“Collaborazione istituzionale”. Un nuovo modello di sviluppo del dopo- coronavirus

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Ci sentiamo di definire opportuna e utile la proposta avanzata nei giorni scorsi dal presidente della provincia di Viterbo, Nocchi di  “collaborazione istituzionale” con l’adesione dell’on. Rotelli di Fratelli d’Italia. Ciò per Individuare i provvedimenti  più efficaci per un “nuovo modello di sviluppo” per la  Tuscia del dopo-coronavirus.

In questo periodo di emergenza sanitaria che sta letteralmente cambiando la vita di cittadine, famiglie, società e amministrazione centrale, regionale e locale, vorrei sottolineare positivamente l’iniziativa del presidente della provincia di Viterbo, Pietro Nocchi, che ha rivolto l’invito alle forze politiche di  ad una “collaborazione istituzionale “.

La proposta del presidente Nocchi e’ stata apprezzata da  Fratelli dItalia di Viterbo che, con l’on. Mauro Rotelli, ha manifestato piena disponibilita’, poiché in momenti straordinari come questi servono decisioni ed operatività eccezionali.   Così l’on. Rotelli: “Ho ricevuto la chiamata del Presidente della Provincia di Viterbo, Pietro Nocchi come oggetto linvito rivolto a FDI ad una collaborazione istituzionale. “

Ci auguriamo che tutto si traduca nella capacità dell’amministrazione di far fronte al massimo alle tantissime esigenze, per questo ci siamo messi a disposizione con i nostri eletti a tutti i livelli.

L’on. Mauro  Rotelli auspica: “Si lavori per il bene della Tuscia e dei suoi abitanti, nella speranza che questa strada venga intrapresa anche da altri. Prima la Nazione della fazione, come sempre.”

Valutando come opportuna la proposta del presidente Nocchi e la disponibilità mostrata dall’on. Rotelli, invitiamo i lettori a condurre un’analisi “ di prospettiva” del cambiamento e dell’impegno futuro, una volta usciti dall’emergenza coronavirus, per concretizzare un nuovo modello di sviluppo per la Tuscia, i cittadini, le famiglie, le imprese industriali, artigianali e agricole, il mondo del turismo e dei servizi sociali .

In un’ottica concretamente orientata alle cose  da fare, alle esigenze che le nostre popolazioni vorrebbero essere realizzare per migliorare la qualità della vita quotidiana in primis e la ricettività turistico-culturale, vorrei stilare una classifica breve su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare per l’affermazione di un vero modello di sviluppo della Tuscia viterbese.

Una rinnovata qualità della vita nei Centri storici, con le  loro tipicità ambientali, culturali, ed eno-gastronomiche, un patrimonio da tutelare e valorizzare.

Il collegamento inscindibile tra Agricoltura, Ambiente, Paesaggio ed insediamenti urbani, intesa nel senso di una coerenza con il “genius loci” – con il quale si indica l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, un territorio, una città – dovrà essere concretamente declinato come tutela delle peculiarità della Tuscia, nella sua  varietà di unicità ambientali. I nostri Centri storici sono caratteristici poiché sorti nei secoli dal mare ai laghi, dalle colline alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi suggestivi, di valore religioso e storico-ambientale che attraversano praticamente tutti i periodi storici, con testimonianze architettonico-monumentali e artistiche che spaziano dagli Etruschi e Romani, al Medioevo, sino al Rinascimento e all’archeologia agricolo-industriale (penso alle Stazioni dismesse delle linee ferroviarie o le Case cantoniere sorte sulle vie stradali) di interessanti siti della produzione, delle reti viarie, dei trasporti e delle dimore storiche, realizzati dal XVII al XX secolo.

Chi vuole il vero sviluppo della Tuscia deve essere cosciente che tutto questo patrimonio è a disposizione di privati, volontariato e  istituzioni  per coniugare la tradizione di mestieri con il lavoro agricolo, artigianale e piccolo-industriale, con le eccellenze delle tipicità enogastronomiche e  la presenza agrituristica e termale, l’innovazione e la ricerca dell’Università della Tuscia, i Turismi di qualità, esclusività  e di innovazione.

Le priorità infrastrutturali ed intermodali per una maggiore connessione economica con il resto d’Italia.

E’ determinante rivedere il quadro della mobilità e dei trasporti in questo tratto di Italia centrale. Da qui l’idea di realizzare un collegamento ferroviario ad alta velocità in grado di collegare per la prima volta grandi realtà del trasporto passeggeri e merci come Civitavecchia e Orvieto con Viterbo, attraverso il nodo intermodale di Orte, strategicamente rilevante per l’intero Paese (i lavori per il,completamento della superstrada ne sono un esempio chiaro che andrebbe esteso per completare il quadro alle Vie Consolari ed alle ferrovie così dette  minori, oltre che il prossimo collegamento ferroviario dell’Interporto Centro Italia).

Senza un sistema infrastrutturale significativo questa provincia, ci è stato ripetuto sino all’inverosimile, è destinata a un declino irreversibile, perdendo la possibilità di sfruttare le grandi risorse di cui dispone, come le bellezze storico-ambientali, la vocazione agricola, gli impianti termali.

Il termalismo, l’artigianato artistico, il turismo congressuale, formativo-professionale, l’artigianato artistico, la piccola e media impresa  in collegamento con la Ricerca Universitaria e la sua rete diffusa nel territorio, i percorsi ciclo-pedonabili e a cavallo come volani di crescita per la Tuscia.

Per valorizzare il termalismo della città di Viterbo, ma anche di altri siti legati alle acque salubri di cui è ricchissimo il nostro territorio, l’artigianato artistico legato alle secolari tradizioni di laboriosità delle comunità dell’area falisca di Civita Castellana, della Valle del Tevere, della costa e maremma Laziale, del comprensorio montano dei Cimini, dell’Alto Lazio legato alla Via Francigena e al percorso degli Etruschi, oltre alla città di Viterbo e dei suoi incantevoli dintorni con siti archeologici e dimore storiche, il turismo congressuale, il turismo religioso, le città  ed i Poli del Teatro, dei Musei e della Musica degli Strumenti Antichi con stagioni concertistiche già di successo, la diffusione di Caffeina oltre Viterbo,  i supporti delle Leggi regionali – Spettacoli dal vivo Reti commerciali di Strada – con la fattiva collaborazione di Enti regionali e comunali, le Città sedi delle Rievocazioni Storiche Medievali e Rinascimentali, lo sviluppo del trekking, dello Spartan-rice e dei percorsi naturalistici percorribili a piedi, a cavallo, o attraverso piste ciclo-pedonabili sul Tevere), formativo-professionale in collegamento con la Città Universitaria della Tuscia e la sua rete diffusa ed a servizio dello sviluppo del territorio, dall’agricoltura al marketing territoriale, all’agricoltura alle costruzioni eco-compatibili.

Occorre offrire parallelamente una infrastruttura immateriale adeguata, una rete tecnologica estesa e capillare di telecomunicazioni avanzate a banda larga che renda il territorio attrattivo e globalmente connesso.  Sul fronte del patrimonio artistico–culturale vanno agevolate con il concorso della Regione Lazio e dei Programmi Europei di Sviluppo Sostenibile  le azioni più concrete di rigenerazione e rinnovamento, per ridare energia e vitalità ai centri storici, con l’attuazione di un processo di propagazione e dilatazione anche del polo universitario della Tuscia.

Queste sono solo alcune delle priorità per un nuovo modello di sviluppo della Tuscia, che speriamo esca al più presto dall’emergenza coronavirus, come tutta l’Italia, impegnata quanto prima in un lavoro di Ricostruzione socio economica valida e durevole, che veda soprattutto i giovani come  protagonisti di un rinnovato sviluppo.