descritte sul sito del Bio distretto.

I comuni dell’area che interessa il Bio-Distretto costituiscono un territorio rurale in cui l’agricoltura biologica rappresenta una scelta strategica condotta già da molti produttori locali in modo consapevole. L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di allevamento che permette di sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.

Nell’area del Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre si contano, ad oggi, diverse centinaia di produttori agricoli impegnati nelle filiere ortofrutticole, vinicole, zootecniche e di trasformazione di altri prodotti di eccellenza. La loro offerta si rivolge al mercato interno, tuttavia per alcune produzioni, come olio d’oliva e vino, i mercati più accessibili sono quelli esteri.

Il patrimonio dei Comuni dell’area si caratterizza anche per l’esistenza di beni ambientali e paesaggistici. Nella sola area di Corchiano, ad esempio, sussistono il Monumento Naturale delle Forre, che si estende su 44 ettari e il Monumento Naturale Pian Sant’Angelo, che si sviluppa su 262 ettari.

A Calcata invece, per citare solo un secondo esempio, è di straordinaria importanza e unicità il Parco Regionale della Valle del Trejia. L’area della Via Amerina e delle Forre si connota poi fortemente per le scelte responsabili di gestione delle risorse idriche e nelle gestione integrata dei rifiuti.

Il progetto Bio-Distretto si inserisce perfettamente nell’esperienza del “Comprensorio della VIA AMERINA e delle FORRE” nella quale erano già protagonisti diversi comuni della zona: Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vasanello, Calcata, Vignanello, Vallerano e Canepina.