NewTuscia – La storia di molti calciatori inizia la dove nessuno cercherebbe mai un talento: la favela, un contesto di guerra o, più semplicemente, un Paese povero. E’ proprio qua che, invece, i fuoriclasse del calcio moderno hanno trovato il proprio pane quotidiano. Un’infanzia difficile ha reso questi campioni degli “eroi” non solo dello sport, ma anche della vita. E’ proprio quando non si ha nulla in mano che si inizia a capire ed a comprendere meglio l’importanza delle cose, anche di quelle più semplici o scontate per tutti coloro che sono abituati ad averle sempre tra le mani. Non solo tra gli appassionati.

La storia di Luka Modric è quella di un ragazzino che, dalla guerra dei Balcani, è riuscito ad estrapolare qualcosa di diverso dall’orrore e dalla disperazione. Luka Modric è diventato un esempio per tutti. Dalle bombe della Jugoslavia è riuscito a conquistare il Pallone d’Oro, un obiettivo assolutamente onorevole e di grande prestigio per una persona avvezza alla sofferenza.

 

Da Zara a Mostar

La storia di Luka Modric inizia nel 1985  a Zara, una cittadina molto famosa anche in Italia. La città, infatti, era una delle più importanti colonie della Serenissima repubblica di Venezia tant’è vero che, ancora oggi, non solo si parla italiano in queste zone, ma, addirittura, il dialetto locale ha assunto alcune caratteristiche del dialetto veneto veneziano del tardo periodo settecentesco. Sta di fatto che, in questa zona, nel 1990, le bombe degli eserciti jugoslavi e della NATO rasero al suolo praticamente tutto lasciando solo disperazione e paura.

Una disperazione, quella del giovane Luka Modric, assopita solo da una cosa: dal calcio. Ed è da quel momento che, quel ragazzino dai dentoni sporgenti e dal caschetto biondo diverrà un idolo indiscusso della sua generazione. La disperazione arriva nel 1991. I soldati bosniaci entrano in casa Modric e puntano subito al capofamiglia: il nonno omonimo di Luka Modric. Lo spettacolo è cruento, di fronte alla famiglia riunita, il vecchio nonno viene freddato da un colpo di pistola di un soldato bosniaco.

I Modric scappano e trovano rifugio in campo nomadi a Mostar. Qui il giovane Luka inizia a giocare presso la locale squadra di calcio ma la guerra marcisce ogni cosa e rende tutto più difficile. Modric si allena con i suoi amici non in campo ma lungo la strada, diventa un maestro del pallone, lo controlla e lo tiene incollato ai piedi. Ben presto se ne accorgono gli osservatori del Dinamo Zagabria. Il resto è storia.

 

Dal tetto di Croazia al tetto del mondo

La storia del forte centrocampista croato è dirompente. Con la squadra della capitale, Modric mette a segno 26 goal su 96 partite. Lui che non è una macchina da goal ma da assist, da aperture. E’ lui che apre l’azione e, molto spesso, anche la conclude. Anche se non è suo compito. Questo suo modus operandi, quanto mai mirato ed assolutamente efficace come una fucilata, basta ed avanza ad un altro osservatore, di un’altra squadra, di un altro Paese. Nel 2008, Luka Modric firma per il Tottenham.

Dopo la parabola con gli Spurs, Modric è pronto ad un altro salto di qualità. Nonostante la scarsa presenza di goal nel suo palmares inglese, la tecnica di Modric piace e convince l’allenatore José Mourinho. Dal 2012, Luka Modric è un giocatore dei blancos e la sua abilità non cambia, anzi, migliora partita dopo partita. Nel 2018 i suoi sforzi sono pagati: è il primo giocatore croato nella Storia a vincere il Pallone d’Oro.